Visualizzazione post con etichetta biocarburanti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta biocarburanti. Mostra tutti i post

giovedì 14 giugno 2012

Terremoti e stoccaggi di gas

Ma è mai possibile che ogni volta che c'è un fenomeno naturale tutti inizino a raccontarsi le più assurde ipotesi per trovare un "colpevole"?
Va bene l'attenzione a non danneggiare il Pianeta, ma a volte l'egocentrismo umano è davvero troppo: l'uomo non è la causa di tutto...la Natura è più grande di noi e a volte le nostre azioni non c'entrano un bel niente.

Enzo Boschi, ordinario di Sismologia
all’università di Bologna
L'ultimo esempio sono quelli che danno la colpa del terremoto agli stoccaggi di gas.
Riporto come testimonianza l'articolo di Enzo Boschi (università di Bologna) uscito su Quotidiano energia del 21 maggio:
"La sequenza sismica iniziata in queste ore-giorni è destinata a durare qualche tempo (giorni, ma forse anche mesi) ed è situata in piena pianura emiliana ad una profondità ipocentrale tra 6 e più chilometri.
Nel suo complesso tale pianura si configura come un bacino sedimentario originariamente marino, (sviluppato da diversi milioni di anni), esteso a larga parte delle aree appenninica ed alpina, tra i fronti di due opposti accavallamenti: le falde accavallate sud-vergenti delle Alpi Meridionali e quelle nord-vergenti esistenti nell’Appennino Settentrionale.
Il sottosuolo è quindi interessato da deformazioni sepolte riferibili principalmente, come evoluzione, al Pliocene Superiore e Quaternario (fino ai tempi recenti).
Le dettagliate ed approfondite ricerche di Agip-Eni realizzate per la ricerca degli idrocarburi, sviluppate dal dopoguerra in poi, hanno rivoluzionato le conoscenze relative agli assetti strutturali dell’intera Pianura Padana e ai suoi rapporti con la Catena Appenninica.
Le “Pieghe Ferraresi” sono costituite dalle strutture plicative e fagliate (faglie inverse) piuttosto complesse: sono queste le strutture sismogenetiche interessate dalla attuale sequenza sismica. Esse possono essere caratterizzate da una attività sismica di bassa e media intensità, quindi con magnitudo tipicamente fino a 6.0 (sebbene non si è in grado di escludere categoricamente terremoti di magnitudo maggiore).
Amplia letteratura INGV è già disponibile su web oltre ai report tecnici preparati per i progetti operativi sui giacimenti e stoccaggi in zona da anni, portati avanti principalmente dalla Unità Funzionale “Geochimica dei Fluidi, Stoccaggio geologico e geotermia” (Fedora Quattrocchi) e studi di quel gruppo sono in corso in queste ore di emergenza sismica, per verificare che in una zona così densa di gas naturale nel sottosuolo, sia in giacimenti che in stoccaggi, non vi siano fughe di gas negli acquiferi superficiali e nei suoli: i primi riscontri stanno appurando che effettivamente pericoli non ve ne sono, come atteso.
In particolare si cercano evidenze superficiali, riferite a fenomeni di “neotettonica”, rilevabili con metodi strutturali e geochimici, quali faglie o zone di disgiunzione o frattura entro coperture sovrastanti le anticlinali sepolte di Mirandola e della Dorsale Ferrarese.
Tutto ciò fu ben dettagliato nel passato da me medesimo negli anni scorsi, anche in incontri pubblici a Mirandola, nell’ambito del possibile approfondimento di studi che poteva portare o meno ad ulteriore sito di stoccaggio gas naturale in Pianura Padana che è la zona migliore in Italia per questo tipo di infrastrutture strategiche: si tenga presente infatti che tutto il bacino padano è caratterizzato depositi di copertura impermeabile con spessori di 4-5 km nel margine settentrionale, per arrivare fino a 12 km, con annessa presenza sottostante di serbatoi di idrocarburi, spesso utilizzati adesso come stoccaggi di gas naturale per le riserve strategiche e la modularità stagionale per la rete gas di Snam.
Tali giacimenti si sono conservati bene in profondità, nonostante le centinaia di sequenze sismiche che, durante gli ultimi periodi geologici, hanno subito: sequenze sismiche del tipo della sequenza sismica odierna che ha interessato la struttura sismogenetica nel ferrarese.
Non si hanno ad oggi notizie di variazioni/incidenti ai siti di stoccaggio gas della Stogit nella regione in queste prime ore di sequenza sismica.
Si fa altresì presente che la struttura sismogenetica che si sta muovendo NON ospita uno stoccaggio di gas naturale al momento e quindi nessuno potrà dire che “sono i siti di stoccaggio gas a creare i terremoti di magnitudo moderata, come quelli di questi giorni. Sempre servono studi specifici sismologici, geochimici e geomeccanici caso per caso, stoccaggio per stoccaggio.
Paradossalmente questa sequenza sismica ci da l’opportunità di posizionare, con estremo dettaglio, la sorgente sismogenetica, già nota in letteratura INGV, per meglio capirne le interazioni o anche la mancanza di interazioni con i giacimenti di gas naturale/stoccaggi, ben più superficiali della profondità sismogenetica odierna (2 km invece dei 6-20 della posizione dei terremoti attuali).
Considerando che i tempi di ricorrenza di terremoti forti su queste sorgenti sismogenetiche sono circa ogni 300-400 anni si può dire che la sorgente sismogenetica che si sta muovendo in queste ore sarà quella che con minore probabilità si muoverà nei prossimi decenni: questo se si segue alla lettera la teoria dell’ “elastic rebound” della sismologia classica. Bisogna sempre tener presente però che le faglie tra loro adiacenti interagiscono tra di loro e che il sottosuolo non segue regole “matematiche” regolari nella ricorrenza degli eventi sismici lungo la stessa struttura sismogenetica.
Altre scosse nei prossimi giorni ci delineeranno ancora meglio il piano di scorrimento di questo caso specifico e gli inneschi di sismicità possibili lungo faglie adiacenti, traverse e “blind” (cieche).
L’approccio multidisciplinare nei prossimi giorni, mesi, anni è assolutamente necessario da affiancare alle mappe probabilistiche di pericolosità ormai già ben sviluppate. Tale approccio è del resto quello portato avanti a INGV dalla Unità Funzionale “Geochimica dei Fluidi, Stoccaggio Geologico e geotermia” della Sezione Sismologia e Tettonofisica di INGV (resp. Fedora Quattrocchi)."

