Paolo Scaroni, ad di Eni, ha dichiarato a CortinaIncontra: "C'e' un grande futuro per le rinnovabili, ma fra 20, 30, 40 anni"
Secondo Paolo Scaroni bisogna essere pronti con le possibili alternative per quando finiranno gli idrocarburi, tra 80 o 90 anni.
"Le rinnovabili, almeno quelle che conosciamo oggi e abbiamo a disposizione sono una cosa piccola piccola e che non ha nessuna possibilità di risolvere i bisogni di energia dell'umanità. Questo non per dire di non farle, ma per sapere che non andiamo da nessuna parte. Le rinnovabili, in particolare in Italia, sono di due tipi: l'eolico e ricordiamo che per far girare le pale ci vuole vento, e l'Italia è il paese meno ventoso del pianeta, quindi mettersi a fare mulini a vento in Italia è un esercizio assolutamente folle. Quelli che per noi sembrano posti ventosi, come la Sardegna, non lo sono per niente. Ha massimo 2500 ore all'anno di vento, quando in Inghilterra ce ne sono 5000". Poi c'e' il solare: "il solare sta in piedi solo se viene pagato da voi nelle vostre bollette sette volte il costo dell'energia termica - ha aggiunto Paolo Scaroni - , perché i pannelli che voi usate sono di una tecnologia vecchissima, anteguerra, che non ha potuto evolvere, basata sul silicio; produrre silicio ha un costo energetico elevatissimo per cui io penso che con questo solare non andiamo da nessuna parte".
Visualizzazione post con etichetta energia eolica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta energia eolica. Mostra tutti i post
sabato 28 agosto 2010
venerdì 27 agosto 2010
Corsi di costruzioni sostenibili con Paea
PAEA - Progetti Alternativi per l'Energia e l'Ambiente - è una associazione ceh promuove lo sviluppo, la crescita e lo scambio personale e culturale perseguendo finalità di tutela ambientale e utilità sociale.
Su richiesta, Paea attiva corsi tecnici e divulgativi per professionisti e per tutti gli interessati alle tematiche del costruire sostenibile, della bioedilizia, del risparmio energetico e delle rinnovabili.
Le giornate formative sono realizzate da professionisti del settore e prevedono, insieme all'esposizione teorica dimostrazioni pratiche e visite guidate a cantieri o a zone di particolare interesse.
Gli incontri si possono seguire anche singolarmente e salvo diversa indicazione sono aperti alla partecipazione di interessati, anche se non addetti ai lavori.
Ecco alcuni esempi dei corsi proposti:
Energie rinnovabili
* Geotermia a bassa entalpia
* Impianti solari termici
* Impianti fotovoltaici
* Impianti micro-eolici
* Impianti micro-idroelettrici
* Impianti di cogenerazione e trigenerazione
Bioedilizia
* Case in legno
* Case in balle di paglia
* Materiali isolanti naturali
* Riqualificazione di una casa in muratura
Efficienza energetica
* Tenuta all'aria dell'edificio e Blower Door Test
* Ponti termici e la termografia ad infrarosso
* Diagnosi energetica con termocamera a infrarosso
* Case passive
Il sito web dell'associazione è www.paea.it.
Su richiesta, Paea attiva corsi tecnici e divulgativi per professionisti e per tutti gli interessati alle tematiche del costruire sostenibile, della bioedilizia, del risparmio energetico e delle rinnovabili.
Le giornate formative sono realizzate da professionisti del settore e prevedono, insieme all'esposizione teorica dimostrazioni pratiche e visite guidate a cantieri o a zone di particolare interesse.
Gli incontri si possono seguire anche singolarmente e salvo diversa indicazione sono aperti alla partecipazione di interessati, anche se non addetti ai lavori.
Ecco alcuni esempi dei corsi proposti:
Energie rinnovabili
* Geotermia a bassa entalpia
* Impianti solari termici
* Impianti fotovoltaici
* Impianti micro-eolici
* Impianti micro-idroelettrici
* Impianti di cogenerazione e trigenerazione
Bioedilizia
* Case in legno
* Case in balle di paglia
* Materiali isolanti naturali
* Riqualificazione di una casa in muratura
Efficienza energetica
* Tenuta all'aria dell'edificio e Blower Door Test
* Ponti termici e la termografia ad infrarosso
* Diagnosi energetica con termocamera a infrarosso
* Case passive
Il sito web dell'associazione è www.paea.it.
venerdì 14 maggio 2010
Areva progetta una centrale solare in Sudafrica
Ultimamente diversi grandi gruppi industriali internazionali stanno investendo ingenti somme nelle energie alternative, sia nel campo dell'energia solare che in quella eolica.
La Areva ad esempio, la principale industria francese nel settore energia, è pronta a costruire una centrale solare a concentrazione in Sudafrica, come riporta il quotidiano sudafricano Business Day. L'impianto dovrebbe avere la capacità di 100 megawatt, ma il sito non è stato ancora individuato.
(da corriere.it)
La Areva ad esempio, la principale industria francese nel settore energia, è pronta a costruire una centrale solare a concentrazione in Sudafrica, come riporta il quotidiano sudafricano Business Day. L'impianto dovrebbe avere la capacità di 100 megawatt, ma il sito non è stato ancora individuato.
(da corriere.it)
Etichette:
energia alternativa,
energia eolica,
energia solare,
energie rinnovabili
mercoledì 5 maggio 2010
Allianz acquista 6 parchi fotovoltaici
La società finanziaria e assicurativa Allianz ha acquisito in Puglia sei parchi fotovoltaici di circa 1 megawatt di potenza ciascuno sviluppati e realizzati da Bp Solar Italia. Gli impianti, nei Comuni di Brindisi e Mesagne, sono in esercizio dalla fine dello scorso anno e sono in attesa di essere connessi. «Siamo molto soddisfatti», ha dichiarato David Jones, amministratore delegato di Allianz Specialized Investments, «di aver realizzato il nostro primo investimento nell'ambito del solare. Il mercato del fotovoltaico è di importanza strategica per il nostro gruppo e ci impegniamo a proseguire su questo successo iniziale e continueremo a sviluppare il nostro portafoglio in Italia e negli altri mercati chiave europei».
Allianz Specialized Investments è responsabile per Allianz Group degli investimenti nel solare e nell'eolico.
Allianz Specialized Investments è responsabile per Allianz Group degli investimenti nel solare e nell'eolico.
martedì 4 maggio 2010
Google si lancia nell'eolico in Nord Dakota
Anche Google investe nelle energie alternative!
Il gigante dell'informatica ha infatti annunciato l'acquisto di due parchi eolici in Nord Dakota per un investimento di 38,8 milioni di euro, circa 30,3 milioni di euro.
I due parchi, sviluppati da NextEra Energy Resources, in totale producono 169,5 megawatt di potenza, abbastanza per alimentare più di 55.000 case. Nella costruzione sono state utilzzate turbine di ultima generazione che permettono di ottimizzare al massimo la produzione di energia pulita, 113 torri eoliche alte 80 metri, collegate alla linea di trasporto per l'energia esistente, dove è stato ridotto il consumo di combustibili fissili.
Google finanzia anche due start-up delle energie alternative: eSolar (energia solare) e Altarock (energia geotermica).
Il gigante dell'informatica ha infatti annunciato l'acquisto di due parchi eolici in Nord Dakota per un investimento di 38,8 milioni di euro, circa 30,3 milioni di euro.
I due parchi, sviluppati da NextEra Energy Resources, in totale producono 169,5 megawatt di potenza, abbastanza per alimentare più di 55.000 case. Nella costruzione sono state utilzzate turbine di ultima generazione che permettono di ottimizzare al massimo la produzione di energia pulita, 113 torri eoliche alte 80 metri, collegate alla linea di trasporto per l'energia esistente, dove è stato ridotto il consumo di combustibili fissili.
Google finanzia anche due start-up delle energie alternative: eSolar (energia solare) e Altarock (energia geotermica).
