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giovedì 17 gennaio 2013

Ai cambiamenti del clima ci si può mettere al riparo

Nature Climate Change ha pubblicato uno studio condotto dall’università di Reading secondo il quale se si adottassero misure contro i cambiamenti climatici milioni di persone nei prossimi decenni potrebbero sfuggire a siccità e inondazioni. Gli esperti dicono che nel 2050 il mondo poterebbe essere domaninato da due scenari molto diversi.
-  Se nel 2016 la crescita delle emissioni fosse interrotta e la loro quantità ridotta ogni anno del 5%, tra 39 e 68 milioni di persone si risparmierebbero la siccità, e tra 100 e 161 milioni avrebbero un rischio molto ridotto di inondazioni.
- Se invece il picco della CO2 dovesse verificarsi nel 2030, e poi queste diminuissero sempre del 5%, si salverebbero tra 17 e 48 milioni di persone dalla siccità e tra 52 e 120 dalle inondazioni
Dati questi dati, come spiega Nigel Arnell, uno degli autori dello studio “Praticamente nel secondo scenario si avrebbero benefici inferiori del 50-75% e questo nonostante poi nel 2100 si raggiungerebbero più o meno gli stessi risultati in termini di aumento della temperatura”.

venerdì 13 luglio 2012

Il variare del clima

Sin dalla formazione della Terra, circa 5 miliardi di anni fa, il clima del pianeta è dinamico e ancora adesso non è stabile.
Alcune conseguenze di questa variabilità sono le fluttuazioni periodiche nella temperatura e nelle modalità di precipitazione. Oltretutto, l’aumento della concentrazione dei gas serra sta causando un aumento della temperatura globale. Come si può immaginare le zone maggiormente colpite da questo fenomeno sono le aree urbane, sia a causa dei cambiamenti che si sono verificati nelle coperture dei terreni sia per il consumo di energia che avviene nelle aree densamente sviluppate. Le cause dell’aumento generale delle temperature non sono date solo da fenomeni naturali: questi cambiamenti sono causati soprattutto dalle attività umane.
L’innalzamento della temperatura ha però anche importanti effetti a livello meteorologico. Aumentandola temperatura aumenta, di conseguenza, anche l’evaporazione perciò l’inasprimento dell’effetto serra porterà ad una crescita delle precipitazioni e ad una maggiore frequenza delle tempeste di forte intensità. Inoltre, in varie regioni delle zone tropicali ci saranno siccità più frequenti date dal maggior calore che porta a una riduzione dell’umidità. Bisogna però anche soffermarsi sulle condizioni climatiche europee future. Si pensa che lo scioglimento dei ghiacci artici, provocato dal riscaldamento globale, provocherà un potenziamento delle correnti oceaniche provenienti dall’Artico. Queste causeranno la deviazione della Corrente del Golfo del Messico che si protrae fino alle coste dell’Europa Occidentale contribuendo a mitigare le temperature del nostro continente. La mancanza di questo riscaldamento potrebbe portare l’Europa nel nord verso un raffreddamento.
In ogni caso si è scoperto che, mentre la maggior parte della terra si sta riscaldando, le regioni che sono sottoposte alla ricaduta delle emissioni di biossido di zolfo si stanno in genere raffreddando. Le nuvole di solfati atmosferici prodotti dalle emissioni industriali raffreddano l’atmosfera  perché riflettono la luce solare verso lo spazio ed attenuano l’effetto dell’incremento della concentrazione dei gas serra; comunque i solfati hanno una permanenza atmosferica molto bassa e la loro presenza varia nelle diverse zone della Terra.

giovedì 7 giugno 2012

Eni senza cravatta: meno protocollo e più ecologia

Paolo Scaroni senza cravatta
Paolo Scaroni senza cravatta
Paolo Scaroni ha promosso in eni una buona pratica che è stata poi seguita da altre aziende.
Si tratta del'operazione "eni si toglie la cravatta", avviata nel 2007, che consiste nel mantenere le temperature all'interno degli edifici più alte di 1°C e di contribuire ad un uso più razionale dei condizionatori d'aria. Pur mantenendo uno stile appropriato al luogo di lavoro, si potrà optare per un abbigliamento più fresco e leggero, evitando di indossare la cravatta, se non per circostanze formali.
E funziona? Pare priorio di sì: in base ai dati energetici raccolti a chiusura dell'iniziativa, si calcola che l'ottimizzazione della climatizzazione abbia condotto ad un risparmio di energia elettrica complessivo di 430.000 kWh (rispetto ai 418.000 kWh nel 2010). L'impatto positivo sull'ambiente in termini di riduzione delle emissioni di CO2 è stato pari a 241 tonnellate. Il risparmio energetico corrisponde ad una diminuzione dei consumi di energia elettrica di climatizzazione di circa il 9,5%.