giovedì 15 marzo 2012

Modi per risparmiare sul riscaldamento: la caldaia a legna

Questa settimana parliamo di un'altra soluzione per riscaldare la casa risparmiando energia, specialmente nei luoghi isolati.
La soluzione è utilizzare le stufe a pellet, a legna o a mais, che hanno raggiunto un livello abbastanza elevato di efficienza e affidabilità, ed inoltre non producono fumi tossici, dato che bruciano solo combustibili naturali.

Le stufe a pellets, combustibile legnoso formato da segatura compressa, sono diventate molto affidabili con l'utilizzo dell'elettronica. Hanno il grande vantaggio rispetto alle tradizionali stufe a legna di poter dosare il combustibile a piacimento e quindi consentono un preciso controllo della temperatura.

Una sottocategoria delle stufe a pellets è quella delle stufe a mais o granoturco. Si tratta di stufe ecologiche il cui principale combustibile è il mais, ma che possono funzionare anche a pellets o a cippato come gusci di nocciole o mandorle. Il mais o granoturco è uno dei combustibili più potenti esistenti in natura: non inquinante, rinnovabile e di facile reperibilità, si può trasportare e immagazzinare facilmente. Ha un potere calorico di circa 6200 Kcal/kg (con umidita intorno al 15%).
Il mais come il pellets garantisce una combustione pulita, neutra, migliore dei combustibili di origine fossile come gasolio, olio combustibile, gas e carbone, i quali causano un aumento del contenuto di ossidi di carbonio e altre sostanze nocive nell'atmosfera. Il mais è quello normalissimo in grani, facilmente reperibile, il prezzo è tra i più bassi in fatto di combustibili.
La pulizia, inoltre, è facile, perché queste stufe sporcano poco.

