Visualizzazione post con etichetta gestione dei rifiuti e riciclo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gestione dei rifiuti e riciclo. Mostra tutti i post

lunedì 3 gennaio 2011

Imola: cartucce per stampanti,pile e cellulari si raccolgono a scuola

In tutte le scuole imolesi è stato consegnato un opuscolo sulla Il buon esempio. Vademecum per le Scuole imolesi sulla Gestione dei rifiuti’. La pubblicazione è stata realizzata dal servizio Gestione urbanistica-ufficio Ambiente e dal Servizio generale scuole del Comune, in collaborazione con Hera. La guida contiene tutte le informazioni utili per fare la raccolta differenziata a scuola.
I servizi di raccolta messi a disposizione degli istituti scolastici sono completamente gratuiti e l’adesione ad alcuni di essi permette anche di partecipare a iniziative a premi, come nel caso di ‘Differenzia la tua scuola’, promossa da Hera, che, attraverso la raccolta della carta, permette di premiare ogni anno gli Istituti Comprensivi più ‘ricicloni’ del Comune di Imola.
Per tutte le scuole, dai nidi all’università, è presente il servizio di raccolta di carta e cartone con gli appositi sacchi messi a disposizione. Per scuole secondarie, istituti superiori e università è attivo anche un servizio di raccolta di vetro, plastica e lattine con la consegna alle scuole di un apposito contenitore. Ad esclusione dei nidi per l’infanzia, in tutte le scuole è possibile fare la raccolta differenziata di cellulari e cartucce per stampanti (che permette di ottenere premi) e delle pile.
In particolare l’opuscolo informativo si sofferma sulla possibilità di richiedere ad Hera un apposito servizio per la raccolta differenziata dei rifiuti in occasione delle feste scolastiche.
«Partire dai più piccoli significa anche sensibilizzare i più grandi — spiega Susanna Zucchelli, direttore Hera Sot Imola-Faenza — per questo una informazione così capillare destinata a tutte le scuole, accompagnata dal lavoro di insegnanti, dirigenti scolastici e personale ausiliario, non potrà che dare risultati positivi».
L’Assessore all’Ambiente del Comune di Imola, Luciano Mazzini sottolinea: «Educare i bambini a comportamenti corretti significa educare tutti noi e stimolarci a modificare stili di vita ed abitudini non compatibili con la tutela ambientale. E l’opuscolo, realizzato interamente con risorse interne del Comune, è un nuovo tassello di questa proficua collaborazione».
(da Il Resto del Carlino)

mercoledì 1 dicembre 2010

Cartucce per stampanti - anche esaurite valgono ancora

Le cartucce per stampanti esaurite, che non possono più essere ricaricate, per Eco Store valgono ancora!

Possono infatti essere smaltite negli Eco Point che si trovano nei punti vendita.

Cerca il pannello con il logo di Legambiente all’interno dei negozi di cartucce per stampanti Eco Store: ci troverai l'Eco Point, un vero e proprio centro di raccolta presso il quale potrai portare e smaltire le tue cartucce per stampanti vuote.

* Per le cartucce per stampanti ink-jet rigenerabili riceverai in cambio 1 euro.

* Per le cartucce per stampanti non rigenerabili riceverai invece una salvietta per il monitor del PC.

In questo modo, nei negozi di cartucce Eco Store, potrai dare valore alle cartucce per stampanti vuote e evitare che vengano disperse nell’ambiente.

L’iniziativa è sviluppata in collaborazione con Legambiente.

Il rapporto con Legambiente nasce nel 2005 con la sponsorizzazione dell’edizione italiana di Clean Up the World, “Puliamo il mondo”. Da allora l’associazione sponsorizza Eco Store nei progetti legati alla sostenibilità ambientale, alla volontà di produrre meno rifiuti possibile e di smaltirne correttamente il più possibile.

Eco Store, da sempre attenta al processo di rigenerazione delle cartucce per stampanti esauste, mette in campo ogni anno, nuove azioni volte al riuso e al corretto smaltimento dei vuoti.

Nei negozi Eco Store, infatti, i clienti hanno diverse possibilità per dare valore alle cartucce vuote e evitare che vengano disperse nell’ambiente.

* Le cartucce per stampanti che non si possono ricaricare possono essere smaltite nell’Eco Point.

* Le cartucce per stampanti ricaricabili possono essere riutilizzate fino a 5 volte, ricaricandole con l'innovativo sistema professionale Ink Evolution.

* Sono disponibili infine Kit di ricarica per cartucce per stampanti ink jet che consentono, con meno di 3 euro, la ricarica “fai da te” delle cartucce a getto d’inchiostro.

Maggiori informazioni su www.ecostore.it.

venerdì 26 novembre 2010

Dalle cartucce per stampanti alle batterie elettriche: non si butta via niente nella “Settimana europea dei rifiuti”

Cartucce per stampanti, fogli di carta, sacchetti per la spesa, batterie elettriche...
Sono tanti i prodotti che alla fine del loro ciclo di vita possono ancora essere valorizzati.
Ogni anno l’Unione Europea dedica una settimana a eventi, spettacoli e convegni su come ridurre i nostri rifiuti.
La “Settimana europea dei rifiuti” cade quest'anno dal 20 al 28 novembre. La novità 2010 sarà un flash mob, BatucaMob, che mette insieme ritmi brasiliani e rispetto per l’ambiente.