Etichette:
energia alternativa,
energia eolica,
energia solare,
energie rinnovabili,
geotermico
mercoledì 1 aprile 2009
Città del futuro, apre a Roma la fiera Ecopolis
Apre oggi alla nuova Fiera di Roma la prima edizione di Ecopolis una tre giorni dedicata al tema della città, dell'ambiente urbano e della sostenibilità.Promossa da Camera di commercio di Roma e Fiera Roma con il patronato della presidenza della Repubblica, fino a venerdì il salone inviterà a riflettere e ad approfondire le tematiche legate alla gestione ambientale delle città. In particolare, si farà il punto sullo stato dell'arte in sette settori strategici: energia, rifiuti, mobilità, acqua, natura urbana, urban design, salubrità ambientale. Trasversale sarà poi il tema della governance, imprescindibile se si pensa al ruolo della pianificazione strategica delle grandi aree metropolitane.Si partirà l'1 aprile con la presentazione del V Rapporto annuale sull'ambiente urbano, promosso dal Sistema delle agenzie per l'ambiente Ispra-Arpa-Apopa, cui seguirà nel pomeriggio della prima giornata il convegno «Città del futuro». Con alcune tra le voci più autorevoli del campo, tra cui Alejandro Gutierrez, progettista della prima città sostenibile al mondo, si affronterà il tema della costruzione di comunità a zero emissioni. La seconda giornata prenderà il via con il convegno «L'energia delle città», promosso con il contributo della regione Lazio, per fare il punto sul risparmio energico e l'utilizzo di energie rinnovabili (solare diretta, energia idrica, eolica ed energia derivante dalle biomasse), che oggi coprono solo il 10% del fabbisogno energetico mondiale. Giovedì pomeriggio il ricercatore Richard Pluntz, presenterà lo studio condotto per la Columbia University sul tema dei cambiamenti climatici e avvierà il dibattito sulle nuove emergenze, dal punto di vista sociale, architettonico, sanitario, che devono guidare la pianificazione urbana. Il 3 aprile, infine, l'attenzione si sposterà verso tematiche più strettamente economiche per analizzare quali opportunità e sfide si presentano alle imprese in una fase di transizione verso un'economia più sostenibile e come proprio la green economy possa diventare un motore di ripresa per il sistema industriale. Le grandi trasformazioni cui saranno chiamate le aree urbane nei prossimi anni per far fronte ai cambiamenti climatici vedranno, infatti, un sempre più diretto coinvolgimento di tutti quei soggetti economici e industriali che saranno in grado di assicurare alle amministrazioni metodi, processi e tecnologie innovativi e tra loro integrati. A questi appuntamenti si affiancheranno incontri e conferenze su argomenti più squisitamente tecnici come la bioedilizia, la mobilità sostenibile, il green rating, la gestione dei rifiuti, con esperti che faranno il punto su settori e tematiche specialistiche. «Lo sviluppo sostenibile», ha affermato presentando l'evento Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di commercio Roma, «rappresenta per le nostre imprese una sfida imprescindibile e, al tempo stesso, una grande opportunità. Quando un'impresa sceglie di coniugare efficienza ed etica investe in valori intangibili in grado di assicurare un formidabile ritorno in termini di competitività. Ecopolis, oltre a contribuire in maniera forte allo sviluppo internazionale del nuovo polo fieristico, rappresenta per le aziende una grande opportunità di incontro-confronto con tutti i soggetti coinvolti nello sviluppo, in particolare con la pubblica amministrazione. E la collaborazione tra la nostra istituzione e Fiera di Roma su questo evento nasce proprio dalla volontà di creare un luogo di dibattito di alto livello su questi temi». «In un momento difficile come quello che l'economia attraversa», ha aggiunto il presidente di Fiera Roma, Roberto Bosi, «crediamo che le aziende abbiano bisogno di nuovi stimoli da cui ripartire e ci auguriamo che lo sviluppo sostenibile possa diventare un motore di ripresa per il sistema industriale». (da Italia Oggi)
Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.
Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.
mercoledì 25 marzo 2009
I cambiamenti climatici si studiano con le nanotech
C he cosa hanno in comune i ricercatori italiani e quelli svedesi? La risposta, nient'affatto scontata, è affidata a Lars Leijonborg, ministro per l'Istruzione e la Ricerca del Governo di Stoccolma, in visita ufficiale in Italia insieme ai Reali di Svezia.«Italia e Svezia- spiega Leijonborg, 59 anni, da due e mezzo al Governo - intendono investire insieme nella ricerca sui neutroni, nelle nanotecnologie, negli studi e l'esplorazione della regione artica per trarre informazioni utili sul cambiamento climatico ». Aree di studio comuni tra scienziati italiani e svedesi e che oggi saranno oggetto di una dichiarazione congiunta tra Leijonborg e il ministro Mariastella Gelmini, nel corso del Forum Italia-Svezia organizzato da Confindustria.Italia e Svezia svilupperanno programmi congiunti?I due Paesi già collaborano,al di là dell'esistenza di accordi formali. Il progetto più concreto su cui lavoreremo insieme riguarda lo sviluppo di nuovi materiali attraverso la cosiddetta "spallazione" dei neutroni (è il processo che avviene quando particelle ad alta energia impattano nuclei di atomi producendo un flusso di neutroni, poi impiegati per produrre materiali artificiali, ndr). Inoltre esistono scienziati italiani molto competenti nello studio del Polo Nord e dei cambiamenti climatici, con i quali intensificheremo la partnership. Altri campi che rientreranno nell'accordo con il ministro Gelmini sono le nanotecnologie, l'energia sostenibile, l'alimentazione e la pesca.Investimenti ancora scarsi e legami carenti tra aziende e Università: sulla ricerca l'Italia cerca ancora un modello. Qualè l'esperienza svedese?Possiamo dire di essere tra i vertici a livello mondiale per spese dedicate alla ricerca in rapporto al Pil. L'Agenda di Lisbona poneva come obiettivo il 3%, con un punto di derivazione pubblica e un punto dai privati. La Svezia si posiziona sul 4%, con 3 punti di investimento privato. Per un ministro come me, il vantaggio è avere in casa dei giganti come Ericsson nelle telecomunicazioni e AstraZeneca nella farmaceutica, ciascuno dei quali con la sua ricerca copre quasi l'1% del Pil. Un altro punto di Pil arriva da Volvo e da altre grandi aziende private. Per quanto riguarda poi il rapporto tra le imprese e l'università, direi che il punto di vista di un ministro della Ricerca è molto parziale. Il tema decisivo è un altro...A che cosa si riferisce?Al clima e alle condizioni del fare impresa. Se manca questo, la ricerca resta per forza di cose in laboratorio. Se sei un ricercatore e sviluppi un'invenzione che potrebbe costituire un vero breakthrough tecnologico nel campo della medicina, devi essere messo in condizione di commercializzare la tua idea. Il Governo svedese, a questo scopo, attraverso degli Innovation center creati nelle università favorisce la diffusione del capitale di rischio nella fasi di "very early stage" e fornisce assistenza per passare alla commercializzazione.Quali criteri vengono seguiti nella distribuzione delle risorse pubbliche?Innanzitutto quello del merito. La quantità dei fondi che attribuiamo alle singole università è vincolata alla valutazione dei risultati conseguiti nell'anno precedente. Sui contenuti siamo fortemente orientati alla ricerca di base, sostanzialmente libera, guidata dal mercato, ma senza deviare eccessivamente dalle aree che secondo i contribuenti e la politica saranno strategiche nei prossimi anni: medicina, clima e tecnologie al loro servizio. Ci sono alcuni grandi obiettivi scientifici ai quali, non solo la Svezia ma tutta l'Europa, deve puntare: le grandi battaglie della medicina contro il cancro, l'Alzheimer, l'Aids; l'avvento su larga scala dell'auto elettrica; i sistemi per la cattura del carbonio.La Svezia ha appena compiuto una clamorosa retromarcia tornando al nucleare. Per quale motivo?La sospensione decisa nel 1998 non è stata risolutiva e ha lasciato grandi divisioni nel Paese. Adesso siamo arrivati a una sorta di storico compromesso: i reattori esistenti potranno essere sostituiti da nuovi impianti e di pari passo si svilupperanno sia la ricerca sul nucleare di quarta generazione sia quella sulle fonti rinnovabili come l'eolico, le biomasse, il solare.A giugno in Italia si svolgerà il G8 della scienza. Da osservatore esterno, la Svezia ha dei suggerimenti?A mio parere bisogna dare priorità agli obiettivi che ho appena indicato. Ma soprattutto credo che anche in questa fase di crisi internazionale occorra aumentare gli investimenti in ricerca seguendo la strada tracciata negli Stati Uniti da Barack Obama. In Europa solo una cifra intorno al 6% degli investimenti pubblici per la ricerca è finanziata da Bruxelles: troppo poco. Oggi ho incontrato anche il vostro Presidente Giorgio Napolitano, che mi è parso molto sensibile su questo tema. (Dal Sole 24 Ore)
L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni
L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni
mercoledì 18 marzo 2009
Centrali a biomasse? Non nel mio cortile
"Le centrali a biomasse sono tra gli impianti più innocui sulla Terra. Per produrre elettricità bruciano pezzi di alberi a crescita rapida, come i pioppi, e scarti di potature: tutta roba pulita e rinnovabile. Per i contadini sarebbero un affare, perché trasformano in guadagno il costo dello smaltimento dei residui. Anche per gli abitanti dei comuni interessati potrebbero essere un’opportunità, visto che significano posti di lavoro e spesso sconti sulla bolletta della luce. Eppure, in Italia perfino le piccole e inoffensive centrali a legna sono combattute come il diavolo. Da Atena Lucana, in provincia di Salerno, a Zinasco, nel Pavese, sono 52 gli impianti elettrici di quel tipo contestati. È un fenomeno nuovo e sconcertante perché le centrali a biomasse, così come le altre a energia rinnovabile (idroelettriche, solari, geotermiche ed eoliche), fino a non molto tempo fa erano considerate virtuose e non solo accettabili ma addirittura richieste, quindi fornite di uno speciale lasciapassare ecologistico, una specie di bollino verde.