giovedì 16 febbraio 2012

Cinque modi per risparmiare energia riscaldando la casa

Razionalizzare il riscaldamento in maniera economica, ecologica e funzionale si può!
Gli attuali metodi basati su fonti di energia non rinnovabili e spesso non compatibili con l’ambiente, non sono più sostenibili sul lungo periodo. Meglio cominciare fin da ora a guardarsi intorno e, nel nostro piccolo, ad attrezzare gli ambienti domestici con soluzioni alternative. Soprattutto se abbiamo intenzione di ristrutturare la nostra abitazione. Ne proponiamo cinque che con un piccolo investimento iniziale, permettono di climatizzare la casa risparmiando energia, diminuendo le emissioni e soprattutto contenendo i costi. Il tutto senza abbassare i nostri standard di vita.

1) Quadri a parete riscaldanti

2) Collettori solari

3) Riscaldamento a pavimento

4) Caldaia a legna

5) Riscaldamento a infrarossi

Nei prossimi giorno approfondirò ciascuno di questi cinque sistemi con post dedicati.

(da Greenme.it)

venerdì 10 giugno 2011

I vincitori dell'Eni Award 2011 a Torino

Si conclude oggi a Torino al Castello del Valentino (Politecnico – Viale Mattioli, 39) alle ore 11 il ciclo di incontri organizzati in occasione degli Eni Award, il premio istituito dalla società guidata da Paolo Scaroni per sviluppare idee innovative per un migliore utilizzo delle fonti energetiche, per promuovere la ricerca sull'ambiente e per valorizzare le nuove generazioni di ricercatori.

Dopo le lectio magistralis tenute dai vincitori delle varie sezioni del premio a Roma, Catania e Urbino, Gabor A. Somorjai e Martin Landrø, premio ex aequo Nuove frontiere degli idrocarburi, insieme a Gregory Stephanopoulos, premio Energie rinnovabili e non convenzionali, Jean-Marie Tarascon, premio Protezione dell'ambiente, e i due vincitori del premi Debutto nella ricerca, Simone Gamba e Fabrizio Frontalini, partecipano a un talk show per raccontare le loro ricerche.

All'evento, moderato da Gabriele Beccaria, responsabile di Tuttoscienze, La Stampa, partecipano anche Ezio Pelizzetti, rettore dell'Università degli studi di Torino e Francesco Profumo, rettore del Politecnico di Torino. L'incontro è l'occasione per presentare alla platea, composta anche da studenti delle scuole primarie e del mondo universitario, le ricerche che hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento.

I premiati stimolati dalle domande, sono chiamati a raccontare le loro ricerche e la loro applicazione nella vita quotidiana, per contribuire significativamente a migliorare le modalità di consumo dell'energia.

Somorjai spiega la sua ricerca sulla messa a punto di nuovi catalizzatori utilizzati nei processi di cracking petrolifero, tecnologia chiave per garantire la resa e la qualità dei carburanti, mentre Landrø racconta in cosa consiste lo sviluppo e l'applicazione dell'analisi sismica 4D, che consente di determinare le modifiche cui sono soggetti nel tempo i giacimenti di petrolio e gas e di gestirne lo sviluppo produttivo in modo da incrementare significativamente il fattore di recupero degli idrocarburi.

Gregory Stephanopoulos parla della sua ricerca orientata alla produzione di biocarburanti di seconda generazione, non in competizione con il settore alimentare e Jean Marie Tarascon commenta le sue ricerche volte a sviluppare batterie ad alte prestazioni e di costo contenuto per la diffusione di veicoli elettrici nel settore della mobilità.

Gli "under 30" Simone Gamba e Fabrizio Frontalini, che parlano dei loro studi sull'interpretazione e modellazione del processo di hydrocracking degli idrocarburi e sulla ricerca della specie marina benthic foraminifera, come bio-indicatore di tracce contaminanti in ambiente marino.

