Visualizzazione post con etichetta idrocarburi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta idrocarburi. Mostra tutti i post

lunedì 28 maggio 2012

Paolo Scaroni: Il rincaro del petrolio? Colpa del nostro stile di vita

Paolo Scaroni, l'ad di Eni, ha dichiarato, durante un convegno sul tema "Energia e politiche dello sviluppo", che il caro benzina dipende anche dal fatto che noi non riusciamo a farne a meno: consumiamo comunque così tanto che la benzina era e resta necessaria, quindi preziosa e costosa.
Ecco le parole di Paolo Scaroni:
"Ci lamentiamo per l'eccessivo costo della benzina?  Se il prezzo è considerato elevato, la colpa va attribuita al nostro stile di vita. Non siamo disposti, infatti, a rinunciare a nulla: ciò significa che il petrolio non ha raggiunto ancora un costo tale da essere ritenuto insostenibile e da provocare, quindi, un mutamento del nostro modo di vivere".
“È vero che sul prezzo del greggio influiscono speculazione e rischi internazionali, - ha continauto Paolo Scaroni - ma è altrettanto vero che l'Occidente non fa nulla per ridurre i consumi. In 20 anni il costo del petrolio è cresciuto di 10volte, eppure i consumi non sono calati affatto”.

venerdì 10 giugno 2011

I vincitori dell'Eni Award 2011 a Torino

Si conclude oggi a Torino al Castello del Valentino (Politecnico – Viale Mattioli, 39) alle ore 11 il ciclo di incontri organizzati in occasione degli Eni Award, il premio istituito dalla società guidata da Paolo Scaroni per sviluppare idee innovative per un migliore utilizzo delle fonti energetiche, per promuovere la ricerca sull'ambiente e per valorizzare le nuove generazioni di ricercatori.

Dopo le lectio magistralis tenute dai vincitori delle varie sezioni del premio a Roma, Catania e Urbino, Gabor A. Somorjai e Martin Landrø, premio ex aequo Nuove frontiere degli idrocarburi, insieme a Gregory Stephanopoulos, premio Energie rinnovabili e non convenzionali, Jean-Marie Tarascon, premio Protezione dell'ambiente, e i due vincitori del premi Debutto nella ricerca, Simone Gamba e Fabrizio Frontalini, partecipano a un talk show per raccontare le loro ricerche.

All'evento, moderato da Gabriele Beccaria, responsabile di Tuttoscienze, La Stampa, partecipano anche Ezio Pelizzetti, rettore dell'Università degli studi di Torino e Francesco Profumo, rettore del Politecnico di Torino. L'incontro è l'occasione per presentare alla platea, composta anche da studenti delle scuole primarie e del mondo universitario, le ricerche che hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento.

I premiati stimolati dalle domande, sono chiamati a raccontare le loro ricerche e la loro applicazione nella vita quotidiana, per contribuire significativamente a migliorare le modalità di consumo dell'energia.

Somorjai spiega la sua ricerca sulla messa a punto di nuovi catalizzatori utilizzati nei processi di cracking petrolifero, tecnologia chiave per garantire la resa e la qualità dei carburanti, mentre Landrø racconta in cosa consiste lo sviluppo e l'applicazione dell'analisi sismica 4D, che consente di determinare le modifiche cui sono soggetti nel tempo i giacimenti di petrolio e gas e di gestirne lo sviluppo produttivo in modo da incrementare significativamente il fattore di recupero degli idrocarburi.

Gregory Stephanopoulos parla della sua ricerca orientata alla produzione di biocarburanti di seconda generazione, non in competizione con il settore alimentare e Jean Marie Tarascon commenta le sue ricerche volte a sviluppare batterie ad alte prestazioni e di costo contenuto per la diffusione di veicoli elettrici nel settore della mobilità.

Gli "under 30" Simone Gamba e Fabrizio Frontalini, che parlano dei loro studi sull'interpretazione e modellazione del processo di hydrocracking degli idrocarburi e sulla ricerca della specie marina benthic foraminifera, come bio-indicatore di tracce contaminanti in ambiente marino.