Da qualche tempo, invece, gruppi di talebani della «difesa del territorio», spesso minuscoli ma bellicosi, hanno cominciato a trattare da nemiche perfino le energie rinnovabili. Riuscendo a bloccarle, spesso trovando alleati tra politici e amministratori locali, sovente agendo anche a dispetto di questi ultimi, oltre che contro gli ambientalisti più ragionevoli e la maggioranza della popolazione, in genere estranea alle proteste o proprio contraria. Il cambiamento di approccio è stato colto e censito dal Nimby Forum (”Not in my backyard” significa: non nel mio cortile), organizzazione che da anni tiene sotto osservazione il delicato rapporto tra le comunità da una parte e dall’altra le istituzioni, le aziende e gli enti che promuovono la costruzione delle infrastrutture. Nel rapporto 2008, che viene presentato ufficialmente giovedì 12 marzo e che Panorama ha letto in anteprima, il Nimby Forum ha individuato 67 impianti a energie rinnovabili contestati in Italia, un grosso numero. E una tendenza preoccupante, proprio nel momento in cui si torna a parlare di energia atomica: “L’Italia si avvia verso il più grande caso Nimby mai osservato, quello sul nucleare” prevede Alessandro Beulcke, presidente del Forum. (Da panorama)
Da qualche tempo, invece, gruppi di talebani della «difesa del territorio», spesso minuscoli ma bellicosi, hanno cominciato a trattare da nemiche perfino le energie rinnovabili. Riuscendo a bloccarle, spesso trovando alleati tra politici e amministratori locali, sovente agendo anche a dispetto di questi ultimi, oltre che contro gli ambientalisti più ragionevoli e la maggioranza della popolazione, in genere estranea alle proteste o proprio contraria. Il cambiamento di approccio è stato colto e censito dal Nimby Forum (”Not in my backyard” significa: non nel mio cortile), organizzazione che da anni tiene sotto osservazione il delicato rapporto tra le comunità da una parte e dall’altra le istituzioni, le aziende e gli enti che promuovono la costruzione delle infrastrutture. Nel rapporto 2008, che viene presentato ufficialmente giovedì 12 marzo e che Panorama ha letto in anteprima, il Nimby Forum ha individuato 67 impianti a energie rinnovabili contestati in Italia, un grosso numero. E una tendenza preoccupante, proprio nel momento in cui si torna a parlare di energia atomica: “L’Italia si avvia verso il più grande caso Nimby mai osservato, quello sul nucleare” prevede Alessandro Beulcke, presidente del Forum. (Da panorama)
Edison punta 1 mld sulle rinnovabili
Edison investirà 1,1 miliardi nel settore delle energie rinnovabili in Italia e all'estero entro il 2014. Lo ha spiegato ieri alla Commissione Ambiente del Senato l'amministratore delegato di Foro Buonaparte, Umberto Quadrino, annunciando che l'obiettivo del gruppo energetico è arrivare a una capacità produttiva verde di circa 3 mila megawatt. In particolare, un forte impulso verrà dato nel settore eolico, dove la capacità di Foro Buonaparte crescerà dagli attuali 300 mw a circa 810 mw grazie allo sviluppo di nuovi progetti in Italia e all'estero. Nel settore idroelettrico è prevista una capacità installata complessiva di circa 2 mila mw grazie al potenziamento del parco di impianti in Italia, progetti all'estero e la costruzione di impianti mini hydro. Per quanto riguarda il tema del cambiamento climatico, Quadrino ha riconosciuto che gli obiettivi posti dall'Ue sono «estremamente ambiziosi ed onerosi se non si inquadrano in un contesto globale in cui anche altri Paesi assumano impegni concreti per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra». Sul fronte del risiko dell'utility, intanto, ieri è emerso che Edison potrebbe concorrere per rilevare il 100% di Pasubio Servizi, società di Schio (Vicenza) attiva nell'acquisto e vendita di gas metano ed energia elettrica che opera in 13 comuni servendo 63.000 clienti (60 milioni di ricavi del 2008). «Alla scadenza sono giunte quattro offerte vincolanti rispetto alle sei proposte non vincolanti iniziali, ma non posso fare i nomi», ha spiegato l'ad di Pasubio Group, Agostino Tognoli. Secondo fonti vicine al dossier, oltre a Edison, ha certamente presentato un'offerta vincolante anche la società trevigiana Ascopiave. Nella partita inoltre dovrebbe esserci anche Eni, mentre sul quarto nome c'è incertezza: potrebbe trattarsi di Agsm Verona in joint venture con Aim Vicenza ed Ergos Energia, oppure Hera o, ancora, Enìa. «Le offerte sono ora al vaglio del consiglio di amministrazione ed entro la settimana contiamo di dare una prima risposta. La basa d'asta è di 18 milioni», ha aggiunto Tognoli. Infine va segnalato che la sentenza del 27 novembre 2008 del Tribunale di Milano che ha stabilito in 0,4426 euro il valore del concambio nella fusione fra Edison e Italenergia (un'operazione datata 2002) sarà oggetto dell'assemblea speciale degli azionisti di risparmio Edison convocata per il prossimo 1 aprile per verificare un eventuale risarcimento del danno. Alla riunione sarà illustrato il contenuto della sentenza e le eventuali iniziative dei soci di risparmio che possono beneficiare del risarcimento del danno. Edison, che ha accantonato una somma in bilancio già nella prima semestrale 2005, sta valutando le opportune iniziative da intraprendere. (da Mf)
Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.
Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.
mercoledì 18 febbraio 2009
Una base ecologica per la biodiversità dell’Antartide
La prima base scientifica a emissioni zero ha appena cominciato la sua attività in Antartide. E’ belga e si chiama Princess Elisabeth Station. Accanto ad essa sorge una centrale eolica mentre per la sua costruzione è stato usato solo materiale ecologicamente tollerabile. Inutile dire che il suo funzionamento avviene esclusivamente con il ricorso ad energie rinnovabili. Insomma il continente bianco, ultimo continente ad essere esplorato dall’uomo, torna a far parlare di sé per le attività di ricerca che lo riguardano. Oltre alla base appena inaugurata, infatti, emergono nuovi dati da quello che è considerato uno dei progetti scientifici più articolati e complessi del momento. Si tratta del Censimento della Vita marina, un’opera di catalogazione colossale portata avanti da 500 studiosi in 25 Paesi diversi che stanno scandagliando i fondali del pianeta per capirne le variazioni dovute in parte anche ai cambiamenti climatici. I risultati definitivi si avranno solo nel 2010 ma intanto le due anime bianche del pianeta, ovvero Polo Sud e Polo Nord cominciano già ad aprire i loro scrigni marini. E rivelano dati che hanno sorpreso e non poco gli studiosi. Primo fra tutti il fatto che ad accomunare Artico e Antartide sia l’esistenza di 235 specie identiche, una novità questa perché si riteneva invece che non ci fossero punti in comune nella fauna dei sue poli. Mentre viene confermata la grande ricchezza dei fondali di entrambi, con 5500 specie registrate in Artico e ben 7500 al Polo Sud. Anzi proprio qui è stata monitorata una fauna che non si trova in nessun altro punto del mondo, a dispetto delle temperature glaciali e inaccessibili. Non solo ma appare sempre più chiaro come l’Antartide abbia giocato un ruolo decisivo come “incubatrice”. Nel giro di milioni di anni, cioè, questa parte del pianeta avrebbe permesso lo sviluppo di forme di vita che poi sarebbero migrate verso le zone marine settentrionali. (da Panorama.it)
venerdì 13 febbraio 2009
Kyoto club: rinnovabili e cambiamenti climatici nel futuro energetico
Investimenti pari a 150 miliardi di dollari nel 2007 e 2,3 milioni di occupati nel mondo. Sono alcune cifre che testimoniano la rapidissima ascesa delle energie rinnovabili. Se ne parla oggi a Roma, presso la sala della Protomoteca del Campidoglio in un convegno promosso da Kyoto Club in occasione del decennale della sua fondazione e per il quarto anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto. “La rivoluzione energetica è partita, anche se con risultati molto diversi nei vari paesi. Primeggia l’Europa: nel 2008 l’eolico, in termini di nuova potenza installata, si è posizionato al primo posto (35 per cento), seguito dalle centrali a gas (29 per cento) e dal fotovoltaico (19 per cento) – anticipa a Panorama.it Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club - La cosa che colpisce di più è il fatto che, considerando le variazioni nette delle potenze elettriche tra il 2000 e il 2008, l’eolico si posiziona al secondo posto (45 per cento), dopo il gas (68 per cento) e il fotovoltaico al terzo posto (7 per cento). Europa e Cina prevedono che rispettivamente il 20 e il 15 per cento dei consumi di energia proverrà da fonti rinnovabili entro il 2020, mentre gli Usa puntano ad un raddoppio di elettricità verde in 3 anni”.
Etichette:
Al Gore,
Cina,
energia alternativa,
energia eolica,
energia solare,
energie rinnovabili,
fotovoltaico,
kyoto
giovedì 5 febbraio 2009
Tutta l'energia che ci serve, contro i cambiamenti climatici
A Candiolo è nato un impianto di biogas che riesce ad utilizzare gli scarti dell'agricoltura, racconta Il Sole 24 Ore
Ridurre l'uso dei combustibili fossili e ridurre le emissioni di gas serra per far fronte al cambiamento climatico: sono questi gli imperativi delle politiche europee per un'energia sicura, competitiva e sostenibile. Alla luce della grave crisi che si abbattuta sull'economia mondiale una nuova spinta alla crescita ed alla libera concorrenza dev'essere sempre maggiormente ispirata dalla luce nuova siglata “green economy”. Sfruttiamo ciò che è possibile, senza attingere a riserve di greggio, caro e molto inquinante; sembra questa la nuova linea cui i governi puntano.Una leva formidabile, specie in Italia territorio agricolo per eccellenza, è data dal trattamento dei ri*uti organici in impianti di compostaggio integrati a impianti di digestione anaerobica. Tale gestione ha una potenzialità stimata di 8 miliardi di metri cubi di metano/anno pari a un decimo circa della domanda di gas in Italia (83 Gm3 nel 2007). Attualmente questa risorsa energetica viene quasi completamente inutilizzata o sprecata. E' infatti emerso che nel 2020 sarà sostanzialmente impossibile raggiungere l'obiettivo europeo di produrre il 20% di energia da fonti rinnovabili.Nello scenario più rialzista le rinnovabili nuove (biocarburanti, eolico, solare) non andranno oltre 0,6 miliardi tep (tonnellate equivalenti petrolio), a livello globale, nel 2020, contro una domanda di 15 miliardi di tep.Qualcosa, però, si sta muovendo, soprattutto in Europa, che mantiene il primato nel mondo riguardo alla potenza installata da fonti energetiche rinnovabili, davanti alla Cina, agli Stati Uniti e all'India. Per il solo comparto eolico, settore in cui l'Italia sconta un forte ritardo, la Germania detiene il primato nel mondo con oltre 15 mila Mw prodotti.Nei prossimi anni, in base ad un'analisi di Nomisma energia, si prevede, nel nostro Paese, un incremento della produzione di energia elettrica del 45,7%, sommando tutte le fonti: eolico, biomasse, fotovoltaico, idrologico, ri*uti solidi urbani 1,1%. Un buon esempio è l' impianto di produzione di biogas realizzato a Candiolo, in provincia di Torino, dalla Cooperativa Speranza, inaugurato il 28 giugno lungo la strada statale 23. La struttura utilizza, in gran parte, sottoprodotti aziendali quali letame e liquami, e oltre ad essi, verranno impiegati stocchi di mais, erba silos e trinciato.
Ridurre l'uso dei combustibili fossili e ridurre le emissioni di gas serra per far fronte al cambiamento climatico: sono questi gli imperativi delle politiche europee per un'energia sicura, competitiva e sostenibile. Alla luce della grave crisi che si abbattuta sull'economia mondiale una nuova spinta alla crescita ed alla libera concorrenza dev'essere sempre maggiormente ispirata dalla luce nuova siglata “green economy”. Sfruttiamo ciò che è possibile, senza attingere a riserve di greggio, caro e molto inquinante; sembra questa la nuova linea cui i governi puntano.Una leva formidabile, specie in Italia territorio agricolo per eccellenza, è data dal trattamento dei ri*uti organici in impianti di compostaggio integrati a impianti di digestione anaerobica. Tale gestione ha una potenzialità stimata di 8 miliardi di metri cubi di metano/anno pari a un decimo circa della domanda di gas in Italia (83 Gm3 nel 2007). Attualmente questa risorsa energetica viene quasi completamente inutilizzata o sprecata. E' infatti emerso che nel 2020 sarà sostanzialmente impossibile raggiungere l'obiettivo europeo di produrre il 20% di energia da fonti rinnovabili.Nello scenario più rialzista le rinnovabili nuove (biocarburanti, eolico, solare) non andranno oltre 0,6 miliardi tep (tonnellate equivalenti petrolio), a livello globale, nel 2020, contro una domanda di 15 miliardi di tep.Qualcosa, però, si sta muovendo, soprattutto in Europa, che mantiene il primato nel mondo riguardo alla potenza installata da fonti energetiche rinnovabili, davanti alla Cina, agli Stati Uniti e all'India. Per il solo comparto eolico, settore in cui l'Italia sconta un forte ritardo, la Germania detiene il primato nel mondo con oltre 15 mila Mw prodotti.Nei prossimi anni, in base ad un'analisi di Nomisma energia, si prevede, nel nostro Paese, un incremento della produzione di energia elettrica del 45,7%, sommando tutte le fonti: eolico, biomasse, fotovoltaico, idrologico, ri*uti solidi urbani 1,1%. Un buon esempio è l' impianto di produzione di biogas realizzato a Candiolo, in provincia di Torino, dalla Cooperativa Speranza, inaugurato il 28 giugno lungo la strada statale 23. La struttura utilizza, in gran parte, sottoprodotti aziendali quali letame e liquami, e oltre ad essi, verranno impiegati stocchi di mais, erba silos e trinciato.