L'evento può essere seguito anche in live streaming sulla pagina http://eni.iwebcasting.it/eniaward2011

mercoledì 1 giugno 2011

Lectio magistralis per i vincitori degli Eni Award 2011

Il 9 giugno si terrà la Lectio Magistralis dei vincitori dell'edizione 2011 dell'Eni Award, il premio istituito dalla società guidata da Paolo Scaroni per sviluppare idee innovative per un migliore utilizzo delle fonti energetiche, per promuovere la ricerca sull'ambiente e per valorizzare le nuove generazioni di ricercatori.

Alle 10.30 a Roma, al Centro Congressi Eni (piazzale Mattei, 1 – ingresso da viale dell'Arte – Roma) danno inizio alla staffetta virtuale di incontri i due premiati ex aequo per le "Nuove frontiere degli idrocarburi" Gabor A. Somorjai e Martin Landrø e il premio debutto nella ricerca Simone Gamba. Somorjai e Landrø terranno la loro lectio magistralis rispettivamente sulla catalisi selettiva per la conversione di idrocarburi attraverso monoparticelle metalliche monodisperse e sui metodi geofisici quadridimensionali per tecniche di recupero assistito di idrocarburi e monitoraggio di stoccaggio geologico di CO2. Per Simone Gamba il tema è la modellazione cinetica e aspetti termodinamici del processo di Hydrocracking degli idrocarburi.

Alle 11.30 a Catania presso l'Aula Magna dell'Università degli studi (Piazza Università, 2) Il premio protezione dell'ambiente Jean-Marie Tarascon tiene la sua lectio magistralis sui nuovi elettrodi ottenuti attraverso processi eco-efficienti per lo sviluppo di batterie Li-ion più "verdi" e sostenibili, in grado di accrescere l'utilizzo di energie rinnovabili e incentivare lo sviluppo della mobilità elettrica.

A chiudere il ciclo di lectio magistralis sono Gregory Stephanopoulos, premio energie rinnovabili e non convenzionali, e Fabrizio Frontalini, premio debutto nella ricerca. Alle 12, a Urbino presso l'aula magna Campus Scientifico (Ex Sogesta), Università degli Studi (località Crocicchia – via Ca Le Suore 2/4 – Urbino) Stephanopoulos racconta la sua ricerca basata dell'ingegnerizzazione di microrganismi per la produzione di biocombustibile da risorse rinnovabili, mentre Frontalini esporrà le sua ricerca sulla specie marina benthic foraminifera come bio-indicatore di tracce contaminanti in ambiente marino.

mercoledì 26 gennaio 2011

Paolo Scaroni e Jiang Jiemin: accordo per gli idrocarburi non convenzionali

Paolo Scaroni, l'a.d. di Eni, ha firmato un Memorandum of Understanding con Jiang Jiemin, presidente di Cnpc-Petrochina, la più grande oil company quotata al mondo, per aprire nuove opportunità di business in Africa e Nord America.

L'intesa tra Paolo Scaroni e Jiang Jiemin, suggellata venerdì 21 gennaio a Pechino, prevede il rafforzamento reciproco per avviare operazioni nel ramo degli idrocarburi convenzionali e non in Africa, mentre Eni metterà a disposizione le proprie competenze nel gas shale maturate in Nord America.

Lo shale gas è un gas naturale ricavato da particolari rocce sedimentarie, per lo più argilla, che si sono formate in centinaia di milioni di anni e si può estrarlo fratturandole. Il più grande potenziale giacimento del mondo è negli Stati Uniti, tra lo stato di New York e la Virginia, segue appunto la Cina che sta iniziando adesso le prime esplorazioni.

La collaborazione tra Eni e Petrochina riguarderà anche il settore delle tecnologie avanzate e lo sfruttamento delle risorse di olio e gas non convenzionali.

Un importante passo avanti per la società di Paolo Scaroni in Medio Oriente (dove è attivo fin dal 1984), in un'area geografica in continua espansione (anche nel 2010 la Cina è cresciuta del 10,5%, attraendo investimenti diretti dall'estero per 105 miliardi di dollari, un primato mondiale).