Negli ultimi 40 anni il peso dell'immondizia prodotta dalle famiglie europee è raddoppiato, e non sembra voler diminuire.
L’Ue chiede di fare piccoli gesti quotidiani. E ne consiglia anche alcuni, da adottare in ufficio a scuola oppure a casa, come fare il compost con i rifiuti biodegradabili; riusare e riparare oggetti d’uso quotidiano. O ancora portarsi la merenda da casa, in appositi contenitori; scrivere sempre sui due lati del foglio, è consigliabile anche usare la posta elettronica rispetto al fax; e dare indietro le cartucce per stampanti per farle ricaricare.
Certo una grossa responsabilità di quello che finisce nei cassonetti è dovuto al packaging delle aziende: vere e proprie matrioske di imballaggi, di cui la maggior parte sono di plastica, che complicano la gestione di quello che potrebbe essere riciclato. Allora ecco che il Conai ha stilato un decalogo di consigli per chiarire le idee su come differenziare al meglio.
Non basta però. L’Ue ha dichiarato guerra ai rifiuti su cinque diversi fronti, legati ad altrettante iniziative.
  • “Troppa Immondizia” è il primo, e vuole far conoscere l’impatto ambientale ed economico della crescita “industriale” dei rifiuti.
  • Poi c’è “Produrre Meglio” che vuole incoraggiare le imprese a ridurre gli scarti.
  • “Consumare Meglio” invece si rivolge ai consumatori con attività di informazione.
  • Prima di condannare a morte un prodotto valutiamo se è possibile usarlo in altro modo, questa è l’idea di “Lunga vita ai prodotti” che promuove il riuso.
  • Infine “Meno rifiuti gettati via” presenta le soluzioni per diminuire l’immondizia, magari facendo più attenzione alle date di scadenza.

martedì 3 agosto 2010

Cresce l’offerta turistica amica dell'ambiente

Sul territorio italiano e nella vicina Costa Azzurra esistono ben 426 strutture ricettive impegnate a difendere l’ambiente coniugando turismo e sostenibilità. A loro e al loro impegno nel risparmiare energia, differenziare i rifiuti, offrire servizi di mobilità sostenibile va l'etichetta ecologica di Legambiente Turismo che, anche per il 2010, è pronta a segnalare le migliori strutture. I criteri di scelta per gli esperti dell'associazione sono: la migliore gestione, la gastronomia, la comunicazione sull'ambiente e il territorio circostante, l'impegno ecologico del personale.
A livello regionale spicca fra tutte l’Emilia Romagna con le 126 strutture “amiche del clima”, seguita dalle 51 della Lombardia.
“Il successo crescente dell’etichetta ecologica di Legambiente Turismo – ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – è un segnale forte di quanto sia aumentata in questi ultimi anni l’attenzione nei confronti della protezione e la cura dell’ambiente soprattutto in un settore, come quello turistico, che più di ogni altro deve puntare sulle risorse naturali e paesaggistiche del Paese. L’attenzione verso il risparmio delle risorse e il rispetto del territorio diventano, anche attraverso questa etichetta, un valido strumento di promozione per le aziende ma soprattutto un’ulteriore garanzia di qualità per una clientela sempre più sensibile alla salvaguardia dell’ambiente”. Un successo che si è riconfermato nella prima metà del 2010 con oltre 100 nuove iscrizioni e nuovi gruppi sorti in Sardegna, Campania, nelle Marche e nel Salento.
(Rinnovabili.it)

mercoledì 1 aprile 2009

Città del futuro, apre a Roma la fiera Ecopolis

Apre oggi alla nuova Fiera di Roma la prima edizione di Ecopolis una tre giorni dedicata al tema della città, dell'ambiente urbano e della sostenibilità.Promossa da Camera di commercio di Roma e Fiera Roma con il patronato della presidenza della Repubblica, fino a venerdì il salone inviterà a riflettere e ad approfondire le tematiche legate alla gestione ambientale delle città. In particolare, si farà il punto sullo stato dell'arte in sette settori strategici: energia, rifiuti, mobilità, acqua, natura urbana, urban design, salubrità ambientale. Trasversale sarà poi il tema della governance, imprescindibile se si pensa al ruolo della pianificazione strategica delle grandi aree metropolitane.Si partirà l'1 aprile con la presentazione del V Rapporto annuale sull'ambiente urbano, promosso dal Sistema delle agenzie per l'ambiente Ispra-Arpa-Apopa, cui seguirà nel pomeriggio della prima giornata il convegno «Città del futuro». Con alcune tra le voci più autorevoli del campo, tra cui Alejandro Gutierrez, progettista della prima città sostenibile al mondo, si affronterà il tema della costruzione di comunità a zero emissioni. La seconda giornata prenderà il via con il convegno «L'energia delle città», promosso con il contributo della regione Lazio, per fare il punto sul risparmio energico e l'utilizzo di energie rinnovabili (solare diretta, energia idrica, eolica ed energia derivante dalle biomasse), che oggi coprono solo il 10% del fabbisogno energetico mondiale. Giovedì pomeriggio il ricercatore Richard Pluntz, presenterà lo studio condotto per la Columbia University sul tema dei cambiamenti climatici e avvierà il dibattito sulle nuove emergenze, dal punto di vista sociale, architettonico, sanitario, che devono guidare la pianificazione urbana. Il 3 aprile, infine, l'attenzione si sposterà verso tematiche più strettamente economiche per analizzare quali opportunità e sfide si presentano alle imprese in una fase di transizione verso un'economia più sostenibile e come proprio la green economy possa diventare un motore di ripresa per il sistema industriale. Le grandi trasformazioni cui saranno chiamate le aree urbane nei prossimi anni per far fronte ai cambiamenti climatici vedranno, infatti, un sempre più diretto coinvolgimento di tutti quei soggetti economici e industriali che saranno in grado di assicurare alle amministrazioni metodi, processi e tecnologie innovativi e tra loro integrati. A questi appuntamenti si affiancheranno incontri e conferenze su argomenti più squisitamente tecnici come la bioedilizia, la mobilità sostenibile, il green rating, la gestione dei rifiuti, con esperti che faranno il punto su settori e tematiche specialistiche. «Lo sviluppo sostenibile», ha affermato presentando l'evento Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di commercio Roma, «rappresenta per le nostre imprese una sfida imprescindibile e, al tempo stesso, una grande opportunità. Quando un'impresa sceglie di coniugare efficienza ed etica investe in valori intangibili in grado di assicurare un formidabile ritorno in termini di competitività. Ecopolis, oltre a contribuire in maniera forte allo sviluppo internazionale del nuovo polo fieristico, rappresenta per le aziende una grande opportunità di incontro-confronto con tutti i soggetti coinvolti nello sviluppo, in particolare con la pubblica amministrazione. E la collaborazione tra la nostra istituzione e Fiera di Roma su questo evento nasce proprio dalla volontà di creare un luogo di dibattito di alto livello su questi temi». «In un momento difficile come quello che l'economia attraversa», ha aggiunto il presidente di Fiera Roma, Roberto Bosi, «crediamo che le aziende abbiano bisogno di nuovi stimoli da cui ripartire e ci auguriamo che lo sviluppo sostenibile possa diventare un motore di ripresa per il sistema industriale». (da Italia Oggi)

Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.

giovedì 26 marzo 2009

Le città di domani? Come grossi animali

Parlare tanto di un futuro mentre il presente ci fa soffrire diventa inevitabilmente un rito scaramantico o un atto di fede. Anche se in questo caso non c´è nessuna prospettiva messianica. A meno che non si voglia mettere il pesante fardello di far apparire un messia sulle spalle del governo. Ad ogni modo, mentre per l´edilizia questo è l´anno della crisi, e proprio il governo studia come fare ripartire una delle macchine che fanno da traino a tutta l´economia, per architetti, urbanisti e altri addetti ai lavori il 2009 è il tempo di pensare le città del futuro. Tema principale a febbraio durante la fiera Made, Milano Architetttura Design Edilizia, ora si ripresenta, ma con protagonisti e, ovviamente, suggerimenti diversi, a Ecopolis (dal 1° al 3 aprile alla Fiera di Roma), che mette al centro la questione ambientale. Costruzioni e trasporti: due settori chiave per le città, sono anche tra le prime cause di inquinamento. Ed Ecopolis, anche se cerca risposte con ricchezza di spunti, novità (per esempio Free Duck, quadriciclo elettrico leggero per uso urbano di Ducati energia), curiosità (il più grande impianto fotovoltaico al mondo in thin film: 38 mila metri quadrati di tetti e padiglioni proprio al polo fieristico di Roma), resta imperniata proprio sulle città del futuro. Argomento all´apparenza per filosofi utopisti, futurologi alla Roberto Vacca e sceneggiatori di film onirico-avveniristici (dalla San Angeles di Blade Runner alla New York del 1997 che John Carpenter immagina nel 1981 proprio in 1997: Fuga da New York), sul quale invece si esibiscono con pragmatismo gli architetti. La relazione di apertura del convegno sul tema è di Alejandro Gutierrez, che ha avuto la fortuna di poter davvero progettare da zero un´intera città "verde": Dongtan, sull´isola Chongming alle porte di Shanghai, dove le case saranno tutte ecocompatibili e i trasporti funzioneranno solo con fonti energetiche rinnovabili. Architetto Gutierrez, il futuro delle città è il tema dominante di questo 2009. Non sarà che si costruisce con l´immaginazione nel futuro considerato che nel presente l´edilizia è quasi ferma?«L´importanza delle città adesso e in futuro riguarda motivi diversi dalla crisi. Per la prima volta nella storia più della metà degli abitanti vive nelle città, con un cambiamento radicale rispetto al passato, quando la gente viveva prevalentemente in aree agricole. Siamo diventati una razza urbana, quindi l´impatto di quello che si fa o non si fa nelle città sulla vita delle persone è fondamentale: un concetto apparentemente ovvio, ma non così evidente per quella parte di popolazione che non vive in città. In secondo luogo, le città sono le principali responsabili dei cambiamenti climatici e dei gas a effetto serra. Le persone che vivono nelle città hanno una maggiore disponibilità economica e sono impegnate ogni giorno in molteplici attività, dai viaggi tra casa e lavoro ai consumi di beni alimentari e risorse energetiche, alla produzione di rifiuti. Le città quindi da un lato sono colpevoli, ma dall´altro hanno la grande opportunità di modificare il funzionamento dell´economia e il cambiamento climatico. Innanzi tutto perchè sono entità relativamente semplici da un punto di vista amministrativo: è più semplice incidere su una nazione prendendo le decisioni giuste nelle sue città più importanti, piuttosto che agire a livello centrale e complessivo. Questa appare la strada ideale, ma occorre agire in fretta».Quali sono i problemi delle città che secondo lei vanno risolti per primi?«Il punto di partenza è considerare le città non come sistemi lineari di produzione e richiesta di beni, cultura, risorse, ma come sistemi circolari. Dobbiamo vedere le città come sistemi organici. Finora l´Occidente ha guardato alle città come consumatori di materie prime, che usano massicciamente, producendo grandi quantità di rifiuti. Pensare alle città come sistemi circolari significa pensare a come riutilizzare i grandi flussi di materiali e rifiuti all´interno del sistema urbano stesso, creando valore ed efficienza per l´economia e l´ambiente. Un esempio viene dalla Lombardia, dove in una fabbrica di automobili un imprenditore ha deciso di riciclare tutti gli scarti metallici delle macchine vecchie rivendendoli ad altre imprese per usi diversi. Un modo per dare ai rifiuti nuovo valore. In termini di sviluppo costruttivo, questo modo di pensare coinvolge tutti gli aspetti: le fognature e i rifiuti per generare energia, i materiali edili a basso consumo energetico e basso contenuto di anidride carbonica. Quindi non bisogna progettare per sistemi lineari, da una parte le fognature, dall´altra il sistema di approvvigionamento energetico, qui il progetto paesaggistico e là i trasporti: tutti gli elementi vanno sviluppati come un tutto integrato per generare efficienza». (Da Repubblica)

Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è ciò che l’Eni, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.

mercoledì 25 febbraio 2009

Le ricette di Mercalli su ambiente e clima

«Ripartiamo dai valori sacri del non sprecare, del non buttar via le cose ancora buone, dal senso del risparmio che avevano i nostri nonni». Lo scorso inverno, Luca Mercalli esortava così dal palco del Diavolo Rosso, a un ritorno alle «buone cose» del passato. Lui lo ha messo in pratica: vive in Val di Susa, si scalda con legna e pannelli solari, coltiva l’orto e ama le biblioteche.Il meteorologo con il farfallino di «Che tempo che fa» tornerà a parlare agli astigiani, su invito dell’associazione «Gente & Paesi». È atteso domani alle 21 nel salone Alfieri di Portacomaro. Secondo ospite della rassegna di incontri «Uno sguardo dal ponte», dopo il sindaco di Torino Sergio Chiamparino. A condurre la chiacchierata sarà il giornalista Carlo Cerrato, direttore del Tg3 Piemonte. Il climatologo disserterà di temi a lui cari: i cambiamenti climatici e l’ecologia, i rifiuti e il business degli inceneritori, gli sprechi di energia e la cementificazione del territorio. Oltre alle apparizioni televisive, Mercalli guida la Società meteorologica italiana ed è responsabile dell’Osservatorio meteorologico di Moncalieri. Dal 1993 ha fondato e dirige la rivista di meteorologia Nimbus. Tiene anche lezioni di climatologia e glaciologia nelle Università in Italia e all’estero. (Da La Stampa)

Così le grandi aziende dichiarano di volere sensibilizzare le giovani generazioni sui comportamenti eco sostenibili. Il caso dell’Eni, guidato dall’ad Paolo Scaroni

martedì 24 febbraio 2009

Fra spiritualità e scelte concrete la sfida del turismo «verde»

I l turismo è «uno dei vettori degli attuali cambiamenti climatici, in quanto contribuisce al processo di riscaldamento della terra». Perciò è necessaria – da parte dei turisti e degli operatori di settore – un’«etica della responsabilità » per contenere e ridurre sempre più l’impatto ambientale del turismo. Così scrivevano il cardinale Renato Martino e l’arcivescovo Agostino Marchetto, presidente e segretario del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti, nel messaggio per la 29ª Giornata mondiale del turismo (27 settembre 2008) che faceva proprio il tema scelto dall’Organizzazione mondiale del turismo, i «cambiamenti climatici».Sono oltre 900 milioni le persone che si recano in viaggio turistico all’estero – ricorda il messaggio vaticano – con un impatto ecologico legato tanto ai mezzi di trasporto (aereo, auto, nave etc.) quanto al funzionamento delle strutture per il soggiorno e l’intrattenimento. Per ridurre tale impatto, il turista può fare scelte concrete – riscoprendo l’andare a piedi, scegliendo strutture recettive a basso impatto ambientale, contenendo peso e volume dei bagagli, smaltendo correttamente i rifiuti, privilegiando i prodotti dell’artigianato locale etc.Queste scelte, suggerisce il messaggio, possono trovare maggiore efficacia e diffusione se radicate in una visione del creato – e della responsabilità umana verso il creato – alimentata dalla Parola e dalla sapienza biblica, capace di generare una spiritualità, una cultura e un’etica del turismo a misura d’uomo e di ambiente. Proprio in materia di riscaldamento globale la Santa Sede ha dato il buon esempio – ricordano Martino e Marchetto – creando una zona boschiva in Ungheria, che ha reso il Vaticano il primo Stato sovrano a «emissioni zero », e installando un impianto fotovoltaico a pannelli solari sopra l’aula Paolo VI. (da Avvenire)

Anche i grandi gruppi iniziano a muoversi. Questo è quello che l’Eni, ad esempio, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno a favore dell’ambiente

Contrordine degli ambientalisti: "Solo il nucleare salverà la Terra"

