Sin dalla formazione della Terra, circa 5 miliardi di anni fa, il clima del pianeta è dinamico e ancora adesso non è stabile.
Alcune conseguenze di questa variabilità sono le fluttuazioni periodiche nella temperatura e nelle modalità di precipitazione. Oltretutto, l’aumento della concentrazione dei gas serra sta causando un aumento della temperatura globale. Come si può immaginare le zone maggiormente colpite da questo fenomeno sono le aree urbane, sia a causa dei cambiamenti che si sono verificati nelle coperture dei terreni sia per il consumo di energia che avviene nelle aree densamente sviluppate. Le cause dell’aumento generale delle temperature non sono date solo da fenomeni naturali: questi cambiamenti sono causati soprattutto dalle attività umane.
L’innalzamento della temperatura ha però anche importanti effetti a livello meteorologico. Aumentandola temperatura aumenta, di conseguenza, anche l’evaporazione perciò l’inasprimento dell’effetto serra porterà ad una crescita delle precipitazioni e ad una maggiore frequenza delle tempeste di forte intensità. Inoltre, in varie regioni delle zone tropicali ci saranno siccità più frequenti date dal maggior calore che porta a una riduzione dell’umidità. Bisogna però anche soffermarsi sulle condizioni climatiche europee future. Si pensa che lo scioglimento dei ghiacci artici, provocato dal riscaldamento globale, provocherà un potenziamento delle correnti oceaniche provenienti dall’Artico. Queste causeranno la deviazione della Corrente del Golfo del Messico che si protrae fino alle coste dell’Europa Occidentale contribuendo a mitigare le temperature del nostro continente. La mancanza di questo riscaldamento potrebbe portare l’Europa nel nord verso un raffreddamento.
In ogni caso si è scoperto che, mentre la maggior parte della terra si sta riscaldando, le regioni che sono sottoposte alla ricaduta delle emissioni di biossido di zolfo si stanno in genere raffreddando. Le nuvole di solfati atmosferici prodotti dalle emissioni industriali raffreddano l’atmosfera perché riflettono la luce solare verso lo spazio ed attenuano l’effetto dell’incremento della concentrazione dei gas serra; comunque i solfati hanno una permanenza atmosferica molto bassa e la loro presenza varia nelle diverse zone della Terra.
venerdì 13 luglio 2012
giovedì 5 luglio 2012
Per gli americani il clima non è piu' una priorità
I cambiamenti climatici non sono piu' al primo posto delle questioni ambientali da affrontare a livello globale per gli americani.
è quanto riporta il Corriere della Sera:
"Solo il 18% li considera il problema piu' grave, mentre il 29% ha scelto l'inquinamento dell'aria e dei corsi d'acqua. Un dato sorprendente se si considera che nel luglio 2008 le conseguenze del riscaldamento globale erano viste come la sfida piu' grande dal 25% del campione intervistato, dal 33% nel 2007. Il sondaggio e' stato condotto dal 13 al 21 giugno da Washington Post-Stanford University, qualche giorno prima del caldo record che ha dapprima dato vita a una tempesta di fulmini e poi causato un blackout che ha lasciato senza elettricita' milioni di persone. Secondo il Washington Post, la causa principale del ridimensionamento della priorita' data dagli americani alla questione climatica sarebbe il basso profilo tenuto da Barack Obama in vista delle elezioni presidenziali di novembre."
è quanto riporta il Corriere della Sera:
"Solo il 18% li considera il problema piu' grave, mentre il 29% ha scelto l'inquinamento dell'aria e dei corsi d'acqua. Un dato sorprendente se si considera che nel luglio 2008 le conseguenze del riscaldamento globale erano viste come la sfida piu' grande dal 25% del campione intervistato, dal 33% nel 2007. Il sondaggio e' stato condotto dal 13 al 21 giugno da Washington Post-Stanford University, qualche giorno prima del caldo record che ha dapprima dato vita a una tempesta di fulmini e poi causato un blackout che ha lasciato senza elettricita' milioni di persone. Secondo il Washington Post, la causa principale del ridimensionamento della priorita' data dagli americani alla questione climatica sarebbe il basso profilo tenuto da Barack Obama in vista delle elezioni presidenziali di novembre."