(da Risorse naturali: "Paolo Scaroni firma accordo con Petrochina: rafforzamento per gli idrocarburi non convenzionali")

lunedì 29 novembre 2010

Vas Lombardia: immissioni ed emissioni sostenibili

Si terrà giovedì 16 dicembre 2010 a partire dalle ore 9.00, presso la Sala Consiglio della Camera di Commercio di Via Meravigli 9/B a Milano, l'ottava edizione del Convegno Nazionale Immissioni ed Emissioni Sostenibili dal titolo “Le emissioni nelle grandi città: piani e azioni per fermare l'inquinamento".
L'iniziativa si svolge con il contributo di Fondazione Cariplo, della Regione Lombardia, della
Provincia di Milano e con il patrocinio di Camera di Commercio e della Rappresentanza a Milano della Commissione Europea.

La partecipazione è gratuita.
Qui si può scaricare la scheda iscrizione:

Per informazioni e iscrizioni:
Vas Lombardia
Via Passerini 18 Milano
Tel. 02 66104888
Fax 02 89076020
segreteria@vaslombardia.org
www.vaslombardia.org

venerdì 27 febbraio 2009

Biocarburanti, quando in Italia?

Mentre all’estero si investe e si sperimentano nuovi carburanti sostenibili l’Italia rimane a guardare. Perchè non è ancora arrivato il biocarburante da noi?
I biocarburanti sono prodotti agricoli in grado di sostituire la benzina e il diesel. La loro origine naturale li rende più facilmente riassorbibili dalla natura, e consente di ridurre del 70% le emissioni di gas serra dal trasporto privato e diminuire l’importazione di petrolio dall’estero. I biocarburanti sono quindi un’importante risorsa per il futuro soprattutto per aiutare l’ambiente e sostenere l’agricoltura. Con un potenziale impatto sui prezzi nel loro utilizzo nell’ordine di 1-2 centesimi al litro alla pompa. Come già raccontato in diversi articoli di Yes.life le fonti da cui ricavare biocarburanti sono molteplici. La prima e quella maggiormente utilizzata è costituita dalle colture commestibili (mais, soia, girasole, bietole, patate e così via), con tutti i problemi che ne derivano. L’ultima scoperta in ordine di tempo è la creazione di biofuel dagli scarti di lievito della birra. Una società produttrice di birra di Chico, in California, ha inventato un nuovo sistema di adeguamento della propria fabbrica, che renderà la sua bevanda un combustibile a base di etanolo di alta qualità. (da Yeslife.it)

L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni

giovedì 5 febbraio 2009

Tutta l'energia che ci serve, contro i cambiamenti climatici

A Candiolo è nato un impianto di biogas che riesce ad utilizzare gli scarti dell'agricoltura, racconta Il Sole 24 Ore

Ridurre l'uso dei combustibili fossili e ridurre le emissioni di gas serra per far fronte al cambiamento climatico: sono questi gli imperativi delle politiche europee per un'energia sicura, competitiva e sostenibile. Alla luce della grave crisi che si abbattuta sull'economia mondiale una nuova spinta alla crescita ed alla libera concorrenza dev'essere sempre maggiormente ispirata dalla luce nuova siglata “green economy”. Sfruttiamo ciò che è possibile, senza attingere a riserve di greggio, caro e molto inquinante; sembra questa la nuova linea cui i governi puntano.Una leva formidabile, specie in Italia territorio agricolo per eccellenza, è data dal trattamento dei ri*uti organici in impianti di compostaggio integrati a impianti di digestione anaerobica. Tale gestione ha una potenzialità stimata di 8 miliardi di metri cubi di metano/anno pari a un decimo circa della domanda di gas in Italia (83 Gm3 nel 2007). Attualmente questa risorsa energetica viene quasi completamente inutilizzata o sprecata. E' infatti emerso che nel 2020 sarà sostanzialmente impossibile raggiungere l'obiettivo europeo di produrre il 20% di energia da fonti rinnovabili.Nello scenario più rialzista le rinnovabili nuove (biocarburanti, eolico, solare) non andranno oltre 0,6 miliardi tep (tonnellate equivalenti petrolio), a livello globale, nel 2020, contro una domanda di 15 miliardi di tep.Qualcosa, però, si sta muovendo, soprattutto in Europa, che mantiene il primato nel mondo riguardo alla potenza installata da fonti energetiche rinnovabili, davanti alla Cina, agli Stati Uniti e all'India. Per il solo comparto eolico, settore in cui l'Italia sconta un forte ritardo, la Germania detiene il primato nel mondo con oltre 15 mila Mw prodotti.Nei prossimi anni, in base ad un'analisi di Nomisma energia, si prevede, nel nostro Paese, un incremento della produzione di energia elettrica del 45,7%, sommando tutte le fonti: eolico, biomasse, fotovoltaico, idrologico, ri*uti solidi urbani 1,1%. Un buon esempio è l' impianto di produzione di biogas realizzato a Candiolo, in provincia di Torino, dalla Cooperativa Speranza, inaugurato il 28 giugno lungo la strada statale 23. La struttura utilizza, in gran parte, sottoprodotti aziendali quali letame e liquami, e oltre ad essi, verranno impiegati stocchi di mais, erba silos e trinciato.