martedì 11 ottobre 2011

Ue contro i cambiamenti climatici

Il 10 ottobre 2011, in occasione del consiglio dei ministri europeo, i ministri dell'Ambiente hanno trovato un accordo sulla posizione dell'UE in vista dei cruciali colloqui sul clima a livello internazionale in programma a Durban, Sudafrica, alla fine di novembre. L'Unione europea chiede un unico strumento giuridicamente vincolante in grado di porre un limite al riscaldamento globale. È tuttavia disposta a considerare una proroga dell'attuale protocollo di Kyoto, che giunge a scadenza nel 2012, per un periodo transitorio limitato.

Il protocollo di Kyoto del 1997 stabilisce obiettivi in materia di emissioni di CO2 soltanto per i paesi industrializzati, mentre l'UE intende giungere ad un risultato che impegni tutte le grandi economie e ritiene necessaria una riduzione delle emissioni di gas serra a livello mondiale per prevenire le conseguenze più gravi dei cambiamenti climatici.

Da tempo l'UE è in prima linea negli sforzi internazionali in materia di cambiamenti climatici. Ad esempio, al momento l'UE sta attuando il suo impegno unilaterale a ridurre le proprie emissioni entro il 2020 di almeno il 20% rispetto ai livelli del 1990. Ha inoltre offerto di passare ad una riduzione del 30% entro 2020 nel quadro di un accordo globale sul clima a condizione che altri paesi si impegnino a fare la loro parte.

sabato 8 ottobre 2011

Per gli europei, i cambiamenti climatici preoccupano più della crisi economica

Secondo quanto leggo su Ecoblog, i cittadini europei pecepirebbero i pericoli del cambiamento climatico come più seri di quelli della crisi finanziaria. L’unico problema percepito come più rilevante e più urgente da risolvere è quello della povertà, almeno stando alle rilevazioni contenute nell’ultimo report dell’Eurobarometer della Commissione Europea.

Ecco cosa scrive Ecoblog:
"Gli europei che valutano il climate change un problema molto serio sono saliti dal 64% del 2009 al 68% di oggi ed in una scala da 0 a 10 lo collocano mediamente su un punteggio di 7.4 contro il 7.1 di 2 anni fa. Il messaggio che ci siano benefici anche economici nelle misure prese per ridurre le emissioni climalteranti è passato: 8 persone su 10 pensano che affrontando il problema si possono creare posti di lavoro e dare impulso alle asfittiche economie del Vecchio Continente. Gran parte del campione si dice apertamente favorevole ad un tipo di tassazione che incoraggio l’efficienza energetica sfavorendo i soggetti meno virtuosi".

Questi dati sono ritenuti incoraggianti da Connie Hedegaard, commissario europeo per l’azione per il clima, che ha dichiarato:

"Il sondaggio mostra che i cittadini sono consapevole che le sfide economiche non sono le uniche da affrontare. Una netta maggioranza degli europei si aspetta dai politici e dagli industriali una risposta alla sfida dei cambiamenti climatici. Il fatto che più di un tre quarti degli intervistati veda nel miglioramento dell’efficienza energetica un mezzo per creare posti di lavoro è un segnale forte per i decision makers europei. Tutto ciò è decisamente incoraggiante per noi."

giovedì 6 ottobre 2011

Duemila alberi nel cuore di Milano

Duemila alberi nel cuore di Milano: è in arrivo il nuovo parco di CityLife. La prima parte dell'intervento di verde pubblico è stata presentata ieri. Il parco sarà completato entro l'Expo 2015 e sarà il terzo parco di Milano per dimensioni.