L'evento può essere seguito anche in live streaming sulla pagina http://eni.iwebcasting.it/eniaward2011

mercoledì 1 giugno 2011

Lectio magistralis per i vincitori degli Eni Award 2011

Il 9 giugno si terrà la Lectio Magistralis dei vincitori dell'edizione 2011 dell'Eni Award, il premio istituito dalla società guidata da Paolo Scaroni per sviluppare idee innovative per un migliore utilizzo delle fonti energetiche, per promuovere la ricerca sull'ambiente e per valorizzare le nuove generazioni di ricercatori.

Alle 10.30 a Roma, al Centro Congressi Eni (piazzale Mattei, 1 – ingresso da viale dell'Arte – Roma) danno inizio alla staffetta virtuale di incontri i due premiati ex aequo per le "Nuove frontiere degli idrocarburi" Gabor A. Somorjai e Martin Landrø e il premio debutto nella ricerca Simone Gamba. Somorjai e Landrø terranno la loro lectio magistralis rispettivamente sulla catalisi selettiva per la conversione di idrocarburi attraverso monoparticelle metalliche monodisperse e sui metodi geofisici quadridimensionali per tecniche di recupero assistito di idrocarburi e monitoraggio di stoccaggio geologico di CO2. Per Simone Gamba il tema è la modellazione cinetica e aspetti termodinamici del processo di Hydrocracking degli idrocarburi.

Alle 11.30 a Catania presso l'Aula Magna dell'Università degli studi (Piazza Università, 2) Il premio protezione dell'ambiente Jean-Marie Tarascon tiene la sua lectio magistralis sui nuovi elettrodi ottenuti attraverso processi eco-efficienti per lo sviluppo di batterie Li-ion più "verdi" e sostenibili, in grado di accrescere l'utilizzo di energie rinnovabili e incentivare lo sviluppo della mobilità elettrica.

A chiudere il ciclo di lectio magistralis sono Gregory Stephanopoulos, premio energie rinnovabili e non convenzionali, e Fabrizio Frontalini, premio debutto nella ricerca. Alle 12, a Urbino presso l'aula magna Campus Scientifico (Ex Sogesta), Università degli Studi (località Crocicchia – via Ca Le Suore 2/4 – Urbino) Stephanopoulos racconta la sua ricerca basata dell'ingegnerizzazione di microrganismi per la produzione di biocombustibile da risorse rinnovabili, mentre Frontalini esporrà le sua ricerca sulla specie marina benthic foraminifera come bio-indicatore di tracce contaminanti in ambiente marino.

martedì 17 maggio 2011

Eni: Paolo Scaroni firma l'accordo per l'ingresso nello sviluppo dei giacimenti a gas di Heron e Blackwood nel Nord dell'Australia

Paolo Scaroni, l'amministratore delegato di Eni, ha firmato un accordo con MEO Australia per l'ingresso nello sviluppo dei giacimenti a gas di Heron e Blackwood, situati nel permesso NT/P68, nel Mar di Timor, nel nord dell'Australia.

L'accordo prevede che Eni ottenga il 50% nel giacimento di gas di Heron attraverso il finanziamento della perforazione di due pozzi nella zona. Eni può recedere dal contratto dopo la perforazione del primo pozzo.

Eni ha un'ulteriore opzione per ottenere il 50% nel giacimento a gas di Blackwood attraverso l'acquisizione di rilievi sismici 3D su almeno 500 Km quadrati e la perforazione di un pozzo nell'area.

L'accordo, inoltre, stabilisce per Eni l'opzione di acquisire un ulteriore 25% nei giacimenti attraverso il finanziamento del programma di opere necessarie per raggiungere la Final Investment Decision (FID) per i giacimenti di Heron, di Blackwood o di entrambi. Una volta completata la transazione, Eni effettuerà un pagamento una tantum a MEO.

Eni Australia sarà l'operatore del permesso NT/P68 con una quota del 50%, la stessa che avrà MEO.

Questo accordo rappresenta per Eni una significativa opportunità in linea con la strategia dell'azienda di aumentare la propria presenza in Australia e, più in generale, nella regione del sud-est asiatico attraverso la crescita sia organica sia attraverso acquisizioni di scoperte di idrocarburi di rapido sviluppo e produzione.