mercoledì 4 febbraio 2009
La new “Green Economy”
In America, complice la grande crisi che sta mettendo in ginocchio l'intera economia, dopo mesi di rialzi del costo del petrolio e allarmanti notizie sui cambiamenti climatici, la problematica energetica ha guadagnato il privilegio e l'onere di diventare argomento cruciale per l'americano medio che, anche con questi risultati elettorali, ha dimostrato di chiedere un cambiamento di rotta chiaro. Tra le priorità annunciate da Obama c'è invece l'esigenza di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili di paesi instabili attraverso lo sviluppo di fonti di energia alternative, sostenuto da un fondo di 150 miliardi di dollari per il prossimo decennio. Non solo. Il piano è più ambizioso: ridurre le emissioni dell'80% entro il 2050, con costi per le aziende inquinanti ma con innegabili ritorni per le famiglie e per l'economia in generale. C'è la volontà di investire nella rete di trasporto pubblico, di ridurre la bolletta energetica in capo a famiglie ed aziende ma anche di aumentare l'occupazione, grazie alla creazione di nuovi di posti di lavoro nei settori green (bio-carburanti in primis). Una sinergia tanto più promettente perché si può basare sulle quelle che sono da sempre i punti di forza del sistema industriale americano: ricerca, innovazione, imprenditorialità. È un primo passo, un passo nella direzione giusta. Ma attenzione agli entusiasmi troppo facili: per vincere la s*da che abbiamo di fronte, per rallentare il cambiamento climatico rendendolo compatibile con la sopravvivenza della nostra società, bisogna fare di più. Jeremy Rifkin, il presidente della Foundation on Economic Trends, accoglie con prudente soddisfazione l'annuncio della nuova politica energetica di Obama. Sempre secondo Rifkin, oltre alle centrali elettriche bisogna puntare sugli altri due pilastri della terza rivoluzione industriale. Prima di tutto intervenire sugli edi*ci non solo per limitare gli sprechi ma per compiere un salto tecnologico più impegnativo. Case e uf*ci devono produrre energia, non consumarla. Ormai la tecnologia per arrivare a questo risultato è a portata di mano: coibentazione, pannelli solari che avvolgono l'edi*cio, geotermia, energia dai ri*uti e anche il mini-eolico faranno sì che le case si trasformino in micro centrali elettriche. Lovins è convinto che anche nella produzione energetica la rivoluzione sia già a buon punto. Un sesto della produzione mondiale di elettricità e un terzo di quella installata nel 2007 è derivata dalla microproduzione. Un dato che in pochi capiscono. La cogenerazione e le rinnovabili nel 2005 hanno aggiunto alla produzione mondiale quattro volte la quantità di elettricità immessa e undici volte la capacità di generare elettricità del nucleare, ma i fan dell'atomo continuano a dire che sono cifre piccole, limitate, e che ci vorranno decenni perché siano competitive. (Dal Sole 24 Ore)
martedì 3 febbraio 2009
Yes, we can. L'esempio di una cittadina tedesca
In Germania, un modello di ambientalismo fattibile, c’è. Bisogna recarsi a Dardesheim, una cittadina di appena mille abitanti conficcata nel cuore della Germania, ma nota tra gli ambientalisti per essere interamente autonoma sul piano energetico. Ogni anno, Dardesheim produce una quantità di elettricità quaranta volte superiore rispetto al suo consumo annuale. A pochi chilometri da lì, dal nulla spunta l’eolica più potente del mondo. Il parco di Druiberg ne conta altre 27, attraverso le quali la regione di Harz intende coprire il fabbisogno elettrico di oltre 250.000 abitanti da qui ai prossimi quattro anni. Ma si sa, il vento non basta. E nemmeno il sole, che pure fa la sua parte. A Dardensheim non c’è edificio che non sia coperto da installazioni fotovoltaiche. Di fronte al Comune, c’è addirittura un contatore che indica la quantità di energia solare prodotta in tempo reale e le emissioni di CO2 risparmiate. E c’è pure una centrale al biogas alle porte della città. Per completare il dispositivo, una centrale idraulica è stata “riallacciata” al parco eolico di Druiberg, consentendo ai residenti locali di poter contare su due enormi cisterne pronte a entrare in moto e fornire alla popolazione l’elettricità non appena calano il sole o il vento. Il successo registrato a Dardesheim ha convinto lo Stato federale di espandere questo modello ecologico alla regione di Harz con una sovvenzione pari a 10 milioni di euro. (da panorama.it)
Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.
Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.
venerdì 30 gennaio 2009
Roma capitale delle fonti rinnovabili
La prossima edizione di ZeroEmission Rome (30 settembre-2 ottobre), rassegna dedicata all'energia alternativa, alla sostenibilità ambientale, alla lotta ai cambiamenti climatici e all'emission trading, si preannuncia ricca di novità
L a green economy avanza a grandi passi e offre notevoli opportunità di sviluppo economico, con ricadute molto positive anche sull'occupazione. Non a caso, il neopresidente degli Stati Uniti, Barack Obama, vuole investire 150 miliardi di dollari in dieci anni nelle energie rinnovabili per creare cinque milioni di posti di lavoro.In questo stimolante contesto mondiale, l'evento di riferimento per le aziende interessate allo sviluppo delle energie rinnovabili, alla sostenibilità ambientale, alla lotta ai cambiamenti climatici e all'emission trading nel mercato del bacino del Mediterraneo è Zero Emission Rome.L'ultima edizione, che si è svolta dall'1 al 4 ottobre 2008 nel nuovo quartiere della Fiera di Roma, ha registrato risultati molto significativi. Si è tenuta su una superficie espositiva di ben 25.000 metri quadri ed è stata caratterizzata dall'internazionalità: circa il 30% degli oltre 300 espositori sono, infatti, stati esteri. La manifestazione ha registrato oltre 18.000 presenze, delle quali circa 1.900 hanno seguito il qualificato programma di conferenze e workshop a cui sono intervenuti 332 relatori, suddivisi in 46 sessioni.Forte di questi risultati, la prossima edizione di ZeroEmission Rome, in programma dal 30 settembre al 2 ottobre 2009, si preannuncia ricca di novità interessanti. L'evento sarà composto da diversi eventi specializzati: Eolica Expo Mediterranean (salone internazionale per l'elettricità dal vento); CO2 Expo (salone internazionale dei mercati dei crediti di carbonio); Agrienergy Expo (salone internazionale dell'energia da fonti rinnovabili agricole); Biofuel Expo (salone internazionale delle tecnologie e dell'industria sostenibile dei biocarburanti liquidi); PV Rome Mediterranean (salone internazionale delle tecnologia fotovoltaiche per il Mediterraneo); CSP Expo Solartech (salone internazionale delle tecnologie per la produzione di impianti solari a concentrazione).
L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni
L a green economy avanza a grandi passi e offre notevoli opportunità di sviluppo economico, con ricadute molto positive anche sull'occupazione. Non a caso, il neopresidente degli Stati Uniti, Barack Obama, vuole investire 150 miliardi di dollari in dieci anni nelle energie rinnovabili per creare cinque milioni di posti di lavoro.In questo stimolante contesto mondiale, l'evento di riferimento per le aziende interessate allo sviluppo delle energie rinnovabili, alla sostenibilità ambientale, alla lotta ai cambiamenti climatici e all'emission trading nel mercato del bacino del Mediterraneo è Zero Emission Rome.L'ultima edizione, che si è svolta dall'1 al 4 ottobre 2008 nel nuovo quartiere della Fiera di Roma, ha registrato risultati molto significativi. Si è tenuta su una superficie espositiva di ben 25.000 metri quadri ed è stata caratterizzata dall'internazionalità: circa il 30% degli oltre 300 espositori sono, infatti, stati esteri. La manifestazione ha registrato oltre 18.000 presenze, delle quali circa 1.900 hanno seguito il qualificato programma di conferenze e workshop a cui sono intervenuti 332 relatori, suddivisi in 46 sessioni.Forte di questi risultati, la prossima edizione di ZeroEmission Rome, in programma dal 30 settembre al 2 ottobre 2009, si preannuncia ricca di novità interessanti. L'evento sarà composto da diversi eventi specializzati: Eolica Expo Mediterranean (salone internazionale per l'elettricità dal vento); CO2 Expo (salone internazionale dei mercati dei crediti di carbonio); Agrienergy Expo (salone internazionale dell'energia da fonti rinnovabili agricole); Biofuel Expo (salone internazionale delle tecnologie e dell'industria sostenibile dei biocarburanti liquidi); PV Rome Mediterranean (salone internazionale delle tecnologia fotovoltaiche per il Mediterraneo); CSP Expo Solartech (salone internazionale delle tecnologie per la produzione di impianti solari a concentrazione).