Questa è la rivincita di Enrico Fermi e dei ragazzi di via Panisperna. Le centrali nucleari non evocano più l’apocalisse, il freddo siderale di Chernobyl, le atmosfere da day after, con la neve e la polvere atomica, di certi video anni ’80. Le marce del popolo verde a Montalto di Castro sono archeologia storica. Il nucleare, quello che l’Italia ha cancellato con un referendum emotivo, non è più un tabù. Lo dicono gli ambientalisti, di tutto il mondo. Qualcosa è cambiato. Questo è il momento in cui molti ecologisti fanno outing e dicono: ci siamo sbagliati. Le centrali nucleari sono indispensabili per ridurre le emissioni di anidride carbonica. Il concetto è semplice: per salvare la madre terra l’unica strada è non demonizzare il caro vecchio atomo. È quello che scrivono sull’Independent quattro inglesi «pentiti». Stephen Tindale, fino al 2005, era il direttore di Greenpeace: «È stata come una conversione religiosa. Essere contro il nucleare era il primo comandamento di un ambientalista, ma mi sono reso conto che l’energia atomica è meglio dei cambiamenti climatici». E chi sono gli altri tre? Lord Chris Smith of Finsbury non è un barone qualsiasi, ma il presidente dell’agenzia britannica per l’ambiente. Chris Goodall, uno storico pasdaran verde, e Mark Lynas, giornalista e autore di Six Degrees, i «sei gradi che possono cambiare il mondo», una sorta di cronaca sul come finiremo tutti arrosto. Questi quattro cavalieri dell’apocalisse non hanno rinnegato la propria religione, ma hanno spuntato dalla lista dei peccati mortali il nucleare. Lynas arriva perfino a dire che la moratoria sulla costruzione di nuove centrali, ora revocata dal governo di Londra, è stata un «errore enorme, per il quale ora la terra sta pagando il prezzo». Gli ecologisti si sono resi conto che l’unica alternativa al nucleare sono le vecchie centrali a carbone. Quelle che hanno riempito il cielo di nebbia verde.Gli ecologisti, per più di vent’anni, si sono mossi nel mondo come una masnada di Savonarola. È stato il loro grande errore ideologico. Hanno trasformato la sacrosanta tutela della terra in una guerra santa, da invasati, carichi di verità assolute, di scomuniche. Questo è buono e questo è cattivo. Ma l’atomo non è il demonio e neppure la «particella di Dio». È solo l’energia più pulita e meno costosa che c’è. Ora, adesso. Come al solito è il male minore. È pericoloso se ci giochi male, se non stai attento e si porta dietro il problema delle scorie, che vanno smaltite. E non è facile. Ma questo lo sapeva anche Fermi, quando il 2 dicembre 1942 fece partire, a Chicago, il primo reattore nucleare a fissione.La lista dei crociati pentiti è lunga. Patrick Moore, co-fondatore di Greenpeace, ha scritto un mea culpa. «Ho dovuto cancellare trent’anni della mia vita». James Lovelock, padre spirituale del «principio di Gaia», quella quasi religione olistica che adora la Terra come unico e grande essere vivente, ora sostiene: «L’opposizione al nucleare si basa su una paura irrazionale alimentata da fiction di tipo hollywoodiano, la lobby verde e i media». Stewart Brand, fondatore di The Whole Earth Catalog, assicura che lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi è «un problema sormontabile». (Da Il Giornale)

giovedì 19 febbraio 2009

Stili di vita a impatto zero

Gli svedesi vivono verde. E non si tratta solo di utopie programmatiche o di timidi tentativi nostrani di tenere separati, per quanto possibile, i rifiuti. A Stoccolma il primo quartiere totalmente ecocompatibile, con 10.000 appartamenti e 25.000 residenti (il 10% dei quali di un'età compresa tra i 5 e i 10 anni), è una realtà. Il progetto Hammarby Sjöstad, sulle rive del Baltico nella zona sudest della città, dove prima c'era un'area industriale dismessa, era stato pensato per accogliere il villaggio olimpico nel 2004. Perduta la candidatura ai Giochi, si è trasformato in un progetto urbanistico che durerà fino al 2016: il Comune ha imposto requisiti di ecosviluppo a tutto il quartiere, collegato al centro da nuove fermate della linea blu della metropolitana. Si gira in bicicletta, il car sharing è diffusissimo e le case, con pareti di vetro, hanno tutte una doppia esposizione per favorire la ventilazione e ridurre il consumo di elettricità (comunque rigorosamente fornita da pannelli solari e da lampadine a basso consumo). Hammarby sfrutta il concetto di metabolismo circolare: gli abitanti riescono a produrre il 50% dell'energia di cui hanno bisogno per illuminare, riscaldare e cucinare. L'energia è prodotta da una centrale di biogas derivato dalla combustione dei rifiuti domestici. Il rigoroso senso estetico nazionale non prevede cumuli di spazzatura accatastati agli angoli delle strade in attesa dei camion: i rifiuti, già separati in origine, vengono raccolti da un sistema pneumatico sotterraneo e convogliati nella centrale. L'acqua viene dal lago Mälaren, che è anche la fonte principale di acqua potabile dell'intera città, e lì ritorna, attraverso le turbine dei purificatori. Il Modello Hammarby è già stato esportato in Russia e in Gran Bretagna. E nella città di Stoccolma il quartiere sta organizzandosi per accogliere servizi come asili e scuole. (dal sole24ore.com)

Un progetto di risparmio ed efficienza energetica è stato lanciato dall’Eni di Paolo Scaroni più di un anno fa con l’obiettivo di permettere un risparmio del 30% sull’attuale bolletta energetica di ogni famiglia

