«Ripartiamo dai valori sacri del non sprecare, del non buttar via le cose ancora buone, dal senso del risparmio che avevano i nostri nonni». Lo scorso inverno, Luca Mercalli esortava così dal palco del Diavolo Rosso, a un ritorno alle «buone cose» del passato. Lui lo ha messo in pratica: vive in Val di Susa, si scalda con legna e pannelli solari, coltiva l’orto e ama le biblioteche.Il meteorologo con il farfallino di «Che tempo che fa» tornerà a parlare agli astigiani, su invito dell’associazione «Gente & Paesi». È atteso domani alle 21 nel salone Alfieri di Portacomaro. Secondo ospite della rassegna di incontri «Uno sguardo dal ponte», dopo il sindaco di Torino Sergio Chiamparino. A condurre la chiacchierata sarà il giornalista Carlo Cerrato, direttore del Tg3 Piemonte. Il climatologo disserterà di temi a lui cari: i cambiamenti climatici e l’ecologia, i rifiuti e il business degli inceneritori, gli sprechi di energia e la cementificazione del territorio. Oltre alle apparizioni televisive, Mercalli guida la Società meteorologica italiana ed è responsabile dell’Osservatorio meteorologico di Moncalieri. Dal 1993 ha fondato e dirige la rivista di meteorologia Nimbus. Tiene anche lezioni di climatologia e glaciologia nelle Università in Italia e all’estero. (Da La Stampa)
Così le grandi aziende dichiarano di volere sensibilizzare le giovani generazioni sui comportamenti eco sostenibili. Il caso dell’Eni, guidato dall’ad Paolo Scaroni
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mercoledì 25 febbraio 2009
venerdì 28 novembre 2008
Luca Mercalli: «Guardo i cirri in cielo e penso alla pace mondiale»
Dal Corriere della Sera
«Che cosa sarebbe il classico colloquio in attesa dell'ascensore, se non disponesse del freddo o del caldo come argomenti rituali politicamente corretti?». Nel libro «Filosofia delle nuvole» (Rizzoli), Luca Mercalli, meteorologo del programma tv di Fabio Fazio «Che tempo che fa», parte da osservazioni a prima vista banali per mostrare come la nostra esistenza sia condizionata dal cielo e da ciò che succede «lassù».Con vignette, dati storici, citazioni e aneddoti autobiografici (nei primi anni 80, ancora studente, l'autore si fece installare sul tetto di casa una parabolica in grado di captare le immagini satellitari), il climatologo torinese — che domani presenterà il saggio, scritto con un computer alimentato da energia solare, alla Fnac — costruisce «un racconto con nozioni pratiche» per riflettere sull'importanza della meteorologia per il presente e il futuro dell'umanità.«Volevo scrivere un libro leggero come un cielo attraversato da nubi sottili, i cosiddetti cirri, sul rapporto dell'uomo con il tempo», dice il Mercalli, che è anche presidente della Società Meteorologica Italiana.Molti sostengono di soffrire di meteoropatia. Una credenza fondata? «Non c'è evidenza scientifica. Ma il clima ha effetto su tutti noi, in maniera diversa da individuo a individuo. Condiziona gli abiti che indossiamo, il traffico. Con la loro mutevolezza le nubi sono metafora di un approccio alla vita fondato su curiosità e fantasia».Lei constata che il rapporto uomo- clima si sta allentando. «In certi contesti si sta perdendo del tutto il contatto con la natura e il tempo atmosferico. Se fuori fa freddo ci chiudiamo in casa con i termosifoni accesi, se fa caldo abbiamo i condizionatori. Imprigionati in una goccia di cristallo perdiamo un pezzo di esperienza del mondo che potrebbe arricchirci. E non ci rendiamo conto dei cambiamenti climatici che provochiamo a spese del pianeta».Nel libro scrive che la meteorologia può diventare strumento di pace. In che senso? «Dato che le nuvole non hanno confini, la meteorologia necessita della collaborazione di tutti i Paesi per progredire. Se con la cooperazione internazionale combatteremo gli scenari negativi, sarà un bene per tutti, altrimenti sarà proprio il clima a esacerbare i conflitti tra le nazioni. Purtroppo l'Italia continua a sperare che il riscaldamento globale sia una bufala. Il mio auspicio è che Obama si impegni nella lotta all'inquinamento, in quel caso gli Stati Uniti farebbero da traino».Torinese Luca Mercalli: è presidente dei meteorologi italiani.
Ma cosa fanno i grandi gruppi per l'ecologia? Questo è quello che l’Eni, ad esempio, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno a favore dell’ambiente.