L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni
venerdì 12 dicembre 2008
L'obiettivo ora è Copenhagen
«Desidero annunciare che l'Italia, durante la presidenza del G8 nel 2009, promuoverà tutte le iniziative utili a facilitare il raggiungimento di un accordo a Copenhagen». L'assemblea plenaria del vertice climatico delle Nazioni Unite, che si chiuderà oggi a Poznan, ha tributato un caloroso applauso al ministro Stefania Prestigiacomo, forse accogliendo le sue parole come il segnale che il Consiglio europeo in corso a Bruxelles riuscirà a trovare un'intesa sulle misure contro i cambiamenti climatici. «Me lo auguro anch'io», commenta il ministro dell'Ambiente, subito dopo il suo intervento. Il guaio è che, a poche ore dalla conclusione di due estenuanti settimane di lavori diplomatici, non è ancora chiaro quali saranno gli esiti del vertice di Poznan.Ad ascoltare le dichiarazioni dei 140 ministri che sono sfilati ieri sul palco, il consenso sulle misure da intraprendere sembrerebbe abbastanza vasto da garantire un successo del summit polacco, al quale si chiede di tracciare soltanto la strada che dovrebbe portare, fra un anno esatto, alla firma di un Protocollo di Copenhagen, destinato a sostituire quello di Kyoto dal 2013 in poi. Ma è evidente che, un conto sono le dichiarazioni ufficiali, un conto le più riservate posizioni negoziali.Non a caso, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban-Ki Moon, nell'aprire i lavori di ieri, ha usato toni aulici. «Il mondo ci sta guardando. Le generazioni future contano su di noi. Non possiamo fallire», ha detto. «Non ci possono essere ripensamenti, al nostro impegno a ridurre le emissioni di anidride carbonica».Fatto sta che, sulla strada verso Copenhagen – 353 giorni, 22 ore, 11 minuti e 24 secondi, come si leggeva in quel momento sul diplay piazzato sul palco per esibire il conto alla rovescia – è facile che i governi di 190 Paesi del mondo saranno destinati a incontrarsi di nuovo, anzitempo. «Sto pensando di convocare un summit sul clima, in occasione dell'Assemblea generale del prossimo settembre», ha ammesso il numero uno della diplomazia internazionale. Segno che, di problemi da risolvere, ce ne sono ancora troppi.In verità, lo scenario sta cambiando rapidamente. «Gli Stati Uniti sono felici di concludere questa conferenza con una piano di lavoro che ci porterà verso gli intensi negoziati dell'anno prossimo», ha dichiarato Paula Dobriansky, viceministro dell'amministrazione Bush che, però, l'anno prossimo non ci sarà. «Siamo pronti ad assumerci la responsabilità per significativi tagli alle emissioni», ha rincarato poco dopo John Kerry, l'ex candidato alla presidenza, arrivato ieri a Poznan in qualità di inviato di Barack Obama.Negli ultimi due anni, lo stallo climatico internazionale era stato attribuito alla latitanza di Bush e al fatto che, sotto Kyoto, la Cina non ha obblighi. Ma ieri Moon ha apertamente elogiato Pechino per il suo atteggiamento e le sue azioni.«L'anno scorso – ha detto il ministro cinese Zhenhua Xie – abbiamo chiuso piccole centrali a carbone che producevano 14 gigawatt, e quest'anno altre per 14,5 gigawatt. Intanto, generiamo 164 gigawatt con l'idroelettrico, 10 con l'energia eolica e abbiamo installato 130 milioni di metri quadrati di pannelli solari. Nei prossimi due anni, investiremo 4mila miliardi di yuan (1,5 miliardi di euro) nelle rinnovabili, nell'efficienza energetica e nella protezione ambientale».E queste sono le dichiarazioni ufficiali. «La delegazione cinese – si legge in un documento riservato, tratto dai lavori di due giorni fa – esprime il proprio disappunto per il lavoro fatto sin qui. Ci sembra che i Paesi industrializzati stiano preparando la grande fuga da Copenhagen », il futuribile trattato che dovrà prescrivere anche gli impegni che i Paesi emergenti si accolleranno dal 2020 in poi.Ieri intanto, le associazioni ambientaliste hanno assegnato all''Italia il premio «Fossile del giorno», per le dichiarazioni rilasciate dal presidente Berlusconi al vertice di Bruxelles.
(Da Il Sole 24 Ore)
Per sapere come si muovono le grandi aziende italiane in campo ambientale vedi l’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni.
(Da Il Sole 24 Ore)
Per sapere come si muovono le grandi aziende italiane in campo ambientale vedi l’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni.
venerdì 28 novembre 2008
Sole e vento? Un affare Basta sfatare dieci miti
da Repubblica
Tutti ne parlano, tutti la vogliono, ma pochi credono che sia veramente possibile produrla. L´oggetto del desiderio è l´energia pulita, la fonte in grado di risolvere contemporaneamente due problemi: fermare il cambiamento climatico e permettere al mondo di continuare a funzionare ai ritmi attuali, senza tornare all´età delle caverne. Ma sebbene governi, scienziati e media dedichino sempre più attenzione a questo obiettivo, le statistiche indicano che la maggioranza dell´opinione pubblica è scettica sulla possibilità di realizzarlo. Un libro uscito ora in Gran Bretagna si propone di smentire questa impressione, iniettando una dose di ottimismo nel dibattito sul "Green New Deal", il piano per colorare di verde l´economia planetaria.In "Ten technologies to save the planet" Chris Goodall, esperto di energie rinnovabili, illustra i "miti da sfatare" sull´argomento: una sorta di decalogo per capire che la rivoluzione verde si può fare, e come. Il suo libro, di cui il Guardian ha pubblicato un´anticipazione, parte dall´energia solare: non è vero che è troppo costosa per essere usata in modo ampio e diffuso, afferma l´autore. I pannelli solari odierni, grossi e costosi, catturano solo il 10 per cento circa dell´energia del sole, ma rapide innovazioni in corso negli Stati Uniti segnalano che una nuova generazione di pannelli solari assai più sottili ed economici potranno catturare molta più energia. La società First Solar, leader del settore, ritiene che i suoi prodotti potranno generare elettricità nei Paesi più caldi tanto economicamente quanto le centrali elettriche entro il 2012. Altre aziende, in Spagna e in Germania, stanno sperimentando nuovi sistemi per catturare i raggi del sole, con risultati incoraggianti. L´Europa potrebbe un giorno ricavare gran parte del proprio fabbisogno elettrico da stazioni di pannelli solari nel deserto del Sahara.Ma ci sono anche altri miti da sfatare. Come quello che l´energia eolica sia troppo inaffidabile. È falso. Già oggi in certi periodi dell´anno produce il 40 per cento del fabbisogno energetico della Spagna. Non è neppure vero che l´energia tratta dalle correnti marine non porti da nessuna parte: in Irlanda del Nord e in Portogallo hanno cominciato a funzionare i primi generatori a turbina che sfruttano le onde. Falso anche che le centrali nucleari siano più economiche di altre fonti di elettricità a bassa produzione di carbonio: i costi dell´energia nucleare sono incontrollabili, e a meno di ridurli sarebbe più conveniente puntare su centrali a carbone "pulite". È opinione comune che le auto elettriche siano lente e brutte, ma non è vero: ormai sono veloci, belle e avranno presto batterie al litio, in grado di ricaricarle economicamente e rapidamente. Non a caso Danimarca e Israele intendono avere solo auto elettriche, in futuro. C´è la credenza che i biocarburi (come l´etanolo) siano sempre distruttivi per l´ambiente, ma in futuro non sarà così. Se si ritiene che il cambiamento climatico comporti un maggior fabbisogno di agricoltura organica si deve comunque tener presente che occorrerebbe riuscire ad aumentare le dimensioni dei raccolti di questo tipo. Per quel che riguarda le innovative case a "zero emissioni di carbonio", è vero che sono una priorità, ma molto costosa: meglio puntare sulla riduzione delle emissioni delle case esistenti, come si fa in Germania. Si crede poi che le stazioni elettriche debbano essere grandi per essere efficienti: il futuro invece sarà delle microstazioni. È opinione comune, infine, che tutte le soluzioni ai problemi energetici debbano essere ad alta tecnologia, ma spesso costano troppo. Per cui non bisogna disdegnare la bassa tecnologia.
