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martedì 3 agosto 2010

Cresce l’offerta turistica amica dell'ambiente

Sul territorio italiano e nella vicina Costa Azzurra esistono ben 426 strutture ricettive impegnate a difendere l’ambiente coniugando turismo e sostenibilità. A loro e al loro impegno nel risparmiare energia, differenziare i rifiuti, offrire servizi di mobilità sostenibile va l'etichetta ecologica di Legambiente Turismo che, anche per il 2010, è pronta a segnalare le migliori strutture. I criteri di scelta per gli esperti dell'associazione sono: la migliore gestione, la gastronomia, la comunicazione sull'ambiente e il territorio circostante, l'impegno ecologico del personale.
A livello regionale spicca fra tutte l’Emilia Romagna con le 126 strutture “amiche del clima”, seguita dalle 51 della Lombardia.
“Il successo crescente dell’etichetta ecologica di Legambiente Turismo – ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – è un segnale forte di quanto sia aumentata in questi ultimi anni l’attenzione nei confronti della protezione e la cura dell’ambiente soprattutto in un settore, come quello turistico, che più di ogni altro deve puntare sulle risorse naturali e paesaggistiche del Paese. L’attenzione verso il risparmio delle risorse e il rispetto del territorio diventano, anche attraverso questa etichetta, un valido strumento di promozione per le aziende ma soprattutto un’ulteriore garanzia di qualità per una clientela sempre più sensibile alla salvaguardia dell’ambiente”. Un successo che si è riconfermato nella prima metà del 2010 con oltre 100 nuove iscrizioni e nuovi gruppi sorti in Sardegna, Campania, nelle Marche e nel Salento.
(Rinnovabili.it)

martedì 24 febbraio 2009

Studiare il clima, le Maldive ''danno'' un'isola alla Bicocca

La Repubblica delle Maldive regala un´isola alla Bicocca. Uno dei 1.190 atolli corallini che costituiscono l´arcipelago verrà infatti gestito dall´Università e sarà utilizzato per scopi di ricerca, con l´allestimento di un vero e proprio centro studi. Ad annunciarlo ufficialmente sarà oggi il presidente della piccola repubblica dell´oceano Indiano, Mohamed Nasheed, nell´ambito di un incontro con il sindaco Moratti, il rettore Marcello Fontanesi, la presidente di Assolombarda Diana Bracco e l´assessore al Lavoro Mascaretti. Un dono, quello del presidente Nasheed, che permetterà di sviluppare le ricerche della Bicocca sulla biodiversità dei coralli (autentico patrimonio delle Maldive), sullo sbiancamento dei coralli come indicatore dei cambiamenti climatici e su come le attività dell´uomo e gli eventi naturali possono avere influenza sulla flora dei fondali marini. Al seguito del presidente maldiviano ci sono ventidue tra ministri e uomini di governo, arrivati a Milano con il duplice obiettivo di incontrare imprenditori che investano turisticamente alle Maldive e rendere operativo l´accordo con l´università Bicocca. Grazie all´aiuto dell´ateneo milanese l´attuale High School dell´arcipelago verrà poi trasformata in una vera e propria università, la prima della piccola repubblica asiatica. L´intesa fa parte del progetto di collaborazione per l´Expo 2015, siglato proprio ieri mattina fra il presidente maldiviano (che l´anno scorso aveva votato a favore di Milano contro Smirne) e la Moratti a Palazzo Marino. (Da Repubblica)

Fra spiritualità e scelte concrete la sfida del turismo «verde»