«Che cosa sarebbe il classico colloquio in attesa dell'ascensore, se non disponesse del freddo o del caldo come argomenti rituali politicamente corretti?». Nel libro «Filosofia delle nuvole» (Rizzoli), Luca Mercalli, meteorologo del programma tv di Fabio Fazio «Che tempo che fa», parte da osservazioni a prima vista banali per mostrare come la nostra esistenza sia condizionata dal cielo e da ciò che succede «lassù».Con vignette, dati storici, citazioni e aneddoti autobiografici (nei primi anni 80, ancora studente, l'autore si fece installare sul tetto di casa una parabolica in grado di captare le immagini satellitari), il climatologo torinese — che domani presenterà il saggio, scritto con un computer alimentato da energia solare, alla Fnac — costruisce «un racconto con nozioni pratiche» per riflettere sull'importanza della meteorologia per il presente e il futuro dell'umanità.«Volevo scrivere un libro leggero come un cielo attraversato da nubi sottili, i cosiddetti cirri, sul rapporto dell'uomo con il tempo», dice il Mercalli, che è anche presidente della Società Meteorologica Italiana.Molti sostengono di soffrire di meteoropatia. Una credenza fondata? «Non c'è evidenza scientifica. Ma il clima ha effetto su tutti noi, in maniera diversa da individuo a individuo. Condiziona gli abiti che indossiamo, il traffico. Con la loro mutevolezza le nubi sono metafora di un approccio alla vita fondato su curiosità e fantasia».Lei constata che il rapporto uomo- clima si sta allentando. «In certi contesti si sta perdendo del tutto il contatto con la natura e il tempo atmosferico. Se fuori fa freddo ci chiudiamo in casa con i termosifoni accesi, se fa caldo abbiamo i condizionatori. Imprigionati in una goccia di cristallo perdiamo un pezzo di esperienza del mondo che potrebbe arricchirci. E non ci rendiamo conto dei cambiamenti climatici che provochiamo a spese del pianeta».Nel libro scrive che la meteorologia può diventare strumento di pace. In che senso? «Dato che le nuvole non hanno confini, la meteorologia necessita della collaborazione di tutti i Paesi per progredire. Se con la cooperazione internazionale combatteremo gli scenari negativi, sarà un bene per tutti, altrimenti sarà proprio il clima a esacerbare i conflitti tra le nazioni. Purtroppo l'Italia continua a sperare che il riscaldamento globale sia una bufala. Il mio auspicio è che Obama si impegni nella lotta all'inquinamento, in quel caso gli Stati Uniti farebbero da traino».Torinese Luca Mercalli: è presidente dei meteorologi italiani.
Ma cosa fanno i grandi gruppi per l'ecologia? Questo è quello che l’Eni, ad esempio, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno a favore dell’ambiente.
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venerdì 10 ottobre 2008
Cambiamenti del clima e impatto sulle valli piemontesi
La sempre maggior concentrazione di anidride carbonica e dei cosiddetti «gas serra» nell'atmosfera sta portando a repentini sconvolgimenti del clima, alla durata delle stagioni, all'intensità delle piogge e delle precipitazioni in generale. La Regione nei mesi scorsi ha commissionato uno studio alla Società meteorologica subalpina per conoscere e comprendere meglio «L'impatto dei cambiamenti climatici sulla montagna piemontese».Il lavoro sarà presentato oggi pomeriggio, alle 15, nella Sala consiliare all'interno del municipio di Sampeyre, in piazza della Vittoria. Interverranno l'assessore regionale allo Sviluppo della montagna e alle Foreste Bruna Sibille, il meteorologo Luca Mercalli, componente della Società meteorologica subalpina e noto al grande pubblico per la sua partecipazione alla trasmissione televisiva di Raitre «Che tempo che fa» con Fabio Fazio, e il «padrone di casa», il sindaco di Sampeyre Renato Baralis. Da oggi sarà anche possibile consultare e scaricare lo studio sul sito www.regione.piemonte.it.
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giovedì 9 ottobre 2008
I tempi stanno cambiando
La bellezza del pianeta si affianca a quella della sua immagine tecnologica, Per smuovere le coscienze delle persone, dice Il Sole 24 Ore.