Tutti ne parlano, tutti la vogliono, ma pochi credono che sia veramente possibile produrla. L´oggetto del desiderio è l´energia pulita, la fonte in grado di risolvere contemporaneamente due problemi: fermare il cambiamento climatico e permettere al mondo di continuare a funzionare ai ritmi attuali, senza tornare all´età delle caverne. Ma sebbene governi, scienziati e media dedichino sempre più attenzione a questo obiettivo, le statistiche indicano che la maggioranza dell´opinione pubblica è scettica sulla possibilità di realizzarlo. Un libro uscito ora in Gran Bretagna si propone di smentire questa impressione, iniettando una dose di ottimismo nel dibattito sul "Green New Deal", il piano per colorare di verde l´economia planetaria.In "Ten technologies to save the planet" Chris Goodall, esperto di energie rinnovabili, illustra i "miti da sfatare" sull´argomento: una sorta di decalogo per capire che la rivoluzione verde si può fare, e come. Il suo libro, di cui il Guardian ha pubblicato un´anticipazione, parte dall´energia solare: non è vero che è troppo costosa per essere usata in modo ampio e diffuso, afferma l´autore. I pannelli solari odierni, grossi e costosi, catturano solo il 10 per cento circa dell´energia del sole, ma rapide innovazioni in corso negli Stati Uniti segnalano che una nuova generazione di pannelli solari assai più sottili ed economici potranno catturare molta più energia. La società First Solar, leader del settore, ritiene che i suoi prodotti potranno generare elettricità nei Paesi più caldi tanto economicamente quanto le centrali elettriche entro il 2012. Altre aziende, in Spagna e in Germania, stanno sperimentando nuovi sistemi per catturare i raggi del sole, con risultati incoraggianti. L´Europa potrebbe un giorno ricavare gran parte del proprio fabbisogno elettrico da stazioni di pannelli solari nel deserto del Sahara.Ma ci sono anche altri miti da sfatare. Come quello che l´energia eolica sia troppo inaffidabile. È falso. Già oggi in certi periodi dell´anno produce il 40 per cento del fabbisogno energetico della Spagna. Non è neppure vero che l´energia tratta dalle correnti marine non porti da nessuna parte: in Irlanda del Nord e in Portogallo hanno cominciato a funzionare i primi generatori a turbina che sfruttano le onde. Falso anche che le centrali nucleari siano più economiche di altre fonti di elettricità a bassa produzione di carbonio: i costi dell´energia nucleare sono incontrollabili, e a meno di ridurli sarebbe più conveniente puntare su centrali a carbone "pulite". È opinione comune che le auto elettriche siano lente e brutte, ma non è vero: ormai sono veloci, belle e avranno presto batterie al litio, in grado di ricaricarle economicamente e rapidamente. Non a caso Danimarca e Israele intendono avere solo auto elettriche, in futuro. C´è la credenza che i biocarburi (come l´etanolo) siano sempre distruttivi per l´ambiente, ma in futuro non sarà così. Se si ritiene che il cambiamento climatico comporti un maggior fabbisogno di agricoltura organica si deve comunque tener presente che occorrerebbe riuscire ad aumentare le dimensioni dei raccolti di questo tipo. Per quel che riguarda le innovative case a "zero emissioni di carbonio", è vero che sono una priorità, ma molto costosa: meglio puntare sulla riduzione delle emissioni delle case esistenti, come si fa in Germania. Si crede poi che le stazioni elettriche debbano essere grandi per essere efficienti: il futuro invece sarà delle microstazioni. È opinione comune, infine, che tutte le soluzioni ai problemi energetici debbano essere ad alta tecnologia, ma spesso costano troppo. Per cui non bisogna disdegnare la bassa tecnologia.
Etichette:
agricoltura,
emissioni,
energia alternativa,
energia eolica,
energia solare,
energie rinnovabili,
nucleare,
usa
mercoledì 29 ottobre 2008
Uk, energia eolica dai fiumi
Da Finanza & Mercati
I fiumi britannici diventeranno presto aree di produzione per energia rinnovabile. L’ente pubblico British Waterways, che dal 1962 gestisce le tratte navigabili nell’entroterra, ha in programma infatti di sfruttare i canali e le sedi fluviali di tutto il Paese, secondo un piano di generazione energetica distribuito in maniera omogenea sul territorio. Il progetto prevede l’installazione di 50 turbine eoliche lungo i corsi d’acqua del Regno Unito e di un numero non ancora stabilito di impianti idroelettrici in piccola scala, costruiti nei prossimi cinque anni. Una volta realizzato, il sistema garantirà una capacità complessiva di oltre 100 Mw, sufficienti a coprire il fabbisogno di circa 45.000 abitazioni. Grazie a questa iniziativa si eviterà l’immissione in atmosfera di ben 100.000 tonnellate di anidride carbonica e i proventi dell’energia distribuita dall’ente saranno reinvestiti in operazioni di tutela e mantenimento dei corsi d’acqua. Secondo Robin Evans, chief executive della British Waterways, «questo è un vero e proprio esempio di come un organismo pubblico possa utilizzare la sua terra in modi innovativi per la generazione di reddito supplementare e lavorare verso un futuro più sostenibile. Noi ci occupiamo di 2.200 miglia di corsi d’acqua in tutto il Regno Unito e, mentre tuteliamo il loro patrimonio, stiamo cercando in modo proattivo di utilizzare questa risorsa per dare un contributo alla lotta contro il cambiamento climatico». Il progetto è stato messo a punto con la collaborazione di Partnership for Renewables, una compagnia istituita nel 2006 da Carbon Trust (l’organizzazione fondata dal governo britannico per la riduzione delle emissioni di Co2). I costi di sviluppo saranno coperti proprio da questa società, che metterà a disposizione i propri esperti per assicurare una scelta ottimale dei siti di installazione. «Quando la Partnership for Renewables è stata istituita - afferma il suo amministratore delegato Stephen Ainger - era assodato che il settore pubblico possedesse più del 10% del territorio del Regno Unito, ma che avesse concrete difficoltà a tradurre questa risorsa in termini di produzione di energie rinnovabili. Noi crediamo che questo annuncio segni l'inizio di una tendenza nel settore pubblico a considerare le potenzialità della generazione di energie rinnovabili ed è importante constatare che British Waterways vuole diventare un esempio per altri che seguiranno».
I fiumi britannici diventeranno presto aree di produzione per energia rinnovabile. L’ente pubblico British Waterways, che dal 1962 gestisce le tratte navigabili nell’entroterra, ha in programma infatti di sfruttare i canali e le sedi fluviali di tutto il Paese, secondo un piano di generazione energetica distribuito in maniera omogenea sul territorio. Il progetto prevede l’installazione di 50 turbine eoliche lungo i corsi d’acqua del Regno Unito e di un numero non ancora stabilito di impianti idroelettrici in piccola scala, costruiti nei prossimi cinque anni. Una volta realizzato, il sistema garantirà una capacità complessiva di oltre 100 Mw, sufficienti a coprire il fabbisogno di circa 45.000 abitazioni. Grazie a questa iniziativa si eviterà l’immissione in atmosfera di ben 100.000 tonnellate di anidride carbonica e i proventi dell’energia distribuita dall’ente saranno reinvestiti in operazioni di tutela e mantenimento dei corsi d’acqua. Secondo Robin Evans, chief executive della British Waterways, «questo è un vero e proprio esempio di come un organismo pubblico possa utilizzare la sua terra in modi innovativi per la generazione di reddito supplementare e lavorare verso un futuro più sostenibile. Noi ci occupiamo di 2.200 miglia di corsi d’acqua in tutto il Regno Unito e, mentre tuteliamo il loro patrimonio, stiamo cercando in modo proattivo di utilizzare questa risorsa per dare un contributo alla lotta contro il cambiamento climatico». Il progetto è stato messo a punto con la collaborazione di Partnership for Renewables, una compagnia istituita nel 2006 da Carbon Trust (l’organizzazione fondata dal governo britannico per la riduzione delle emissioni di Co2). I costi di sviluppo saranno coperti proprio da questa società, che metterà a disposizione i propri esperti per assicurare una scelta ottimale dei siti di installazione. «Quando la Partnership for Renewables è stata istituita - afferma il suo amministratore delegato Stephen Ainger - era assodato che il settore pubblico possedesse più del 10% del territorio del Regno Unito, ma che avesse concrete difficoltà a tradurre questa risorsa in termini di produzione di energie rinnovabili. Noi crediamo che questo annuncio segni l'inizio di una tendenza nel settore pubblico a considerare le potenzialità della generazione di energie rinnovabili ed è importante constatare che British Waterways vuole diventare un esempio per altri che seguiranno».