Eni è entrata in Australia nel 2000 ed è operatore del giacimento a olio di Woollybutt (65%), del progetto Blacktip (100%) e del progetto di sviluppo Kitan (40%), ed è partner del giacimento a gas e liquidi di Bayu Undan e di Darwin LNG (10,99%). Eni ha, inoltre, interessi in 13 permessi di esplorazione e licenze di produzione in Australia, Timor Est, e nella Joint Petroleum Development Area, di cui 10 in qualità di operatore, per una superficie complessiva di circa 50.000 Km quadrati.

giovedì 28 aprile 2011

Idrocarburi: Paolo Scaroni firma accordo con Sonatrach

Eni e Sonatrach hanno firmato oggi un accordo di cooperazione per lo sviluppo di idrocarburi non convenzionali, con particolare interesse per lo "shale gas" rafforzando ulteriormente la stretta collaborazione tra le due società.

Data la vasta esperienza nell'esplorazione e produzione di idrocarburi non convenzionali, Eni e Sonatrach svilupperanno insieme le attività volte a valutare la fattibilità tecnica e commerciale, l'esplorazione e lo sfruttamento dello "shale gas".

Sulla base delle valutazioni già espresse, la società guidata da Paolo Scaroni conferma l'alto potenziale presente in Algeria di "shale gas" che Eni e Sonatrach si impegnano a esplorare e sviluppare. Questo permettera' a entrambe le societa' di effettuare importanti scoperte che andranno a rafforzare ulteriormente le prospettive di crescita del gas nel paese.

Eni è presente in Algeria dal 1981. L'attuale produzione giornaliera equity è di 75.000 barili al giorno. In Algeria Eni partecipa in 24 licenze già in produzione, 8 in fase di sviluppo e una in fase di esplorazione.

sabato 2 aprile 2011

Eni e gli idrocarburi: nuova scoperta della società guidata da Paolo Scaroni

Eni, la società guidata da Paolo Scaroni, ha effettuato una nuova importante scoperta di idrocarburi. Stavolta nel Mare di Barents norvegese, circa 150 chilometri a nord ovest del giacimento petrolifero di Goliat. La scoperta, denominata Skrugard, è stata effettuata attraverso il pozzo esplorativo 7220/8-1, il primo perforato nella licenza PL532 assegnata nel 2009 nel ventesimo round internazionale norvegese.

Il pozzo è stato perforato in una profondità d'acqua di 373 metri e ha evidenziato una significativa colonna di idrocarburi. Le operazioni di perforazione sono in corso di completamento. Il pozzo esplorativo raggiungerà una profondità totale di 2.250 metri.

I dati e i campioni acquisiti hanno provato la presenza di una colonna di gas di 33 metri e di una colonna di olio pari a 90 metri. Le risorse recuperabili sono stimate in via preliminare tra 150 e 250 milioni di barili di olio equivalente. A breve sarà definita una campagna di delineazione della scoperta.

La licenza esplorativa presenta inoltre un elevato potenziale minerario addizionale, che sarà oggetto di indagine attraverso la perforazione di nuovi pozzi esplorativi. Si stima infatti che la licenza consentirà di produrre fino a 250 milioni di barili di olio equivalente aggiuntivi, raggiungendo un potenziale complessivo di 500 milioni di barili.

La Joint Venture della licenza e' costituita da Statoil Petroleum AS (50%, operatore), Eni (30%) e Petoro AS (20%).

Eni e' presente in Norvegia dal 1965 e oggi produce nel paese circa 130.000 barili di olio equivalente al giorno come propria equity. Eni, che opera in Norvegia attraverso Eni Norge, e' inoltre operatore per lo sviluppo del primo progetto petrolifero nelle acque del Mare di Barents, l'importante scoperta di Goliat, e dello sviluppo del giacimento a gas di Marulk, nel Mare di Norvegia. Nel paese, inoltre, Eni detiene partecipazioni in diverse altre licenze esplorative e giacimenti in sviluppo e produzione, tra cui i campi Ekofisk, Norne, Åsgard, Heidrun, Kristin, Mikkel e Urd.
Questa rilevante scoperta rafforza ulteriormente la presenza di Eni in Norvegia e ne sancisce il ruolo di principale player, insieme a Statoil, nell'esplorazione e nello sviluppo delle risorse del mare di Barents. L'importante successo conferma infine il ruolo chiave del paese nella strategia di crescita organica di Eni.