Mentre, ancora una volta, le tv di tutto il mondo sono intente a occuparsi di nuovi e sempre più potenti – per non dire frequenti – uragani che sconvolgono le coste atlantiche dell'America, nel meridione del nostro Paese la scia degli incendi estivi si protrae fino a settembre, e, infine, veniamo a sapere che ora, per la prima volta, il Circolo Polare Artico è un'isola, cioè è circumnavigabile a causa dell'arretramento dei ghiacci. Tutti questi fenomeni rispondono a un unico nome: cambiamenti climatici. Di questo si occupa Mark Lynas nel suo «Sei gradi. La sconvolgente verità sul riscaldamento globale». Un testo inquietante in cui ogni capitolo corrisponde a un grado di aumento del nostro clima e le conseguenze probabili o possibili che esso comporterebbe: un terrificante viaggio intorno a un pianeta malato a causa dell'uomo.Lo spettacolo dell'apocalisse: qualcosa che si può facilmente capire andando a vedere la mostra «I tempi stanno cambiando. Come varia il clima: conoscenze attuali e scenari futuri», curata da Daniele Cat Berro e Luca Mercalli e ospitata al Museo regionale di Scienze Naturali di Torino (fino al 30 ottobre). Il percorso della mostra risponde appieno al carattere divulgativo e nello stesso tempo dispiega un imponente apparato tecnologico con proiezioni, computer con i siti dei più importanti centri di ricerca in cui navigare, un potente documentario della Bbc proiettato su tre schermi giganti, e poi video, porzioni di interviste o dichiarazioni. E ancora: fotografie satellitari, modelli proiettivi realizzati al computer...Insomma,a emergere è l'immagine della climatologia come scienza complessa, sempre più tecnologica, una scienza che vede e cerca di prevedere con sistemi scopici in grado di animare proiezioni virtuali di eventi. Uno spettacolo complesso, terribile e affascinante: alla bellezza del pianeta si affianca questa bellezza dell'immagine tecnologica del mondo che caratterizza il nostro stato di uomini contemporanei che vivono in una fase di cambiamenti epocali, dopo aver spezzato alcuni equilibri naturali. L'apocalisse è ormai vicina? Ma forse la nostra salvezza sta nella coscienza di quanto sta avvenendo, allora lo spettacolo di una scienza cosciente è davvero un segno dei nostri tempi: spettacolari sono le immagini di «L'undicesima ora», documentario voluto e commentato da Leonardo Di Caprio o di «Una scomoda verità», il documentario di Al Gore, o il documentario "fantascientifico" «Life after People» sugli scenari futuri del nostro pianeta una volta che il genere umano sarà estinto.Ma in questo senso potremmo citare «The Day after Tomorrow» di Roland Emmerich, film catastrofico che si basa sulle proiezioni svilluppate in ambito scientifico, «E venne il giorno» di M. Night Shyamalan, mentre lo stesso Emmerich, campione del cinema catastrofico contemporaneo, sta lavorando al nuovo film di apocalisse della Natura, «2012», a sottolineare una costante culturale del nostro tempo: lo spettacolare senso della fine. Ma si può dire che lo spettacolo dell'apocalisse, del nostro mondo che cambia e della Natura che reagisce al nostro sconsiderato atteggiamento nei confronti del pianeta, può anche essere l'arma vincente per smuovere finalmente le coscienze di tutti.
L’uso dell'energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni.
Mentre, ancora una volta, le tv di tutto il mondo sono intente a occuparsi di nuovi e sempre più potenti – per non dire frequenti – uragani che sconvolgono le coste atlantiche dell'America, nel meridione del nostro Paese la scia degli incendi estivi si protrae fino a settembre, e, infine, veniamo a sapere che ora, per la prima volta, il Circolo Polare Artico è un'isola, cioè è circumnavigabile a causa dell'arretramento dei ghiacci. Tutti questi fenomeni rispondono a un unico nome: cambiamenti climatici. Di questo si occupa Mark Lynas nel suo «Sei gradi. La sconvolgente verità sul riscaldamento globale». Un testo inquietante in cui ogni capitolo corrisponde a un grado di aumento del nostro clima e le conseguenze probabili o possibili che esso comporterebbe: un terrificante viaggio intorno a un pianeta malato a causa dell'uomo.Lo spettacolo dell'apocalisse: qualcosa che si può facilmente capire andando a vedere la mostra «I tempi stanno cambiando. Come varia il clima: conoscenze attuali e scenari futuri», curata da Daniele Cat Berro e Luca Mercalli e ospitata al Museo regionale di Scienze Naturali di Torino (fino al 30 ottobre). Il percorso della mostra risponde appieno al carattere divulgativo e nello stesso tempo dispiega un imponente apparato tecnologico con proiezioni, computer con i siti dei più importanti centri di ricerca in cui navigare, un potente documentario della Bbc proiettato su tre schermi giganti, e poi video, porzioni di interviste o dichiarazioni. E ancora: fotografie satellitari, modelli proiettivi realizzati al computer...Insomma,a emergere è l'immagine della climatologia come scienza complessa, sempre più tecnologica, una scienza che vede