Scrive il Corriere:
"Due nuovi spazi verdi nei tratti che collegano piazza Giulio Cesare alla fermata della metropolitana di Amendola e lungo viale Belisario, Cassiodoro e Berengario. Con piante «autoctone», panchine, colonnine per le auto elettriche e un percorso pedonale. Sono i parterre inaugurati ieri dall' assessore alla Mobilità, Ambiente, Arredo urbano e Verde Pierfrancesco Maran e dall' architetto Roberto Russo, responsabile dei rapporti con la pubblica amministrazione di CityLife.
La riqualificazione, costata circa un milione di euro rientra infatti nel progetto CityLife che, oltre le torri di Isozaki, Hadid e Libeskind, vedrà ultimati nel 2012 i primi 40 mila metri quadri del Parco e i restanti 130 mila nel 2015. Il progetto porta la firma dello studio londinese Gustafson Porter. E se la manutenzione dei parterre sarà per i primi cinque anni a carico di CityLife, Maran ha spiegato come l' intero Parco «diventerà il terzo polmone verde della città, raggiungibile anche con la linea 5 della metro in fase di costruzione dalla stazione Garibaldi a San Siro». Poi attenzione alle aree gioco con spazi per i bambini. Obiettivo è la creazione di un quartiere a emissioni zero. O, quanto meno, che tenda allo zero. Per gli uffici e le abitazioni niente caldaie. Solo teleriscaldamento, pompe di calore alimentate ad acqua di falda e pannelli fotovoltaici. Mentre il Parco e i parterre permetteranno, grazie agli alberi già piantumati e da piantare un risparmio di 40 mila chili all' anno di emissioni di anidride carbonica. Con l' idea, in futuro, di congiungere la pista ciclabile che passa da piazza Giovanni Amendola a quella che costeggia il Parco Sempione."

Per saperne di più sul progetto del nuovo parco, leggi qui >>

sabato 1 ottobre 2011

Come allungare la vita del forno e ridurre i consumi di gas

Una corretta combustione consente di raggiungere importanti obiettivi per l'ambiente:
  • ridurre i consumi di gas;
  • allungare la vita del forno;
  • tenere sotto controllo le emissioni inquinanti;
Per questo l’analisi della combustione è molto importante ed esistono appositi analizzatori di combustione per effettuarla correttamente. La misura dei valori di Ossigeno, CO e NOx permette di ottimizzare i parametri di combustione dei bruciatori.

Guarda la demo interattiva e scopri di più a questo link.

martedì 15 marzo 2011

A Milano arriva un quartiere a emissioni zero

CityLife, il nuovo quartiere che sorgerà al posto della ex Fiera Campionaria, sarà un quartiere ad emissioni zero:

  • zero caldaie a gas,
  • zero fonti di combustione,
  • zero CO2,
  • zero inquinanti nell’aria.

Risorsa primaria di energia sarà l’acqua: da un lato il teleriscaldamento fornito da A2A per il riscaldamento e il raffrescamento nelle torri e per l’acqua calda sanitaria nelle residenze, dall’altro l’utilizzo di pompe di calore alimentate dall’acqua di falda per le stesse esigenze nelle abitazioni. E l’acqua di risulta del sistema di riscaldamento e condizionamento, riciclata, servirà per l’irrigazione del parco, delle aree verdi condominiali e per gli scarichi dei servizi igienici.

Tutti gli edifici di CityLife avranno alte prestazioni energetiche: i pannelli fotovoltaici ridurranno sensibilmente il consumo energetico necessario per il funzionamento degli impianti. Le Residenze sono certificate in Classe A, per le scelte di alimentazione e gli accorgimenti costruttivi, come l’isolamento termico garantito dai materiali di facciata.

Scopri di più sul quartiere a emissioni zero >>.

venerdì 4 febbraio 2011

Case di lusso e a emissioni zero a Milano CityLife

Le case di lusso di Milano in costruzione presso il nuovo quartiere CityLife sono dotate di teleriscaldamento: si tratta del primo esempio a Milano in cui l’intero sistema di raffreddamento e riscaldamento viene realizzato a emissioni zero, senza alcun tipo di combustione.



E' A2A Calore & Servizi, la società del gruppo A2A che si occupa di teleriscaldamento, a fornire l’alimentazione energetica.

Giuliano Zuccoli, Presidente del Consiglio di Gestione di A2A ha dichiarato: “Questa importante iniziativa si inquadra nell’ambito del progetto di sviluppo pluriennale del teleriscaldamento che A2A, con il forte sostegno e appoggio dell’amministrazione comunale, ha in corso di realizzazione sul territorio del Comune di Milano. Con questa realizzazione si coniuga al meglio l’esigenza di soddisfare, da un lato i fabbisogni energetici dei nuovi edifici che sorgeranno sull’area ex-Fiera e dall’altro di ottenere il minor impatto ambientale possibile sul territorio.”

L’acqua calda è fornita da A2A tramite un collegamento con la rete di teleriscaldamento proveniente dal termovalorizzatore Amsa di Figino - Silla 2, dove si attua il recupero energetico di calore pulito a partire dal calore residuo recuperato dall’impianto.

Questa realizzazione tecnologica consente di ridurre al minimo l’impatto ambientale sul territorio, riducendo a zero le emissioni inquinanti locali (polveri, ossidi di azoto, CO2 etc), di evitare l’installazione di caldaie convenzionali a gas, eliminando completamente tutti i camini e di garantire una maggior sicurezza di esercizio degli impianti.