mercoledì 4 febbraio 2009

La new “Green Economy”

In America, complice la grande crisi che sta mettendo in ginocchio l'intera economia, dopo mesi di rialzi del costo del petrolio e allarmanti notizie sui cambiamenti climatici, la problematica energetica ha guadagnato il privilegio e l'onere di diventare argomento cruciale per l'americano medio che, anche con questi risultati elettorali, ha dimostrato di chiedere un cambiamento di rotta chiaro. Tra le priorità annunciate da Obama c'è invece l'esigenza di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili di paesi instabili attraverso lo sviluppo di fonti di energia alternative, sostenuto da un fondo di 150 miliardi di dollari per il prossimo decennio. Non solo. Il piano è più ambizioso: ridurre le emissioni dell'80% entro il 2050, con costi per le aziende inquinanti ma con innegabili ritorni per le famiglie e per l'economia in generale. C'è la volontà di investire nella rete di trasporto pubblico, di ridurre la bolletta energetica in capo a famiglie ed aziende ma anche di aumentare l'occupazione, grazie alla creazione di nuovi di posti di lavoro nei settori green (bio-carburanti in primis). Una sinergia tanto più promettente perché si può basare sulle quelle che sono da sempre i punti di forza del sistema industriale americano: ricerca, innovazione, imprenditorialità. È un primo passo, un passo nella direzione giusta. Ma attenzione agli entusiasmi troppo facili: per vincere la s*da che abbiamo di fronte, per rallentare il cambiamento climatico rendendolo compatibile con la sopravvivenza della nostra società, bisogna fare di più. Jeremy Rifkin, il presidente della Foundation on Economic Trends, accoglie con prudente soddisfazione l'annuncio della nuova politica energetica di Obama. Sempre secondo Rifkin, oltre alle centrali elettriche bisogna puntare sugli altri due pilastri della terza rivoluzione industriale. Prima di tutto intervenire sugli edi*ci non solo per limitare gli sprechi ma per compiere un salto tecnologico più impegnativo. Case e uf*ci devono produrre energia, non consumarla. Ormai la tecnologia per arrivare a questo risultato è a portata di mano: coibentazione, pannelli solari che avvolgono l'edi*cio, geotermia, energia dai ri*uti e anche il mini-eolico faranno sì che le case si trasformino in micro centrali elettriche. Lovins è convinto che anche nella produzione energetica la rivoluzione sia già a buon punto. Un sesto della produzione mondiale di elettricità e un terzo di quella installata nel 2007 è derivata dalla microproduzione. Un dato che in pochi capiscono. La cogenerazione e le rinnovabili nel 2005 hanno aggiunto alla produzione mondiale quattro volte la quantità di elettricità immessa e undici volte la capacità di generare elettricità del nucleare, ma i fan dell'atomo continuano a dire che sono cifre piccole, limitate, e che ci vorranno decenni perché siano competitive. (Dal Sole 24 Ore)