giovedì 10 marzo 2011

Eni: la società di Paolo Scaroni scopre idrocarburi nel Mare del Nord

Eni, la società guidata da Paolo Scaroni, ha fatto uan significativa scoperta: perforando con successo il pozzo esplorativo 22/25a-10z, sulla struttura di Culzean, nelle acque inglesi del Mare del Nord, ha confermato la presenza di un importante accumulo di idrocarburi.

Il pozzo è stato perforato in 89 metri d'acqua per verificare l'estensione della scoperta di Culzean e provare la produttività del giacimento, e ha incontrato gas e condensati a una profondità media di circa 4500 m in arenarie di età Giurassica e Triassica.

Durante la prova di produzione, limitata dalle infrastrutture di superficie, il pozzo ha erogato 1,1 milioni di metri cubi al giorno di gas e 900 barili di condensati di ottima qualità (45° API).

Culzean rappresenta una delle scoperte più rilevanti effettuate negli ultimi anni nel settore inglese del Mare del Nord, e il suo avvio genererà una produzione significativa nei prossimi anni.

In seguito alla perforazione del pozzo di scoperta 22/25a-9z nel 2008, la joint venture formata da Eni UK (16,95%), Maersk Oil (Operatore, 49,99%), JX Nippon UK (17,06%) e BP (16,00%), ha pianificato un'importante campagna esplorativa volta a valutare appieno l'estensione totale e il potenziale del giacimento in vista del suo sviluppo.

Ulteriori attività di delineazione per una completa valutazione della struttura di Culzean sono previste nel corso del 2011.

Eni è presente nel Regno Unito dal 1964. Nel 2009 la produzione in quota Eni nel Paese è stata di 104 mila boe/giorno.

mercoledì 26 gennaio 2011

Paolo Scaroni e Jiang Jiemin: accordo per gli idrocarburi non convenzionali

Paolo Scaroni, l'a.d. di Eni, ha firmato un Memorandum of Understanding con Jiang Jiemin, presidente di Cnpc-Petrochina, la più grande oil company quotata al mondo, per aprire nuove opportunità di business in Africa e Nord America.

L'intesa tra Paolo Scaroni e Jiang Jiemin, suggellata venerdì 21 gennaio a Pechino, prevede il rafforzamento reciproco per avviare operazioni nel ramo degli idrocarburi convenzionali e non in Africa, mentre Eni metterà a disposizione le proprie competenze nel gas shale maturate in Nord America.

Lo shale gas è un gas naturale ricavato da particolari rocce sedimentarie, per lo più argilla, che si sono formate in centinaia di milioni di anni e si può estrarlo fratturandole. Il più grande potenziale giacimento del mondo è negli Stati Uniti, tra lo stato di New York e la Virginia, segue appunto la Cina che sta iniziando adesso le prime esplorazioni.

La collaborazione tra Eni e Petrochina riguarderà anche il settore delle tecnologie avanzate e lo sfruttamento delle risorse di olio e gas non convenzionali.

Un importante passo avanti per la società di Paolo Scaroni in Medio Oriente (dove è attivo fin dal 1984), in un'area geografica in continua espansione (anche nel 2010 la Cina è cresciuta del 10,5%, attraendo investimenti diretti dall'estero per 105 miliardi di dollari, un primato mondiale).

(da Risorse naturali: "Paolo Scaroni firma accordo con Petrochina: rafforzamento per gli idrocarburi non convenzionali")