“Con questa soluzione - continua Zuccoli - si soddisfa l’esigenza di CityLife di realizzare edifici con elevate prestazioni ambientali con il miglior rendimento energetico possibile al fine della certificazione energetica dei nuovi immobili.”
Che dire? Una soluzione che sicuramente condivido.

Per saperne di più sul quartiere a emissioni zero, leggi qui >>

lunedì 3 gennaio 2011

Nuovo polmone verde per Milano

Milano avrà un nuovo parco pubblico, nel quartiere di CityLife, che sarà il terzo parco di Milano per dimensioni dopo Parco Sempione e i Giardini Pubblici di Palestro.

Si è aggiudicato il concorso internazionale di progettazione il progetto presentato dagli studi Gustafson Porter (Regno Unito) in gruppo con !Melk, One Works, dal titolo Un parco fra le montagne e la pianura.

Al secondo posto si è classificato lo studio Proap (Portogallo) con il progetto Il meglio dei due mondi, e al terzo Atelier Girot (Svizzera), con il progetto Radura.
Gli altri gruppi di progettazione che hanno partecipato sono: Agence TER (Francia); Erika Skabar (Italia); Latitude nord (Francia); Latz + Partner (Germania) e Rainer Schmidt Landschaftsarchitekten (Germania). I soggetti invitati a partecipare al concorso erano stati individuati a luglio 2010, attraverso una selezione condotta congiuntamente dal Comune di Milano e da CityLife tra oltre 70 candidati, espressione delle eccellenze nel campo della progettazione di parchi a livello internazionale. Gli otto progetti sono stati esposti all’Urban Center dal 28 ottobre al 5 dicembre e la mostra ha registrato oltre 20.000 visitatori.
Duemila nuovi alberi assorbiranno oltre 40mila chili all'anno di Co2 e inoltre il quartiere Citylife sarà a impatto zero grazie al teleriscaldamento, all'utilizzo di acqua di falda, di pannelli fotovoltaici e al ricircolo dell'acqua per l'irrigazione.

sabato 18 dicembre 2010

Prodotti alimentari di stagione: più ecologici... e non solo!

Mangiare frutta e verdura di stagione conviene sicuramente, per molti motivi.

Motivi ecologici

Seguire la stagionalità dei cibi permette di usare meno pesticidi, consumare meno energia e produrre meno emissioni inquinanti per il riscaldamento delle serre, per la loro conservazione nel caso si tratti di prodotti colti e messi poi a maturare in grandi celle frigorifere e per il loro trasporto nel momento in cui provengono da altri Paesi.

Motivi economici

Comprando frutta e verdura di stagione si risparmia anche sul portafogli.

Motivi nutrizionali

I prodotti di stagione sono più freschi e dunque più nutrienti.


Ma un ottimo motivo è anche che, molto semplicemente, i prodotti di stagione sono più buoni! ;-)


(da Luigi Vianello: Quattro ottimi motivi per mangiare prodotti di stagione)

lunedì 4 ottobre 2010

Verità scomode: i 10 miti verdi da sfatare

Un paio di anni fa Wired aveva fatto parecchio scalpore con un articolo su alcuni miti "verdi" da sfatare. Secondo la rivista americana, infatti, ci sarebbero una serie di convinzioni portate avanti come bandiere delle proteste degli ambientalisti da diversi anni, che in realtà non sarebbero altro che leggende.
Il punto centrale dell'articolo era che è inutile battersi per piccole singole campagne, come fa la maggior aprte degli ambientalisti, quando il cambiamento climatico sta spingendo il pianeta verso il caos.

1) La vita in campagna non è più ecologica di quella cittadina.
I motivi sono molteplici: dalla benzina (e i gas di scarico) sprigionati per raggiungere i centri abitati, alle emissioni del terreno durante la lavorazione, o degli animali durante l’allevamento, fino anche alla concentrazione dei consumi raggruppati in comunità, che potrebbero diventare più dannosi se utilizzati singolarmente nelle case isolate.

2) L’aria condizionata può essere ecologica,
infatti è preferibile usarla d’inverno, nonostante lo spreco di energia elettrica, e le conseguenti emissioni, perchè l’alternativa sarebbero i termosifoni, che inquinano molto più dei condizionatori stessi.

3) Gli Ogm sono più ecologici dei prodotti agricoli bio,
infatti gli organismi geneticamente modificati, su cui anche la Fao punta, potrebbero risolvere il problema della fame nei paesi poveri, fornendo artificialmente cibo, in quantità anche maggiori e a costo inferiore rispetto alle colture organiche.