e cerca di prevedere con sistemi scopici in grado di animare proiezioni virtuali di eventi. Uno spettacolo complesso, terribile e affascinante: alla bellezza del pianeta si affianca questa bellezza dell'immagine tecnologica del mondo che caratterizza il nostro stato di uomini contemporanei che vivono in una fase di cambiamenti epocali, dopo aver spezzato alcuni equilibri naturali. L'apocalisse è ormai vicina? Ma forse la nostra salvezza sta nella coscienza di quanto sta avvenendo, allora lo spettacolo di una scienza cosciente è davvero un segno dei nostri tempi: spettacolari sono le immagini di «L'undicesima ora», documentario voluto e commentato da Leonardo Di Caprio o di «Una scomoda verità», il documentario di Al Gore, o il documentario "fantascientifico" «Life after People» sugli scenari futuri del nostro pianeta una volta che il genere umano sarà estinto.Ma in questo senso potremmo citare «The Day after Tomorrow» di Roland Emmerich, film catastrofico che si basa sulle proiezioni svilluppate in ambito scientifico, «E venne il giorno» di M. Night Shyamalan, mentre lo stesso Emmerich, campione del cinema catastrofico contemporaneo, sta lavorando al nuovo film di apocalisse della Natura, «2012», a sottolineare una costante culturale del nostro tempo: lo spettacolare senso della fine. Ma si può dire che lo spettacolo dell'apocalisse, del nostro mondo che cambia e della Natura che reagisce al nostro sconsiderato atteggiamento nei confronti del pianeta, può anche essere l'arma vincente per smuovere finalmente le coscienze di tutti.
L’uso dell'energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni.
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venerdì 26 settembre 2008
Se spariscono i colori d´autunno
Le ricerche confermano: il cambiamento climatico modifica i pigmenti. In Vermont fenomeno allo studio. In Italia boschi alpini sotto osservazione, Un articolo di Repubblica.
Il Dipartimento dell´agricoltura Usa stanzia 45.000 dollari per capire come mai il rosso degli aceri - appena più a nord, in Canada, questo albero è disegnato anche nella bandiera nazionale - sia più sfumato, meno vivo, quasi fosse malato. Le prime ricerche raccontano che la colpa è della temperatura sempre più alta che fiacca la pianta e modifica quei pigmenti che nessuna tv al plasma riuscirà mai ad imitare.«Vivo nei boschi e nelle foreste tutti i giorni - dice Giustino Mezzalira, dottore forestale e direttore di ricerca e sperimentazione di Veneto Agricoltura - e negli ultimi tempi non ritrovo più quei colori così belli che vedevo da bambino». La foresta del Cansiglio è uno dei Vermont italiani. «Anche noi abbiamo gli aceri, e pure i liquidambar ed i liriodendri che sono stati importati dall´America proprio perché stampano pennellate di colore nei nostri boschi di frassini, pini, querce, abeti? Il bosco esplode di ogni colore quando la clorofilla si degrada e lascia spazio agli altri pigmenti. Anche noi dobbiamo capire perché i colori siano oggi meno vividi. I bosco è un organismo vivo e cerca di adeguarsi al clima e solo studiandolo davvero possiamo capire i mutamenti in atto. Credo che, come negli Stati Uniti, la tavolozza si sia appannata perché l´escursione termica fra giorno e notte è sempre più debole. I mutamenti provocano anche piccoli drammi. Le cinciallegre continuano a depositare le uova nella prima settimana di aprile, perché il loro piccoli possano poi trovare tanti bruchi. Ma quando i piccoli cercano cibo, i bruchi già sono scomparsi».«Le foglie - dice Luca Mercalli, presidente della società meteorologica italiana - ci raccontano come il clima stia cambiando». In Val d´Aosta il climatologo segue un progetto dell´Arpa regionale. «Abbiamo messo sensori di temperatura dentro ai boschi e in date precise, da aprile alla fine di novembre, rileviamo le temperature. Ci sono poi singoli rami campione dei quali osserviamo e contiamo le foglie, anche qui con scadenze precise. I primi dati ci dicono ciò che era già intuibile guardando il termometro: l´aumento della temperatura provoca l´allungamento della stagione vegetativa. Le foglie spuntano con 15 giorni e anche un mese di anticipo. Insomma, la primavera è sempre più precoce, mentre la caduta delle foglie autunnali resta quasi ferma. Questo perché questa stagione, al confronto delle altre, è la meno colpita dal rialzo delle temperature».Foglie da ammirare come se fossero esposte al Louvre, foglie da studiare. «Noi teniamo sotto osservazione i larici, la pianta con foglie decidue più diffusa delle Alpi. Il bosco intero è comunque una miniera di notizie. Biologi e botanici hanno scoperto che le piante producono pollini in anticipo, rispetto al passato, e allora chi soffre di allergie deve mettersi in allarme anche in mesi nei quali prima poteva respirare. Ma, lo ripeto, a preoccupare noi studiosi del clima è questo termometro che continua a salire. La natura se n´è accorta, ovviamente, e reagisce. Gli uomini ancora no. Continuano, in gran parte, a fare finta di nulla».