venerdì 30 gennaio 2009

Roma capitale delle fonti rinnovabili

La prossima edizione di ZeroEmission Rome (30 settembre-2 ottobre), rassegna dedicata all'energia alternativa, alla sostenibilità ambientale, alla lotta ai cambiamenti climatici e all'emission trading, si preannuncia ricca di novità
L a green economy avanza a grandi passi e offre notevoli opportunità di sviluppo economico, con ricadute molto positive anche sull'occupazione. Non a caso, il neopresidente degli Stati Uniti, Barack Obama, vuole investire 150 miliardi di dollari in dieci anni nelle energie rinnovabili per creare cinque milioni di posti di lavoro.In questo stimolante contesto mondiale, l'evento di riferimento per le aziende interessate allo sviluppo delle energie rinnovabili, alla sostenibilità ambientale, alla lotta ai cambiamenti climatici e all'emission trading nel mercato del bacino del Mediterraneo è Zero Emission Rome.L'ultima edizione, che si è svolta dall'1 al 4 ottobre 2008 nel nuovo quartiere della Fiera di Roma, ha registrato risultati molto significativi. Si è tenuta su una superficie espositiva di ben 25.000 metri quadri ed è stata caratterizzata dall'internazionalità: circa il 30% degli oltre 300 espositori sono, infatti, stati esteri. La manifestazione ha registrato oltre 18.000 presenze, delle quali circa 1.900 hanno seguito il qualificato programma di conferenze e workshop a cui sono intervenuti 332 relatori, suddivisi in 46 sessioni.Forte di questi risultati, la prossima edizione di ZeroEmission Rome, in programma dal 30 settembre al 2 ottobre 2009, si preannuncia ricca di novità interessanti. L'evento sarà composto da diversi eventi specializzati: Eolica Expo Mediterranean (salone internazionale per l'elettricità dal vento); CO2 Expo (salone internazionale dei mercati dei crediti di carbonio); Agrienergy Expo (salone internazionale dell'energia da fonti rinnovabili agricole); Biofuel Expo (salone internazionale delle tecnologie e dell'industria sostenibile dei biocarburanti liquidi); PV Rome Mediterranean (salone internazionale delle tecnologia fotovoltaiche per il Mediterraneo); CSP Expo Solartech (salone internazionale delle tecnologie per la produzione di impianti solari a concentrazione).

L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni

lunedì 6 ottobre 2008

Il biodiesel che arriva dalle alghe

Microalghe come materia prima per produrre biodiesel. È quanto prevede il progetto Mambo (MicroAlghe: Materia prima per BioOlio), presentato da Assocostieri-Unione produttori biodiesel (Upb), in occasione della manifestazione Zeroemission Rome 2008. Obiettivo dell'iniziativa è quello di studiare le colture massive di microalghe da impiegare appunto nella produzione di biodiesel. «La crescita del prezzo degli oli», ha affermato l'amministratore delegato di Novaol e vicepresidente di Upb, Pier Giuseppe Polla, «il concetto di sostenibilità sempre più diffuso e la concorrenza ai produttori di biodiesel dai paesi emergenti ci hanno spinto a promuovere tra i nostri associati il progetto per lo studio di un biodiesel di seconda generazione ottenuto da microalghe. La finalità di questa iniziativa è, da una parte, sostituire/integrare la materia prima oggi utilizzata con altra non in competizione con coltivazioni alimentari e, dall'altra, anticipare il raggiungimento degli obiettivi previsti al 2020 dalle nuove regole sui biocarburanti in discussione a livello comunitario». La collaborazione tra l'Unione produttori biodiesel, l'Università degli Studi di Firenze, la Stazione sperimentale per le industrie degli oli e dei grassi (Ssog) di Milano, oltre ad alcune aziende, intende dimostrare la fattibilità tecnica, economica e ambientale di un impianto, che utilizzi le microalghe come materia prima. Tra le caratteristiche delle microalghe c'è quella di garantire un'elevata produttività bioenergetica. Se un ettaro coltivato a girasole o colza può produrre da 0,7 a 1 tonnellate l'anno di olio vegetale puro, un ettaro coltivato massivamente a microalghe con fotobioreattori ne può produrre dalle 10 alle 20 tonnellate. (Da Italia Oggi)