4) Le foreste vergini contribuiscono al riscaldamento del pianeta,
meglio quindi costruire aziende agricole al loro interno.

5) La Cina sarà la soluzione ai problemi ecologici,
infatti i cinesi, insieme agli indiani, stanno producendo uno sforzo per sviluppare le energie rinnovabili su scala industriale, molto di più di quello che avviene ad esempio in America e in Europa.

6) Accettiamo l' ingegneria genetica,
perché i nuovi Ogm superefficienti potrebbero diminuire le emissioni di gas serra.

7) Il commercio del "credito del carbonio" non è un bene,
perché l’accordo tra paesi industrializzati e paesi poveri per acquistare quote di “inquinabilità” porta a una concentrazione dell'’inquinamento in determinate zone, situazioen assai più dannosa di una produzione più estesa ma meno fitta.

8) E' meglio acquistare un’auto usata che una nuova ibrida,
infatti la diminuzione di produzione automobilistica inquinerà molto meno di un'auto a Euro zero.

9) Il nucleare è ecologico,
dato che formisce energia elettrica senza emissioni di Co2.

10) E' inutile ostinarsi a combattere i cambiamenti climatici,
bisogna abituarci ad essi, ed agire di conseguenza, preparandosi magari al peggio. Secondo Wired, infatti, saremmo ormai in ritardo per rimediare, e l’unica cosa da fare è utilizzare le conoscenze tecniche e scientifiche per cercare di limitare i danni .

E' interessante rivedere adesso queste 10 "eresie verdi", perché in soli 2 anni alcune sono state rivalutate. Che ne pensate?

martedì 7 settembre 2010

Le 10 forme di inquinamento peggiori

Il sito Greenme.it ha stilato uan classifica delle 10 peggiori forme di inquinamento al Mond.

"Viviamo nell’era dello Squilibrio Naturale - scrive Serena Bianchi - siamo in troppi, consumiamo risorse in quantità sempre crescente e i rifiuti invadono il Pianeta. L’energia impiegata per alimentare l’attuale sistema produttivo mondiale, ha sempre un sottoprodotto di scarto. E’ il principio del “nulla si crea e nulla si distrugge ma, tutto si trasforma”. In cosa? Ecco una lista delle 10 peggiori forme di inquinamento nel Mondo e i loro effetti sull’uomo".

Ed ecco la classifica:
1) Riversamenti di petrolio
2) radioattività
3)Inquinamento urbano
4) Avvelenamento da mercurio
5) Gas serra
6) Inquinamento farmacologico
7) Plastica
8) Acque reflue contaminate
9) Avvelenamento da piombo
10) Inquinamento agricolo

Per leggere l'articolo: http://www.greenme.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2903&Itemid=355

venerdì 16 luglio 2010

Expo di Shanghai 2010: Testo e la Città Verde di Friburgo per l’efficienza energetica

In collaborazione con la “Città Verde” di Friburgo in Brisgovia, Testo partecipa all’Esposizione mondiale 2010 di Shanghai, iniziata il 1° maggio e che si concluderà il 31 ottobre. Gli esperti in tecnologie di misura della Foresta Nera presentano strumenti di misura moderni ed eco-compatibili per l’efficienza energetica, principalmente nel campo della termografia e delle emissioni.

Grazie alle ambiziose politiche ambientali e all’impegno politico e civile per le fonti energetiche rinnovabili, Friburgo si è guadagnata il soprannome di “Città Verde”, ricca di soluzioni organizzative, ecologiche e tecnologiche.

Durante i preparativi per i Giochi Olimpici di Pechino nel 2008, il governo della Repubblica Popolare Cinese, sostenuto dall’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente (EPA), ha scelto Testo come fornitore di strumenti di misura ad alta precisione con lo scopo di ridurre le emissioni di gas combusti e migliorare così la qualità dell’aria nella città di Pechino. L’Ufficio comunale per la protezione ambientale di Pechino oggi utilizza l’analizzatore di combustione portatile testo 350 per controllare regolarmente tutte le società, come ad esempio le centrali a combustibili fossili, le cui attività hanno effetti sull’equilibrio energetico. Grazie all’elevata precisione e alla lunga durata delle celle elettrochimiche, l’analizzatore di combustione testo 350 è la soluzione ideale per questo tipo di misure.