sabato 28 agosto 2010

Paolo Scaroni: le rinnovabili hanno un grande futuro tra 20 o 40 anni

Paolo Scaroni, ad di Eni, ha dichiarato a CortinaIncontra: "C'e' un grande futuro per le rinnovabili, ma fra 20, 30, 40 anni"
Secondo Paolo Scaroni bisogna essere pronti con le possibili alternative per quando finiranno gli idrocarburi, tra 80 o 90 anni.
"Le rinnovabili, almeno quelle che conosciamo oggi e abbiamo a disposizione sono una cosa piccola piccola e che non ha nessuna possibilità di risolvere i bisogni di energia dell'umanità. Questo non per dire di non farle, ma per sapere che non andiamo da nessuna parte. Le rinnovabili, in particolare in Italia, sono di due tipi: l'eolico e ricordiamo che per far girare le pale ci vuole vento, e l'Italia è il paese meno ventoso del pianeta, quindi mettersi a fare mulini a vento in Italia è un esercizio assolutamente folle. Quelli che per noi sembrano posti ventosi, come la Sardegna, non lo sono per niente. Ha massimo 2500 ore all'anno di vento, quando in Inghilterra ce ne sono 5000". Poi c'e' il solare: "il solare sta in piedi solo se viene pagato da voi nelle vostre bollette sette volte il costo dell'energia termica - ha aggiunto Paolo Scaroni - , perché i pannelli che voi usate sono di una tecnologia vecchissima, anteguerra, che non ha potuto evolvere, basata sul silicio; produrre silicio ha un costo energetico elevatissimo per cui io penso che con questo solare non andiamo da nessuna parte".

venerdì 10 aprile 2009

Un piano per salvare il pianeta

l G20 sono state fatte scelte forti in campo finanziario e il piano Obama di investimenti pubblici in campo ambientale è molto promettente. La strada da imboccare è quella, ma bisogna agire in fretta, il tempo è scaduto». Lord Nicholas Stern, l´ex chief economist della Banca Mondiale, nel 2006 aveva spaventato i mercati pubblicando un rapporto di 700 pagine in cui si spiega che, se non si farà nulla per arginare l´emissione di gas serra, i danni climatici potranno arrivare a un quinto del Pil globale, l´equivalente della somma delle due guerre mondiali. Ora, con Un piano per salvare il pianeta (Feltrinelli, pagg. 260, euro 16) passa alla parte propositiva.
Stern afferma:«La crisi attuale ha avuto un´incubazione durata 15-20 anni senza che le istituzioni fossero capaci di reagire in maniera efficace. Con il cambiamento climatico non possiamo ripetere lo stesso errore perché se rimandassimo una risposta adeguata, se perdessimo altri 15 o 20 anni, ci troveremmo in una situazione drammaticamente compromessa». Cosa rischiamo secondo Stern?«Un aumento di 5 gradi centigradi, forse anche più. E per capire cosa significa basta pensare che con 5 gradi in meno, durante l´ultima era glaciale, buona parte dell´Europa del Nord e del Nord America era sotto una coltre di ghiaccio alta centinaia di metri. Mentre con 5 gradi in più, nell´Eocene, 30-50 milioni di anni fa, al Polo Nord c´erano gli alligatori». A che condizioni questa minaccia è ancora evitabile?«A condizione di adottare un sistema energetico a bassa componente di idrocarburi: bisogna cambiare radicalmente il modo di produrre, di abitare, di muoversi». Quanto costerà questo cambiamento?«Negli ultimi due, tre anni la situazione è peggiorata è ho dovuto alzare la stima che avevo inserito nel rapporto che porta il mio nome. Allora avevo parlato dell´1 per cento del Pil, ma il disastro climatico avanza a velocità superiore alle attese e costringe a risposte più nette. Oggi l´ordine di grandezza delle cifre da impegnare si avvicina al 2 per cento del Pil, circa mille miliardi di dollari».Un investimento significativo. In cambio che si otterrebbe?«La situazione attuale è quella di chi si gioca la vita a testa o croce: in assenza di azioni correttive le probabilità di arrivare a un aumento di 5 gradi sono pari al 50 per cento. Adottando il piano per salvare il pianeta le possibilità di un disastro climatico si riducono al 3 per cento. Dunque direi che è un buon investimento». (tratto da La Rebubblica)

giovedì 15 gennaio 2009

Quanto sono sostenibili gli scooter?