Il compleanno di kyoto

Ogni famiglia italiana potrebbe ridurre le emissioni di gas serra di circa 2 tonnellate l'anno, risparmiando pure sulle bollette di casa. «Evitare gli sprechi, preferire prodotti locali e di stagione, ridurre gli imballaggi, fare la raccolta differenziata, avere un occhio attento ai consumi energetici: sono queste le best practises sostenibili da adottare ogni giorno», suggerisce Gaetano Zipoli, ricercatore all'Istituto di Biometeorologia del Cnr di Firenze (Ibimet-Cnr). E l'eco-giornata tipo si vede già dal mattino.In casa Prima regola: chiudere il rubinetto mentre ci si rade o ci si lava i denti. Un piccolo gesto che, oltre a ridurre le emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera, permette di risparmiare anche 50 litri di acqua e quindi di alleggerire la bolletta. Doppio vantaggio, ecologico ed economico, anche se si utilizzano la lavatrice e la lavastoviglie a pieno carico e si lasciano asciugare i panni in modo naturale anziché ricorrere all'asciugabiancheria. Altra buona idea: sostituire le tradizionali lampadine a incandescenza con quelle fluorescenti, che consumano fino a cinque volte di meno e riducono dell'80% le emissioni di Co2. Quando si cucina è bene abituarsi a coprire le pentole con il coperchio oppure scegliere quelle a pressione e, anziché mettere in frigo i cibi ancora caldi, lasciarli raffreddare a temperatura ambiente. Oltre a questi piccoli accorgimenti domestici, si può anche intervenire in maniera più massiccia sulla propria abitazione, migliorando l'isolamento termico di pavimenti, tetto e pareti, e installando serramenti nuovi e doppi vetri. L'ideale è partire dalla diagnosi energetica della casa, in modo da sottoporla poi a una vera e propria riqualificazione in chiave eco-compatibile. Come quella attuata sull'edificio-prototipo Casakyoto, che verrà aperto oggi a Gavirate (Varese). Grazie alla domotica, alle energie alternative, alla ventilazione meccanica e all'isolamento di pareti, pavimenti, impianti di scarico e finestre vengono azzerate le emissioni causate dalla combustione di gas per usi domestici e di riscaldamento.In ufficio Il bon-ton dell'ecocondotta entra anche nel mondo del lavoro. Basta con l'aria condizionata a manetta che obbliga ad andare in ufficio con il maglione anche in estate e che resta sempre accesa. Meglio spegnere il condizionatore quando non è necessario, fare in modo che non sia esposto al sole e tenere chiuse le porte delle stanze climatizzate. Ma addio anche al riscaldamento così alto da costringere a vestirsi leggeri leggeri pure in pieno inverno: abbassare il termostato di appena un grado, da 21° a 20°, può far risparmiare fino a 300 chili di CO2 l'anno.C'è poi il capitolo computer: bisogna ricordarsi di inserire la funzione stand-by e di spegnerlo sempre a fine giornata. Anche limitarsi a stampare solo i documenti necessari è un piccolo gesto intelligente. Il passo in più? Scegliere l'opzione fronte-retro, inserire più pagine in una sola facciata, optare per la bassa risoluzione e verificare in "anteprima di stampa" che la pagina sia corretta per evitare di doverla ristampare. Infine: mai pensato di andare in ufficio usando i mezzi pubblici anziché l'auto, magari anche un solo giorno a settimana? Ma se proprio non si può rinunciare all'automobile, perché non condividerla con i colleghi? Così si eviteranno fino a 1.200 chili di CO2 l'anno, si divideranno le spese e non si rimarrà più soli al volante. (Da ilsole24ore.com)

mercoledì 28 gennaio 2009

Esperto Gb: Riciclo rifiuti contribuisce aumento gas serra

Il riciclo dei rifiuti contribuisce a aumentare il riscaldamento della terra invece che ridurlo. Lo afferma Peter Jones, ex direttore della compagnia Biffa Waste Services, specializzata nel trattamento dei rifiuti, e ora consulente del ministero dell'Ambiente e del sindaco di Londra, Boris Johnson. Secondo Jones, citato dal quotidiano britannico Telegraph, occorre essere certi che la raccolta differenziata, il trasporto e il processo di riciclo dei rifiuti non contribuisca ad aumentare le emissioni di Co2. "Oggi smaltire i rifiuti in un inceneritore a cinque chilometri di distanza ha un minore impatto sul riscaldamento globale del pianeta rispetto che riciclarli in un impianto specializzato a tremila chilometri", ha affermato Jones sottolineando la necessità di ripensare la politica sulla lotta ai gas serra da parte del partito laburista. Nel mese scorso il Daily Telegraph ha svelato che numerose città inglesi e gallesi inviano i rifiuti in impianti di smaltimento in Cina. (apCom)