I l turismo è «uno dei vettori degli attuali cambiamenti climatici, in quanto contribuisce al processo di riscaldamento della terra». Perciò è necessaria – da parte dei turisti e degli operatori di settore – un’«etica della responsabilità » per contenere e ridurre sempre più l’impatto ambientale del turismo. Così scrivevano il cardinale Renato Martino e l’arcivescovo Agostino Marchetto, presidente e segretario del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti, nel messaggio per la 29ª Giornata mondiale del turismo (27 settembre 2008) che faceva proprio il tema scelto dall’Organizzazione mondiale del turismo, i «cambiamenti climatici».Sono oltre 900 milioni le persone che si recano in viaggio turistico all’estero – ricorda il messaggio vaticano – con un impatto ecologico legato tanto ai mezzi di trasporto (aereo, auto, nave etc.) quanto al funzionamento delle strutture per il soggiorno e l’intrattenimento. Per ridurre tale impatto, il turista può fare scelte concrete – riscoprendo l’andare a piedi, scegliendo strutture recettive a basso impatto ambientale, contenendo peso e volume dei bagagli, smaltendo correttamente i rifiuti, privilegiando i prodotti dell’artigianato locale etc.Queste scelte, suggerisce il messaggio, possono trovare maggiore efficacia e diffusione se radicate in una visione del creato – e della responsabilità umana verso il creato – alimentata dalla Parola e dalla sapienza biblica, capace di generare una spiritualità, una cultura e un’etica del turismo a misura d’uomo e di ambiente. Proprio in materia di riscaldamento globale la Santa Sede ha dato il buon esempio – ricordano Martino e Marchetto – creando una zona boschiva in Ungheria, che ha reso il Vaticano il primo Stato sovrano a «emissioni zero », e installando un impianto fotovoltaico a pannelli solari sopra l’aula Paolo VI. (da Avvenire)

Anche i grandi gruppi iniziano a muoversi. Questo è quello che l’Eni, ad esempio, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno a favore dell’ambiente

mercoledì 11 febbraio 2009

"Premio Polena" a Bjorn Lomborg per «Il clima e il paradosso del safari»

Questa settimana il "Premio Polena" per l'articolo più interessante va a Bjorn Lomborg con «Il clima e il paradosso del safari» pubblicato sul "Sole 24 Ore" di domenica 1 febbraio 2009. Scrive Lomborg (fondatore del Copenhagen Consensus e autore de "L'ambientalista scettico. Non è vero che la terra è in pericolo") che il riscaldamento del pianeta non è contestabile, ma purtroppo l'efficacia delle proposte degli ambientalisti, soprattutto se si considera il rapporto costi/benefici, è molto discutibile.Barack Obama, nel suo libro "I sogni di mio padre", racconta che quando stava in Kenya e voleva andare a un safari, la sorella Auma lo rimproverava di avere un comportamento da colonialista. «Perchè mai - diceva - tutta quella terra dovrebbe essere riservata al turismo quando potrebbe invece essere destinata all'agricoltura», salvando in questo modo molti bambini dalla fame? L'aneddoto di Obama, sostiene Lomborg, trova un corrispettivo nell'attuale preoccupazione per il riscaldamento del pianeta.L'Unione Europea si è infatti impegnata a raggiungere in 12 anni l'ambizioso obiettivo di tagliare le emissioni di Co2 del 20% rispetto ai livelli del 1990, usando le energie rinnovabili. Una misura di questo tipo costerebbe più dell'1% del pil, e se anche tutto il mondo facesse altrettanto, il risultato sarebbe quello di abbassare la temperatura del pianeta di un ventesimo di grado Fahrenheit per la fine del secolo. Il tutto allo strabiliante costo di 10mila miliardi di dollari. Per molti meno soldi potremmo fornire a 2-3 miliardi di persone nel mondo i micronutrienti essenziali evitando forse un milione di morti e rendendo metà della popolazione mondiale più forte nel fisico e nella mente. I modelli economici dicono che il riscaldamento dell'ambiente produrrà di qui alla fine del secolo danni per il 3% del pil. Non è trascurabile ma non è la fine del mondo. Rimane invece il dilemma del safari: perché le nazioni spendono tanto contro i cambiamenti climatici per non ottenere praticamente nulla nell'arco di un secolo, quando spendendo meno soldi si potrebbe fare davvero tanto per il genere umano? (da il riformista)