All’interno della Urban Best Practices Area (UBPA) dell’Expo 2010 di Shanghai, Testo AG presenta le termocamere e gli strumenti per la misura delle emissioni per applicazioni inerenti la valutazione dell’efficienza termica degli edifici, in qualità di partner della “Città Verde" di Friburgo.
(da http://www.testonews.it/news/testo-citta-verde-friburgo-insieme-expo-shanghai-2010.htm)

giovedì 24 giugno 2010

Ban Ki Moon: servono green economy e sviluppo sostenibile

Ban Ki Moon, Segretario Generale dell’Onu, scrive ai leader del Mondo per esortarli a concentrarsi sulla ‘crescita verde’, come metodologia sicuramente efficace per combattere la recessione e lottare contro il cambiamento climatico. Quando mancano solo due giorni all’inizio del G20 del Canada (26 e 27 giugno), Ban chiede che al centro delle consultazioni ci siano le questioni ambientali e le problematiche ad esso collegate.
“Sulla base della nostra esperienza collettiva il modo più adatto per migliorare il quadro e per una crescita economica forte, equilibrata e sostenibile è mettere lo sviluppo sostenibile davanti a tutto e al centro di tutto, investendo nella green economy”, ha scritto il Segretario.
In particolare, egli ha invitato i leader delle nazioni industrializzate ad onorare gli impegni assunti al vertice di Copenaghen: offrire 30 miliardi di dollari in finanziamenti, elargiti nell’arco dei prossimi tre anni a sostegno delle nazioni più povere ad affrontare i cambiamenti climatici.
Ma nella lettera di tre pagine Ban Ki Moon fa anche riferimento alla possibilità di limitare i sussidi destinati ai combustibili fossili ed intraprendere ulteriori programmi per la riduzione delle emissioni dannose che, come conseguenza, porteranno anche alla creazione di flussi economici oltre che numerosi posti di lavoro.
Ma il segretario Onu non è il solo a voler incoraggiare il G20. Come lui anche il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, e il Presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, hanno inviato una lettera congiunta agli altri leader per presentare le loro riflessioni sui temi chiave all'ordine del giorno del vertice del G20 di Toronto. Nella missiva hanno voluto anch’essi sottolineare la necessità di garantire una crescita del Pianeta che sia forte ma allo stesso tempo sostenibile. In merito alle problematiche legate al cambiamento climatico i due leader UE sottolineano “Dobbiamo continuare a promuovere una forte azione sul climate change, mettendo l'accento sulla crescita verde, lavorando insieme per raggiungere un accordo globale e completo giuridicamente vincolante, spingendo affinchè i finanziamento vengano attribuiti velocemente e a livello nazionale per raggiungere l'obiettivo 2 gradi Celsius“.
(Rinnovabili.it)

giovedì 17 giugno 2010

Legambiente lancia l'etichetta per l'impronta di Co2

Si chiama Etichetta "PER IL CLIMA" il progetto di Legambiente, primo in Italia ad esprimere l'impronta di CO2 di un prodotto: è uno strumento che serve all'azienda a conoscere da un angolo visuale nuovo il proprio prodotto e che informa il consumatore sulle emissioni di gas climalteranti emesse durante una o più fasi del ciclo di vita del prodotto.

Epson è la prima tra le aziende IT a indicare il suo impegno verso il consumatore, comunicando la quantità di CO2 generata da alcune stampanti durante il loro utilizzo, per il consumo elettrico.
"Complimenti ad Epson che ha aderito a Etichetta "PER IL CLIMA", una vera iniziativa italiana di green economy, sull'esempio di altri paesi europei, dove ormai le istituzioni e le imprese sono impegnate in prima fila a favore dell'ambiente - dice Andrea Poggio, vicedirettore nazionale di Legambiente -. Oggi Epson è la prima azienda del settore che consente ai consumatori di scegliere non solo in base al prezzo e alle funzionalità, ma anche in base all'impatto sui consumi energetici e le alterazioni climatiche. Un esempio che speriamo siano in molti a seguire. È così che che ognuno può fare la sua parte per ridurre il consumo energetico" La prima stampante a vantare l' Etichetta "PER IL CLIMA" di Legambiente è la business inkjet Epson B510DN: la sua impronta è pari a 0,134 grammi di CO2 equivalente a pagina stampata (in modalità draft). Il calcolo è stato effettuato tenendo in considerazione il consumo elettrico durante un ciclo settimanale medio (Typical Electricity Consumption, TEC). Il ciclo TEC è considerato su 7 giorni, durante i quali si calcolano momenti in cui la macchina è in modalità sleep (week end, notte, pausa pranzo) e i momenti di lavoro. In totale, secondo questo ciclo settimanale, la stampante sarà utilizzata per fare 3360 stampe e l'impatto complessivo sarà di 452grammi di CO2 equivalente. Tra i consigli per l'uso già in etichetta compare un'indicazione fondamentale: spegnendo la stampante a fine giornata e nel fine settimana si arriva a risparmiare il 65% di CO2eq rispetto a quanto dichiarato nell'etichetta. Inoltre, per un miglior uso della stampante si possono osservare alcuni semplici accorgimenti: impostare la stampante in modo che di default stampi in fronte retro e in modalità bozza; utilizzare le anteprime di stampa e stampare solo quando necessario; utilizzare carta riciclata, possibilmente con etichettature ambientali (per esempio l'Ecoflower europeo).
(Apcom)