Tratto da yes.life

Lo scooter è uno dei mezzi di trasporto più diffusi nelle nostre città, tanto da essere considerato un’icona italiana nel mondo. La mitica Vespa, nata dopo la seconda guerra mondiale da un’idea congiunta di Enrico Piaggio e dell’ingegnere Corradino D’Ascanio, rappresenta il simbolo per eccellenza di questa categoria di veicoli, caratterizzati da un riuscito mix di stile, comodità, divertimento e manovrabilità ad un prezzo accessibile. Ma quando viene usato da una persona come modo di trasporto primario, qual è il suo impatto sull’ambiente? Rappresenta una scelta saggia o no? Dipende. Gli scooter sono sempre dipendenti dal petrolio, anche se normalmente possono raggiungere i 25/35 km per litro di carburante, quindi meno rispetto quanto facciano le automobili compatte (per non andare a scomodare addirittura i SUV). Così come le moto, gli scooter sono quindi caratterizzati da una grande efficienza nel consumo del carburante, o almeno rispetto alle sue cugine con quattro ruote. Ma questa efficienza può bastare per fare di loro un mezzo di trasporto più sostenibile? Per quanto riguarda i mezzi di trasporto, uno degli indicatori più importanti per misurare la sostenibilità dei veicoli sono le emissioni nocive prodotte, sia per quanto riguarda la loro "quantità" che la loro "qualità"(ovvero il grado di pericolosità e potere inquinante). Sotto questo aspetto, gli scooter convenzionali non rappresentano proprio il massimo della sostenibilità. Gran parte degli scooter che circolano oggi nel mondo hanno un motore a combustione interna a due tempi, che sono caratterizzati dall’essere rumorosi, inquinanti e di avere un ciclo di vita breve. Da questo punto di vista le automobili, a causa di una regolamentazione sempre più rigida, stanno facendo sempre meglio, migliorando sempre più la propria efficienza nel consumo; un automobile oggi consuma molto meno rispetto qualche decennio fa. Molti scooter non dispongono di quelle tecnologie che ormai sempre più spesso sono standard nelle macchine di oggi, e che prevengono la formazione di composti pericolosi per l’ambiente o li convertono in composti non pericolosi (tecnologie come l’iniezione elettronica o la marmitta catalitica). Gli scooter convenzionali emettono la stessa quantità di particolato di un autocarro diesel, e tre volte la quantità di monossido di carbonio e idrocarburi.
Ma oggi esistono scooter "verdi", e i loro modelli aumentano sempre di più. La commissione europea ha stabilito standards per i nuovi motori degli scooter, decretando l’implementazione dei motori a quattro tempi sulle due ruote prodotte e vendute nell’Unione Europea, bannando in questo modo i vecchi e micidiali due tempi. Un problema consiste nel fatto che è difficile rimuovere gradualmente i due tempi dalla circolazione, e che sebbene il quattro tempi sia più pulito, più efficiente, silenzioso e affidabile, risulta essere meno prestante. Gli scooter oggi sono disponibili anche con l’iniezione elettronica, e la maggior parte di loro ha il cambio automatico, selezionando così sempre il rapporto più efficiente con il quale viaggiare. Alcuni scooter funzionano anche con carburanti alternativi, come il propano, che inquina meno ed è più economico, anche se gli scooter elettrici rimangono sempre la scelta piu ecologica. Ma bisogna tenere conto di alcuni fattori se si vuole effettuare l’acquisto di uno scooter o di una moto elettrica: il suo costo d’acquisto è spesso molto alto, anche se probabilmente si ripagherà da solo nel tempo con il minor costo dell’energia utilizzata per muoversi. La carica di una batteria può affrontare in media sui 50 Km, che può essere ok se si utilizza il mezzo per andare al lavoro, ma diventa fattore limitante in caso di spostamenti più sostanziali. Inoltre ricaricare la batteria richiede del tempo, specialmente se la ricarica viene effettuata attraverso postazioni pubbliche. In conclusione si può dire che già il guidare .