giovedì 16 ottobre 2008

La Maddalena, arriva la eco-rivoluzione sulla ex base Usa

Dopo 35 anni bisogna ripensare l’isola, i suoi nuovi spazi, progettare una nuova economia, per anni addomesticata e frustrata dalla servitù militare. Dodici studenti dell’Università del Massachussetts sono stati affiancati da 15 studenti del 5° anno di architettura dell’Università di Cagliari nel progetto back to Maddalena, messo insieme da Stefano Boeri, architetto e docente al Politecnico di Milano e quest’anno professore a Boston. Gli studenti hanno lavorato divisi in cinque gruppi, e su diverse angolazioni: la riva, le strutture ricettive, la marineria…entro 100 giorni ad Harvard si comporrà il mosaico per presentare una proposta completa, corredata da studi di fattibilità, a disposizione delle istituzioni locali.«Siamo amici degli americani - disse il governatore Renato Soru all’inizio del mandato - ma vorremmo ospitarli come turisti e non come soldati». Fu il giro di boa e questi ragazzi sono la fine e l’inizio della stessa storia, un anno dopo la partenza tutt’altro che struggente della Emory Land, la nave appoggio dei sottomarini da caccia dotati di armamento nucleare, capaci di sferrare attacchi contro obiettivi lontani tremila chilometri. E poi siluri, mine, missili. Questo ha covato sotto la Maddalena, per 35 anni, dal 2 agosto 1972, quando la Uss Fulton ormeggiò, onorando accordi segreti, rimasti nella sostanza sconosciuti ai cittadini italiani. Altre cose non si sono mai sapute: le gallerie di Santo Stefano, che s’addentrano segrete come caverne, hanno incuriosito gli studenti: munizioni? Armi? Adesso sono arrivate le autorizzazioni per vederci dentro, e si potrà sapere.Gli studenti sono stati in Gallura e in Costa Smeralda per conoscere l’architettura locale e fornire idee armoniche e pratiche. Cosa ci farebbero alla Maddalena? «Mi ci farei la casa», scherza Giame Meloni, infradito alla moda. «Il progresso è solo un mito» per Simon Bussiere, cravatta sfoderata per la foto di fine corso, candidate for the Master in Landscape Architecture (è scritto nel biglietto da visita che diffonde con personalità: aspirante architetto paesaggista): «Bisogna far poco e non certo un campo di golf: non diventi Porto Cervo». «Non lo saremo mai - risponde il sindaco Angelo Comiti, che ha ospitato i ragazzi con entusiasmo e spirito critico - perché questo è un paese vero, di 11 mila abitanti, una comunità e non un via vai di turisti. Avevamo 3 mila soldati, i loro familiari, i loro soldi. Costretti alla monocultura economica, abbiamo accumulato un ritardo infrastrutturale enorme: in questo paradiso sono appena 1036 posti letto per turisti». Partiti i soldati, liberato l’arcipelago da quella servitù, l’amministrazione è imbrigliata dalla Marina militare (Ministero della Difesa), che gravita sul 40% del territorio isolano, «e tutto il demanio marittimo. Per le concessioni dobbiamo trattare col ministero...e poi vogliono usare i depositi nel sottosuolo affrancato dagli americani per stoccare i nuovi sistemi d’armi», lamenta Comiti, che vorrebbe mettere un punto e andare a capo, anche perché il calendario offre l’occasione: se la Maddalena d’ottobre è posto di belle speranze a luglio invece sarà scena per potenti. Il G8 si farà qua, è ormai certo, ieri sull’isola madre si sono visti esponenti del ministero della Difesa, anche se Berlusconi non voleva, perché il G8 all’arcipelago fu deciso dal governo Prodi (per superare l'isola “di guerra” con un appuntamento di “pace”). Preferiva Napoli, il premier, per confezionare uno spot mondiale: tutti sotto il Vesuvio ripulito. Bertolaso era alleato dei sardi per motivi logistici: la Maddalena si presta a un “naturale” filtro di sicurezza. Per l’arcipelago è un evento chiave: arriveranno 320 milioni di euro, andranno trasformati in opere per intercettare turisti “solidi”. «Sono fondi per le aree sottosviluppate - spiega Comiti - e ci giochiamo il futuro». Al posto dell’ex ospedale militare verrà l’Hotel a 5 stelle per i capi di Stato. Dove insiste l’arsenale -150 mila metri quadri di terreno - ci sarà posto per turismo, nautica, cantieristica. Magari qualcosa si concretizzerà dalle osservazioni degli studenti. Intanto, si va avanti spinti dal ponentino: i cantieri hanno assorbito gli operai appiedati dalla dismissione della base, in tutto sono ottocento già al lavoro, divisi in tre turni per tenere i cantieri aperti 24 ore su 24. Operosità che ha sovrastato le voglie propagandiste del premier. (Da L'Unità)