martedì 8 giugno 2010

Clima: 10 anni per fissare obiettivi soddisfacenti

La comunità internazionale potrebbe impiegare ancora dieci anni per impegnarsi su obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra che possano davvero fermare il riscaldamento globale, secondo il responsabile del clima dell'Onu Yvo de Boer. "penso che il processo possa concludersi, nel giro di dieci anni, con degli obiettivi riduzione adatti" ha detto De Boer in una conferenza stampa a Bonn trasmessa su internet. "Nel processo avremo bisogno di molte tappe, ma sono convinto che ci arriveremo a lungo termine" ha aggiunto il segretario della convenzione onu sul Clima, che lascia il suo incarico a fine mese. I rappresentanti di 180 paesi sono riuniti a Bonn da una settimana e fino a venerdì per preparare la prossima riunione internazionale il clima dal 29 novembre al 10 dicembre a Cancun, in Messico.
Apcom-Nuova Energia)

lunedì 17 maggio 2010

Salvare i coralli dalle emissioni di CO2

I coralli soffrono due volte per le emissioni di CO2: per prima cosa perché risentono del riscaldamento globale, ma anche perché l'acqua marina, a contatto con l'anidride carbonica, si acidifica, danneggiando quegli organismi che producono scheletri di carbonato di calcio, come appunto i coralli.

Per questo, il Consiglio Europeo delle Ricerche ha accordato un finanziamento di 3,3 milioni al progetto Coral warm, che per 5 anni metterà sotto osservazione il Mar Mediterraneo e il Mar Rosso, con l'obiettivo di capire quali danni ha provocato l’aumento dei gas serra.

"Lo studio, al via il 1° giugno, vede coinvolti i dipartimenti di Chimica e di Biologia evoluzionistica sperimentale dell’Università di Bologna, oltre alla Bar-Ilan University di Tel Aviv. Il progetto, il più ampio mai aggiudicato per una ricerca sui coralli in Europa, se l’è vista con la concorrenza di 1500 candidature. Alla fine solo l’1% delle proposte ha ottenuto i fondi.

Tra i ricercatori impegnati c’è Stefano Goffredo, un biologo bolognese di 41 anni che lavora da precario all’ateneo emiliano dal 1996. Istruttore subacqueo da quando era un ventenne che dava lezioni di immersioni nel reef, ora guarda con ansia alla sorte dei coralli: «Questi progetti nascono dalla passione che hai dentro e dalla preoccupazione per un ambiente che ho sempre frequentato – racconta –. Nel ’98, a causa del riscaldamento dell’acqua, c’è stata una mortalità di massa nell’Oceano indiano, con la perdita di notevoli estensioni di coralli. Qualche anno fa, poi, nel Mar Ligure, c’è stato un fenomeno analogo, anche se di dimensioni minori, provocato dall’acqua particolarmente calda e calma. I cambiamenti climatici ci sono sempre stati, ma ora gli effetti sono misurabili».

Non che i ricercatori temano di trovarsi davanti a una situazione catastrofica: «Ci sono specie più sensibili di altre – continua Goffredo – e alcune forme forse saranno anche facilitate. Se è vero che la CO2 danneggia gli organismi che producono scheletri calcarei, ci sono alghe che saranno avvantaggiate dalla fotosintesi. Alcune industrie sono interessate proprio a questi aspetti per la realizzazione di antiossidanti o biofuel, anche se questo aspetto esula dal nostro lavoro».

Tornando alle 40 specie di corallo presenti nel Mediterraneo, il loro valore ecologico consiste nella loro capacità di costruire habitat tridimensionali dove si fissano e vivono altri organismi, oltre che nel convogliare sui fondali quantità di energia. In ambienti bui, nelle grotte o a grandi profondità, arrivano a coprire il 90% dei fondali. L’anidride carbonica rende acida l’acqua, facendo dissolvere il carbonato di calcio che costituisce lo scheletro del corallo.