Così le grandi aziende dichiarano di volere sensibilizzare le giovani generazioni sui comportamenti eco sostenibili. Il caso dell’Eni, guidato dall’ad Paolo Scaroni

mercoledì 10 dicembre 2008

Tanaka (Aie): un New deal per l'energia pulita

Dal Sole 24 Ore

Nobuo Tanaka la pensa diversamente. «Il rallentamento dell'economia globale non deve frenare gli sforzi per evitare cambiamenti climatici disastrosi. C'è bisogno che i previsti investimenti per stimolare l'economia vengano riversati sulle tecnologie rinnovabili e sull'efficienza energetica». A questo pensiero, il 58enne direttore esecutivo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (Aie), ha dato anche un nome: «il New deal dell'energia pulita». Forse un po' altisonante, forse un po' gettonato (dopo che il trionfo popolare di Barack Obama ha rievocato Roosevelt e la Grande depressione), ma– vista la portata della partita in gioco – un nome appropriato.Tanaka è a Poznan, all'estenuante vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, dove gli scienziati alzano i toni dell'allarme e i delegati governativi smorzano le aspirazioni del negoziato. Nei corridoi, gira già voce che il successo del summit 2009 a Copenhagen – da tutti indicato come l'inizio della pax climatica internazionale – sia già compromesso. Il che, è ovviamente eccessivo. Ma anche Tanaka, l'uomo che guida l'agenzia dell'Ocse nata all'indomani del primo shock petrolifero per difendere gli interessi energetici dell'Occidente, assicura che non è proprio il momento di tornare indietro, anzi. «Se vogliamo stabilizzare le concentrazioni di CO2 sotto la soglia delle 450 parti per milione, indicata dagli scienziati come la soglia di rischio – spiega – dobbiamo attrezzarci per diminuire progressivamente i consumi di idrocarburi fossili. Siamo tutti d'accordo che lacrisi finanziaria vada fronteggiata in fretta e che gli investimenti per stimolare l'economia sono necessari. Ma perché non farli finalmente in modo sostenibile? Perché non cambiare subito il modo in cui si costruiscono le case, in cui si organizza il trasporto pubblico? E perché non investire nelle infrastrutture di energia pulita? Ci sono benefici per tutti, nel breve e nel lungo termine».In realtà,a Tanaka –bersaglio degli strali ambientalisti quando ha suggerito un mix energetico con un 25% di nucleare – sta soprattutto a cuore il lungo termine. Un giorno, comunque vada, la crisi finanziaria finirà. E lì saranno fatalmente dolori. «È ancora possibile che la domanda petrolifera scenda, nel 2009. Ma a un certo punto riprenderà a crescere, e molto rapidamente. Proprio il contrario dell'offerta, soprattutto perché il basso prezzo del greggio sta facendo rinviare gli investimenti», sui giacimenti e le raffinerie.La somma di questa equazione è un possibile supply crunch, un'interruzione dei flussi petro-liferi, che l'Aie giudica possibile a metà del prossimo decennio. Lo scopo dell'agenzia è quello di evitare altri shock petroliferi, ad esempio gestendo un sistema di riserve strategiche, usato ogni qual volta si provoca un blocco dell'offerta, com'è successo quando Katrina ha colpito il Golfo del Messico. «Ma l'epoca del petrolio a basso prezzo è finita – sentenzia Tanaka – e i governi devono rendersene conto». C'è un problema economico. Ce n'è uno di sicurezza energetica. E pure uno ambientale.«È inevitabile che alle emissioni di anidride carbonica – spiega – venga assegnato un costo. E, secondo alcuni calcoli, finiremo a 180 dollari per ogni tonnellata di CO2 emessa» intorno al 2030, entro il quale dovremmo aver dimezzato l'emissioni-serra, secondo le raccomandazioni degli scienziati. Quindi è bene prepararsi.La crisi economica sembra destinata a rinviare gli investimenti nell'infrastruttura "fossile" e anche a scoraggiare gli investimenti in quella rinnovabile. Ma Tanaka, che prevede un'escalation della domanda di energia da qui a metà secolo, assicura che bisogna scommettere su tutte e due.«Ormai, la maggior parte della gente del mondo condivide questa necessità di trovare nuove risposte, al nostro fabbisogno di energia», riassume Nobuo Tanaka. «Fino al 2030, la produzione petrolifera potrà crescere, ma poi declinerà. I prezzi sono destinati a salire». Sembra il momento perfetto, per un New deal.

Anche i grandi gruppi iniziano a muoversi. Questo è quello che l’Eni, ad esempio, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno a favore dell’ambiente.