Un progetto di energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni
Il Dipartimento dell´agricoltura Usa stanzia 45.000 dollari per capire come mai il rosso degli aceri - appena più a nord, in Canada, questo albero è disegnato anche nella bandiera nazionale - sia più sfumato, meno vivo, quasi fosse malato. Le prime ricerche raccontano che la colpa è della temperatura sempre più alta che fiacca la pianta e modifica quei pigmenti che nessuna tv al plasma riuscirà mai ad imitare.«Vivo nei boschi e nelle foreste tutti i giorni - dice Giustino Mezzalira, dottore forestale e direttore di ricerca e sperimentazione di Veneto Agricoltura - e negli ultimi tempi non ritrovo più quei colori così belli che vedevo da bambino». La foresta del Cansiglio è uno dei Vermont italiani. «Anche noi abbiamo gli aceri, e pure i liquidambar ed i liriodendri che sono stati importati dall´America proprio perché stampano pennellate di colore nei nostri boschi di frassini, pini, querce, abeti? Il bosco esplode di ogni colore quando la clorofilla si degrada e lascia spazio agli altri pigmenti. Anche noi dobbiamo capire perché i colori siano oggi meno vividi. I bosco è un organismo vivo e cerca di adeguarsi al clima e solo studiandolo davvero possiamo capire i mutamenti in atto. Credo che, come negli Stati Uniti, la tavolozza si sia appannata perché l´escursione termica fra giorno e notte è sempre più debole. I mutamenti provocano anche piccoli drammi. Le cinciallegre continuano a depositare le uova nella prima settimana di aprile, perché il loro piccoli possano poi trovare tanti bruchi. Ma quando i piccoli cercano cibo, i bruchi già sono scomparsi».«Le foglie - dice Luca Mercalli, presidente della società meteorologica italiana - ci raccontano come il clima stia cambiando». In Val d´Aosta il climatologo segue un progetto dell´Arpa regionale. «Abbiamo messo sensori di temperatura dentro ai boschi e in date precise, da aprile alla fine di novembre, rileviamo le temperature. Ci sono poi singoli rami campione dei quali osserviamo e contiamo le foglie, anche qui con scadenze precise. I primi dati ci dicono ciò che era già intuibile guardando il termometro: l´aumento della temperatura provoca l´allungamento della stagione vegetativa. Le foglie spuntano con 15 giorni e anche un mese di anticipo. Insomma, la primavera è sempre più precoce, mentre la caduta delle foglie autunnali resta quasi ferma. Questo perché questa stagione, al confronto delle altre, è la meno colpita dal rialzo delle temperature».Foglie da ammirare come se fossero esposte al Louvre, foglie da studiare. «Noi teniamo sotto osservazione i larici, la pianta con foglie decidue più diffusa delle Alpi. Il bosco intero è comunque una miniera di notizie. Biologi e botanici hanno scoperto che le piante producono pollini in anticipo, rispetto al passato, e allora chi soffre di allergie deve mettersi in allarme anche in mesi nei quali prima poteva respirare. Ma, lo ripeto, a preoccupare noi studiosi del clima è questo termometro che continua a salire. La natura se n´è accorta, ovviamente, e reagisce. Gli uomini ancora no. Continuano, in gran parte, a fare finta di nulla».
Un progetto di energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni
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giovedì 18 settembre 2008
Come cambia il clima a Torino secondo Luca Mercalli
Oggi alle 10 nel cortile di Palazzo Cisterna, in via Maria Vittoria 12, Luca Mercalli presenta due pubblicazioni, da lui firmate, sul clima di Torino e della provincia: «Cambiamenti climatici e governo del territorio in provincia di Torino» e «Il clima di Torino», con Gennaro Di Napoli. Intervengono Antonio Saitta, Giorgio Giani e Mario Rey.
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