lunedì 6 ottobre 2008

A prevenire il riscaldamento globale si risparmia

L’Europa affacciata sul Mediterraneo potrebbe risentire particolarmente di un clima mutato: le ondate di caldo e i prolungati periodi di siccità potrebbero causare danni al turismo e all’agricoltura, oltre a far aumentare la mortalità nella popolazione anziana e a favorire la comparsa di malattie diffuse da insetti. Lo ripete il rapporto «Impatti dei cambiamenti climatici in Europa», appena pubblicato e preparato congiuntamente dal Centro comune di ricerca della Commissione Europea, dall’Agenzia europea dell’ambiente e dall’Ufficio Europeo dell’Oms. Scopo del rapporto è incoraggiare i governi locali e le stesse istituzioni europee a collaborare per studiare politiche e azioni di adattamento. A supporto, il documento fornisce dati su quanto l’investimento in adattamento possa aiutare l’economia europea. I danni derivanti dal clima che cambia sono stati già ingenti e si stima che azioni di prevenzione potrebbero far risparmiare circa un miliardo di euro all’anno.Anche i cittadini europei pensano che combattere il cambiamento climatico possa avvantaggiare l’economia. Nell’ultimo rilevamento dell’Eurobarometro, il sondaggio che la UE conduce tra i cittadini europei su diversi argomenti di interesse comune, circa 30 mila cittadini dei 27 paesi membri si sono espressi sul clima. La maggior parte degli europei considera il riscaldamento globale uno dei problemi più importanti da affrontare, più del terrorismo o della crisi economica mondiale. Tre persone su cinque credono che i cittadini possano fare qualcosa per contribuire alla lotta al cambiamento climatico e hanno già adottato comportamenti in questa direzione. Il 76% degli intervistati pensa che la parte maggiore debbano farla le istituzioni e le industrie che al momento si stanno muovendo poco per affrontare il problema. (Da L'Unità)

L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni

mercoledì 3 settembre 2008

La conferenza mondiale sul clima

A Ginevra è di scena in questi giorni il summit planetario sulle previsioni meteorologiche. L’obiettivo è quello di coordinare a livello internazionale l’informazione per prevenire le catastrofi. Ecco un articolo tratto dal quotidiano L'Opinione.

E’ evidente che, dato che interagiscono con i sistemi necessari alla vita, la variabilità e i cambiamenti climatici influenzano il benessere delle società contemporanee. L’uomo da sempre osserva la natura per osservare e poi prevedere le condizioni climatiche; nei millenni ha appreso piuttosto con successo in fretta ad approfittare delle condizioni favorevoli e ad affrontare i capricci del cielo. A questo punto la domanda di servizi d’informazione e di previsione meteorologica è cresciuta per effetto dei cambiamenti climatici in atto e della vulnerabilità crescente delle popolazioni, in particolare nelle regioni dove la variabilità è più marcata e dunque più spiccata è anche l’esposizione alle catastrofi di origine naturale.
La durata dello sviluppo economico futuro nonché delle condizioni di vita dipenderà in larga parte dalla nostra attitudine e capacità di gestire i rischi associati ai fenomeni climatici estremi, la cui frequenza, intensità e ampiezza rischiano di aumentare negli anni a venire. I progressi scientifici ottenuti dalla meteorologia e dall’idrologia ci hanno permesso di avere a disposizione gli strumenti più aggiornati e di poter meglio gestire i rischi di origine climatica. I risultati dei forum regionali sulla probabile evoluzione del clima l’hanno ampiamente dimostrato.
I servizi di previsione e d’informazione climatica offrono alle società, ai governi e ai settori socio economici degli strumenti che consentono di delimitare le aree e i periodi potenzialmente a rischio e di adottare misure di prevenzione e anche di pianificare gli interventi diretti in caso di catastrofe. L’informazione meteorologica gioca oramai un ruolo importante nella progettazione, nello sviluppo e nella durata di un largo ventaglio di attività legate ai diversi settori socio economici quali l’agricoltura, l’urbanizzazione, la gestione delle risorse energetiche e idriche, nei trasporti, nel turismo così come nello sfruttamento dei sistemi infrastrutturali. Coniugate con le previsioni, le informazioni sul clima aiutano a gestire i rischi associati alla variabilità climatica consentendo di accrescere il nostro potenziale di adattamento ai cambiamenti climatici stessi.