Per comprendere l’entità dei danni subiti, saranno dislocate stazioni-sonda ogni 15-20 km delle nostre coste, allo scopo di rilevare temperature e ph. Gli studi avverranno in sette stazioni, una delle quali ha caratteristiche speciali: «All’isola di Panarea, teatro di emissioni di anidride carbonica di origine vulcanica, ci sono combinazioni di temperature e acidità simili a quelle che, secondo le previsioni, si realizzeranno fra 100 anni negli oceani del pianeta – spiega Goffredo –. Metteremo i coralli lì per vedere come reagiscono»."
(da LaStampa.it)

giovedì 13 maggio 2010

David Cameron e le nuove politiche ambientali

Mentre in Italia le politiche ambientali sono più che lacunose, la Gran Bretagna, prima nazione ad avere istituito un Ministero per i Cambiamenti Climatici, fa nuovi passi in avanti.

Valerio Garzieri, nel suo post di oggi su Repubblica, studia le prime mosse a favore dell’ambiente del nuovo governo di David Cameron
Il programma annunciato oggi da Cameron riprende infatti molti degli impegni assunti dai laburisti nella lotta ai cambiamenti climatici.
“Dagli incentivi alle rinnovabili ai piani di sviluppo per l’energia delle maree e dal biogas, molti di quelli che erano gli obiettivi perseguiti da Brown restano anche nell’agenda della coalizione Tory/Lib-dem.
Anzi, come si può leggere al punto 11 del dettagliato programma steso all’atto di siglare l’intesa tra i due partiti, il nuovo esecutivo ha annunciato anche l’intenzione di introdurre una carbon tax da applicare nel caso sul mercato delle emissioni il prezzo della CO2 cali troppo bruscamente”.
E la Gran Bretagna ha una lezione da darci anche sul tema del nucleare:
“Sul tema spinoso dell’atomo Tory e Lib-dem hanno sottoscritto un patto tanto semplice quanto chiaro: i conservatori sono favorevoli e porteranno avanti i progetti di nuove centrali; il partito di Nick Clegg resta contrario e lo dirà forte e chiaro in parlamento, salvo poi astenersi al momento del voto”.

venerdì 10 aprile 2009

Un piano per salvare il pianeta

l G20 sono state fatte scelte forti in campo finanziario e il piano Obama di investimenti pubblici in campo ambientale è molto promettente. La strada da imboccare è quella, ma bisogna agire in fretta, il tempo è scaduto». Lord Nicholas Stern, l´ex chief economist della Banca Mondiale, nel 2006 aveva spaventato i mercati pubblicando un rapporto di 700 pagine in cui si spiega che, se non si farà nulla per arginare l´emissione di gas serra, i danni climatici potranno arrivare a un quinto del Pil globale, l´equivalente della somma delle due guerre mondiali. Ora, con Un piano per salvare il pianeta (Feltrinelli, pagg. 260, euro 16) passa alla parte propositiva.
Stern afferma:«La crisi attuale ha avuto un´incubazione durata 15-20 anni senza che le istituzioni fossero capaci di reagire in maniera efficace. Con il cambiamento climatico non possiamo ripetere lo stesso errore perché se rimandassimo una risposta adeguata, se perdessimo altri 15 o 20 anni, ci troveremmo in una situazione drammaticamente compromessa». Cosa rischiamo secondo Stern?«Un aumento di 5 gradi centigradi, forse anche più. E per capire cosa significa basta pensare che con 5 gradi in meno, durante l´ultima era glaciale, buona parte dell´Europa del Nord e del Nord America era sotto una coltre di ghiaccio alta centinaia di metri. Mentre con 5 gradi in più, nell´Eocene, 30-50 milioni di anni fa, al Polo Nord c´erano gli alligatori». A che condizioni questa minaccia è ancora evitabile?«A condizione di adottare un sistema energetico a bassa componente di idrocarburi: bisogna cambiare radicalmente il modo di produrre, di abitare, di muoversi». Quanto costerà questo cambiamento?«Negli ultimi due, tre anni la situazione è peggiorata è ho dovuto alzare la stima che avevo inserito nel rapporto che porta il mio nome. Allora avevo parlato dell´1 per cento del Pil, ma il disastro climatico avanza a velocità superiore alle attese e costringe a risposte più nette. Oggi l´ordine di grandezza delle cifre da impegnare si avvicina al 2 per cento del Pil, circa mille miliardi di dollari».Un investimento significativo. In cambio che si otterrebbe?«La situazione attuale è quella di chi si gioca la vita a testa o croce: in assenza di azioni correttive le probabilità di arrivare a un aumento di 5 gradi sono pari al 50 per cento. Adottando il piano per salvare il pianeta le possibilità di un disastro climatico si riducono al 3 per cento. Dunque direi che è un buon investimento». (tratto da La Rebubblica)