Etichette:
CO2,
emissioni,
energia alternativa,
energia eolica,
energie rinnovabili
martedì 23 settembre 2008
I convegni di ZeroEmission Rome 2008
Dall'1 al 4 ottobre alla Fiera di Roma quattro giornate congressuali sul tema delle energie rinnovabili faranno il punto sul dibattito energetico e climatico mondiale.
C on 9 convegni e 332 relatori che si alterneranno in 46 sessioni ZeroEmission Rome 2008 si prospetta come l'appuntamento per scoprire le attuali applicazioni e le potenzialità degli scenari per la produzione energetica del futuro.Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, interverrà al convegno "L'impegno delle Istituzioni nazionali e internazionali per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo delle fonti rinnovabili", organizzato da Anev, che si terrà l'1 ottobre nel corso di Eolica Expo Mediterranean 2008. Il ministro illustrerà la politica del governo sulle energie rinnovabili in un intervento dal titolo "Azioni di sostegno per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo delle fonti".
C on 9 convegni e 332 relatori che si alterneranno in 46 sessioni ZeroEmission Rome 2008 si prospetta come l'appuntamento per scoprire le attuali applicazioni e le potenzialità degli scenari per la produzione energetica del futuro.Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, interverrà al convegno "L'impegno delle Istituzioni nazionali e internazionali per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo delle fonti rinnovabili", organizzato da Anev, che si terrà l'1 ottobre nel corso di Eolica Expo Mediterranean 2008. Il ministro illustrerà la politica del governo sulle energie rinnovabili in un intervento dal titolo "Azioni di sostegno per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo delle fonti".
Etichette:
emissioni,
energia alternativa,
energia eolica,
energie rinnovabili
martedì 16 settembre 2008
Controcorrente, il (falso) allarme clima
Articolo controcorrente sul Giornale rispetto ai cambiamenti climatici in atto
In fondo fra tante bufale bastava una carota. Un cilindretto di ghiaccio buono per un Negroni formato famiglia. Un Calippo gigante lungo un metro e di 10 centimetri di diametro. Questo carotone pescato a 3.200 metri di profondità in Antartide ed esposto nella mostra “Atmosphera” al Meeting di Rimini è la chiave per smascherare le panzane catastrofiche degli pseudo-ecologisti del «moriremo tutti e possibilmente presto».«Negli ultimi anni si sentono troppe stupidaggini sui cambiamenti di clima - spiega il professor Elio Sindoni, direttore del dipartimento di Scienze dell’ambiente a Milano Bicocca -. E a lanciare allarmi sono sempre persone non addette ai lavori». Sì, quei vaticinii da Apocalisse del tipo «nel 2033 ci sarà il deserto in Norvegia e i salmoni migreranno a Cinisello Balsamo», oppure «in capo a 5 anni il mare arriverà a Cortina e i maestri di sci se non vorranno rimanere disoccupati dovranno insegnare immersioni». Ecco, tutte balle. Lo insegna la carota.«La trivellazione eseguita in Antartide con il progetto Epica dell’Università di Milano ha raggiunto profondità tali che si possono esaminare le particelle di aria congelate un milione di anni fa. E tramite un esame degli isotopi dell’ossigeno si può risalire alla temperatura di quel periodo». E - sorpresa delle sorprese - era la stessa di oggi. Il che testimonia due cose: che anche un milione di anni fa bisognava uscire la sera col maglioncino e «che i cambiamenti climatici ci sono sempre stati e non dipendono dall’inquinamento». D’altronde la Groenlandia era “terra verde” e ora è il paradiso dei giocatori di hockey, mentre i Maya furono sterminati dalla siccità, ma non perché non avevano la marmitta catalitica. E dunque tutte le bacchettate metaforiche che ci prendiamo sulle dita ogni volta che accendiamo il climatizzatore a forza tifone? «Ci sono in ballo troppi interessi di tipo economico - continua Sindoni -, come i fondi per le energie rinnovabili». Quelli a cui anelano i sostenitori dell’eolica e della solare.Insomma, noi stiamo al capezzale della Terra e quella fa solo finta di star male? Non proprio: «Beh, non è pensabile continuare ad immettere nell’atmosfera 27 miliardi di tonnellate di CO2, ma diciamo che il pianeta non è così malmesso come si vuol far credere».E allora vediamole un po’, queste balle spaziali: «Innanzitutto la coincidenza diretta tra anidride carbonica e innalzamento della temperatura. Su Giove, Saturno e Plutone si stanno registrando surriscaldamenti di addirittura 5 gradi. La domanda è: chi è che si diverte ad andare col Suv a inquinare su Giove?». Fin troppo evidente che dipende dall’energia del Sole, mai così attivo da oltre mille anni. Con buona pace di chi sull’allarmismo ci ha fatto i soldi, come Al Gore: «Chi? Quello che da quando ha preso il Nobel guadagna 250mila dollari per un’ora di conferenza? Una delle più grandi vergogne a cui abbia assistito», si indigna Sindoni.
In fondo fra tante bufale bastava una carota. Un cilindretto di ghiaccio buono per un Negroni formato famiglia. Un Calippo gigante lungo un metro e di 10 centimetri di diametro. Questo carotone pescato a 3.200 metri di profondità in Antartide ed esposto nella mostra “Atmosphera” al Meeting di Rimini è la chiave per smascherare le panzane catastrofiche degli pseudo-ecologisti del «moriremo tutti e possibilmente presto».«Negli ultimi anni si sentono troppe stupidaggini sui cambiamenti di clima - spiega il professor Elio Sindoni, direttore del dipartimento di Scienze dell’ambiente a Milano Bicocca -. E a lanciare allarmi sono sempre persone non addette ai lavori». Sì, quei vaticinii da Apocalisse del tipo «nel 2033 ci sarà il deserto in Norvegia e i salmoni migreranno a Cinisello Balsamo», oppure «in capo a 5 anni il mare arriverà a Cortina e i maestri di sci se non vorranno rimanere disoccupati dovranno insegnare immersioni». Ecco, tutte balle. Lo insegna la carota.«La trivellazione eseguita in Antartide con il progetto Epica dell’Università di Milano ha raggiunto profondità tali che si possono esaminare le particelle di aria congelate un milione di anni fa. E tramite un esame degli isotopi dell’ossigeno si può risalire alla temperatura di quel periodo». E - sorpresa delle sorprese - era la stessa di oggi. Il che testimonia due cose: che anche un milione di anni fa bisognava uscire la sera col maglioncino e «che i cambiamenti climatici ci sono sempre stati e non dipendono dall’inquinamento». D’altronde la Groenlandia era “terra verde” e ora è il paradiso dei giocatori di hockey, mentre i Maya furono sterminati dalla siccità, ma non perché non avevano la marmitta catalitica. E dunque tutte le bacchettate metaforiche che ci prendiamo sulle dita ogni volta che accendiamo il climatizzatore a forza tifone? «Ci sono in ballo troppi interessi di tipo economico - continua Sindoni -, come i fondi per le energie rinnovabili». Quelli a cui anelano i sostenitori dell’eolica e della solare.Insomma, noi stiamo al capezzale della Terra e quella fa solo finta di star male? Non proprio: «Beh, non è pensabile continuare ad immettere nell’atmosfera 27 miliardi di tonnellate di CO2, ma diciamo che il pianeta non è così malmesso come si vuol far credere».E allora vediamole un po’, queste balle spaziali: «Innanzitutto la coincidenza diretta tra anidride carbonica e innalzamento della temperatura. Su Giove, Saturno e Plutone si stanno registrando surriscaldamenti di addirittura 5 gradi. La domanda è: chi è che si diverte ad andare col Suv a inquinare su Giove?». Fin troppo evidente che dipende dall’energia del Sole, mai così attivo da oltre mille anni. Con buona pace di chi sull’allarmismo ci ha fatto i soldi, come Al Gore: «Chi? Quello che da quando ha preso il Nobel guadagna 250mila dollari per un’ora di conferenza? Una delle più grandi vergogne a cui abbia assistito», si indigna Sindoni.
Iscriviti a:
Post (Atom)