L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni

giovedì 15 gennaio 2009

Happy Hour al museo, con i cambiamenti climatici

A lezione di scienza a Roma sorseggiando un caffè caldo. Proprio oggi prende il via «Happy Hour al Museo», un'iniziativa del Museo Civico di Zoologia (Salone degli Scheletri fino al 30 aprile, ingresso libero) in collaborazione con il WWF, che prevede un ciclo di incontri, all'ora dell'aperitivo (18.30), per discutere in modo piacevole con protagonisti della scienza a proposito delle tematiche e dei problemi più attuali dell'ambiente.Quattro i temi che vengono affrontati rispettivamente in due appuntamenti: il primo in cui si discute a livello globale, l'altro per comprendere come affrontare i problemi ambientali sul nostro territorio. Si comincia oggi con «Il nostro contributo ai cambiamenti climatici»: Gianfranco Bologna del WWF e Massimo Frezzotti dell'Enea (Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente) discuteranno con il pubblico a proposito dei gas serra e di quali potrebbero essere le conseguenze dei cambiamenti climatici. Uno sguardo sulla realtà locale, su come diminuire gli effetti dei gas e risolvere il problema della mobilità a Roma, sarà il tema dell'incontro «Percorsi per Kyoto» (29 gennaio) in cui Mario Gamberale (Kyoto Club) e Sergio La Motta (Enea) presenteranno alcuni progetti per la Capitale.Ma poichè il rispetto dell'ambiente è un dovere individuale prima che collettivo, a febbraio gli appuntamenti di «Happy Hour al Museo» saranno dedicati al riciclaggio dei rifiuti: quindi un approfondimento sui rifiuti che si producono nelle società industriali (con i docenti universitari Giorgio Nebbia e Andrea Fasullo), poi una lezione sulla raccolta differenziata domestica, tenuta dal docente Sergio Ulgiati e Maria Luisa Frattini del Comune di Roma.«Il biondo Tevere, tra cultura e natura» è invece il titolo di un interessante incontro previsto a marzo: il fiume capitolino, la culla che ha visto nascere sulle sue sponde la Città Eterna, oggi rappresenta una grande risorsa per l'energia ed è un «corridoio biologico » che garantisce il mantenimento delle specie vegetali e animali.E per imparare come mantenere viva la natura in città, si chiude ad aprile con «L'erba del vicino non sempre è più verde», una lezione sulla ricchezza biologica di Roma, e su come rispettarla. Nell'ambito di «Happy Hour al Museo» si terranno anche alcune visite guidate sul territorio, organizzate dal WWF Lazio (Info 06.84497206).

giovedì 30 ottobre 2008

S.o.s per la Terra: consumiamo troppo

Altro che "credit crunch". Una recessione ben più grave, che non ammette possibilitá di recupero, se non si interviene immediatamente, è alle porte: quella ecologica. E la colpa non è solo dei comportamenti inetti delle istituzioni finanziarie internazionali. Se non smettiamo di consumare ai livelli insostenibili cui siamo abituati, saremo tutti sul banco degli imputati per l'impoverimento del pianeta e del benessere collettivo dell'umanitá. Allarmismo ambientalista? Proprio per niente. Lo dicono dati formulati su base scientifica pubblicati nella settima edizione del "Living Planet Report", il rapporto redatto da Wwf, Società Zoologica di Londra (Zsl) e Global Footprint Network per le Nazioni Unite. Se i consumi di risorse naturali continueranno al ritmo attuale entro il 2030 avremmo bisogno, per mantenere i medesimi stili di vita, di due pianeti. Non bisogna essere scienziati per sapere che di pianeta su cui campare ne abbiamo uno. Per capire la gravitá del danno che noi esseri umani arrechiamo alla terra basti pensare che nell'edizione precedente dello stesso rapporto, pubblicata due anni fa, si parlava di questa stessa prospettiva, prevista peró per il 2050. La sostenibilitá della vita sul pianeta si è dunque accorciata di vent'anni a causa dell'aumento sfrenato dei consumi negli ultimi due. In base ad un maccanismo analogo a quello che ha portato alla la crisi finanziaria globale, la domanda di "capitale naturale" mondiale che soddisfa le attivitá della popolazione mondiale, supera attualmente di circa un terzo la capacitá del pianeta terra di rispondere allo sfruttamento cui è sottoposto. Insomma siamo in debito ecologico con la madre terra. I danni non sono attribuibili alla totalitá della popolazione mondiale, ma ai tre quarti che vivono in paesi in cui i consumi superano, e di gran lunga, la capacità biologica nazionale. Quelli che utilizzano più risorse e producono più rifiuti di quanto il loro territorio potrebbe in teoria sostenere. E lo fanno spalmando idealmente tale eccesso di consumi sul resto della superficie planetaria. Secondo questo schema, paesi come Malawi e Afghanistan, risultano innocenti per i danni e la depauperazione delle risorse del pianeta. Mentre Stati Uniti e Cina sono i primi predatori, in quanto lasciano sul pianeta il maggior numero di "impronte ecologiche nazionali". L'impronta ecologica di ogni paese si ottiene facendo la somma del loro utilizzo delle capacità produttive dei sistemi naturali. Si tratta della domanda dell'umanità sulle risorse naturali a disposizione sul pianeta. L'impronta ecologica complessiva globale è attualmente pari a 2.7 ettari pro-capite. Ma la biocapacità mondiale, ovvero l'area necessaria a produrre le risorse e ad assorbire la quota di emissioni di gas serra è di circa 2.1 ettari pro-capite. Questo significa che esiste un deficit di 0,6 ettari a persona. Siamo debitori del pianeta, alla stegua dei debitori delle banche che si riappropriano delle case per le quali non si riesce più a pagare il mutuo. Solo che in questo caso non ci guadagna nessuno. Diamo un'occhiata alla classifica delle impronte ecologiche. In pole position, senza meraviglia, troviamo gli Stati Uniti, con un'impronta ecologica1,8 volte superiore alla biocapacità nazionale, seguiti dalla Cina, 2,3. Al terzo posto c'è l'India, 2,2. Nei valori pro-capite tuttavia gli statunitensi battono tutti gli altri di molte lunghezze con un bel 9.4. Questo significa che si comportano come se avessero a disposizione quattro pianeti invece di uno. Per quando riguarda il Regno Unito, al quindicesimo posto nella classifica mondiale delle impronte, ci vorrebbero 5,3 ettari di territorio a persona per assorbire tutta la spazzatura prodotta e ottenere tutte le risorse di cui i cittadini britannici hanno bisogno. Questo ammonta a più del doppio dei due ettari a testa disponibili per la popolazione mondiale. Nelle isole britanniche si consume consuma quanto in trentatrè paesi africani messi insieme. Nella classifica dei paesi con la maggiore impronta ecologica l'Italia è al ventiquattresimo posto.Le cifre presentate dal rapporto sono arrotondate per difetto. Nel senso che non tengono conto del rischio di un'accelerazione dei cambiamenti climatici, possibile secondo alcuni pareri scientifici. Oltre alla classifica dei predatori delle risorse del pianeta, il "Living Planet Report", i cui dati sono stati rilevati tre anni fa, ci mette davanti a dati che illustrano la tragedia della scomparsa, per mano nostra, di mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci. Dal 1970 al 2005, la biodiversità sul pianeta è diminuita del 30%. Nelle aree tropicali il crollo è addirittura del 50%. Milleseicentoottantasei specie di animali vertebrati non esistono più. Gran parte di questa irreversibile perdita è da attribuire alla deforestazione e alle modifiche nell'uso del territorio. Nel conto, oltre ai cambiamenti climatici, vanno annoverati la costruzione di dighe e la deviazione dei corsi d'acqua. (Da Liberazione)

L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni

mercoledì 22 ottobre 2008

Berlusconi: «Clima, misure irragionevoli»

Non è vero che l'industria è contro la tutela dell'ambiente, dice Emma Marcegaglia sul Sole 24 Ore

Irragionevole: così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ha definito il piano sul clima in discussione a livello europeo durante l'assemblea dell'Unione industriali a Napoli, mentre il premier francese Nicolas Sarkozy ribadiva, a Bruxelles, che abbandonare gli obiettivi fissati «sarebbe drammatico e irresponsabile ». «L'Italia – ha affermato Berlusconi – è un Paese manifatturiero e i costi di adattamento richiesti dal pacchetto-clima deprimerebbero la nostra economia, soprattutto in un momento di crisi come questo. La Ue pensa di poter abbattere le emissioni di anidride carbonica nonostante i rifiuti scontati di Russia, India, Cina, Africa e Usa. Vogliamo fare i Don Chisciotte? Benissimo: attacchiamo, ma con razionalità. Se l'Europa vuole dare l'esempio a tutto il mondo, pagando un prezzo elevato, che questo prezzo sia pagato da tutti in parti uguali. Il modo di affrontare la questione ambientale dell'Europa è assolutamente irragionevole ». Da Napoli anche il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha detto no al pacchetto clima- ambiente della Ue e ha ringraziato il premier Berlusconi «per aver portato avanti, con determinazione, sui tavoli europei la posizione di chi non accetta regole irrealistiche e pericolose ». La Marcegaglia ha anche sottolineato l'attenzione e la disponibilità, da parte di Confindustria, nei confronti delle tematiche ambientali. «Non è affatto vero –ha assicurato – che siamo insensibili alla difesa dell'ambiente. Vogliamo avere un ruolo importante e cogliere la sfida tecnologica. Non è con regole rigide, con un accordo unilaterale che Cina e Usa non sottoscriveranno, che risolveremo il problema». Il leader di viale dell'Astronomia ha poi sottolineato l'importanza degli incentivi per il risparmio energetico per tutti i settori industriali. «Li abbiamo messi nel piano per il risparmio energetico generalizzato, quindi –ha detto –riguardano auto, elettrodomestici, rifiuti, motori elettrici, edilizia. Tutto ciò che contribuisce al risparmio energetico e alla riduzione di emissioni di C02, va supportato non solo in un settore, ma in generale».

martedì 9 settembre 2008

Il successo del detersivo alla spina: «Paghi meno e aiuti l’ambiente»

Quando si dice «la forza dei numeri»: 6828 bottiglie di plastica in meno nei rifiuti, 914 chilogrammi di CO2 non emessi, 9900 Kw/h di energia risparmiati, 1638 litri d'acqua non sprecati.Sono i numeri del progetto «detersivi alla spina» che, da aprile scorso, ha coinvolto una decina di ipermercati di Roma affiliati alle catene Panorama, Auchan e Ipercoop. Il meccanismo è tanto semplice quanto efficace: il consumatore la prima volta acquista un flacone da 1 litro (0,60 centesimi), da 2 litri (0,75 centesimi) o da 3 litri (0,85). Con quello si rifornirà tutte le volte di sapone liquido dal mega-dispencer, anche se assomiglia più che altro ad una pompa di benzina, montato nel supermarket.
Sono ormai tante le iniziative di enti pubblici e gruppi privati che inviato a un uso responsabile dei merci ed energie per promuovere la tutela ambientale, vedi i casi di Enel (Dai respiro all'ambiente) e di Eni ("30percento") di Paolo Scaroni