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giovedì 14 giugno 2012
Terremoti e stoccaggi di gas
Ma è mai possibile che ogni volta che c'è un fenomeno naturale tutti inizino a raccontarsi le più assurde ipotesi per trovare un "colpevole"?
Va bene l'attenzione a non danneggiare il Pianeta, ma a volte l'egocentrismo umano è davvero troppo: l'uomo non è la causa di tutto...la Natura è più grande di noi e a volte le nostre azioni non c'entrano un bel niente.
Le dettagliate ed approfondite ricerche di Agip-Eni realizzate per la ricerca degli idrocarburi, sviluppate dal dopoguerra in poi, hanno rivoluzionato le conoscenze relative agli assetti strutturali dell’intera Pianura Padana e ai suoi rapporti con la Catena Appenninica.
Le “Pieghe Ferraresi” sono costituite dalle strutture plicative e fagliate (faglie inverse) piuttosto complesse: sono queste le strutture sismogenetiche interessate dalla attuale sequenza sismica. Esse possono essere caratterizzate da una attività sismica di bassa e media intensità, quindi con magnitudo tipicamente fino a 6.0 (sebbene non si è in grado di escludere categoricamente terremoti di magnitudo maggiore).
Amplia letteratura INGV è già disponibile su web oltre ai report tecnici preparati per i progetti operativi sui giacimenti e stoccaggi in zona da anni, portati avanti principalmente dalla Unità Funzionale “Geochimica dei Fluidi, Stoccaggio geologico e geotermia” (Fedora Quattrocchi) e studi di quel gruppo sono in corso in queste ore di emergenza sismica, per verificare che in una zona così densa di gas naturale nel sottosuolo, sia in giacimenti che in stoccaggi, non vi siano fughe di gas negli acquiferi superficiali e nei suoli: i primi riscontri stanno appurando che effettivamente pericoli non ve ne sono, come atteso.
In particolare si cercano evidenze superficiali, riferite a fenomeni di “neotettonica”, rilevabili con metodi strutturali e geochimici, quali faglie o zone di disgiunzione o frattura entro coperture sovrastanti le anticlinali sepolte di Mirandola e della Dorsale Ferrarese.
Tutto ciò fu ben dettagliato nel passato da me medesimo negli anni scorsi, anche in incontri pubblici a Mirandola, nell’ambito del possibile approfondimento di studi che poteva portare o meno ad ulteriore sito di stoccaggio gas naturale in Pianura Padana che è la zona migliore in Italia per questo tipo di infrastrutture strategiche: si tenga presente infatti che tutto il bacino padano è caratterizzato depositi di copertura impermeabile con spessori di 4-5 km nel margine settentrionale, per arrivare fino a 12 km, con annessa presenza sottostante di serbatoi di idrocarburi, spesso utilizzati adesso come stoccaggi di gas naturale per le riserve strategiche e la modularità stagionale per la rete gas di Snam.
Tali giacimenti si sono conservati bene in profondità, nonostante le centinaia di sequenze sismiche che, durante gli ultimi periodi geologici, hanno subito: sequenze sismiche del tipo della sequenza sismica odierna che ha interessato la struttura sismogenetica nel ferrarese.
Non si hanno ad oggi notizie di variazioni/incidenti ai siti di stoccaggio gas della Stogit nella regione in queste prime ore di sequenza sismica.
Si fa altresì presente che la struttura sismogenetica che si sta muovendo NON ospita uno stoccaggio di gas naturale al momento e quindi nessuno potrà dire che “sono i siti di stoccaggio gas a creare i terremoti di magnitudo moderata, come quelli di questi giorni. Sempre servono studi specifici sismologici, geochimici e geomeccanici caso per caso, stoccaggio per stoccaggio.
Paradossalmente questa sequenza sismica ci da l’opportunità di posizionare, con estremo dettaglio, la sorgente sismogenetica, già nota in letteratura INGV, per meglio capirne le interazioni o anche la mancanza di interazioni con i giacimenti di gas naturale/stoccaggi, ben più superficiali della profondità sismogenetica odierna (2 km invece dei 6-20 della posizione dei terremoti attuali).
Considerando che i tempi di ricorrenza di terremoti forti su queste sorgenti sismogenetiche sono circa ogni 300-400 anni si può dire che la sorgente sismogenetica che si sta muovendo in queste ore sarà quella che con minore probabilità si muoverà nei prossimi decenni: questo se si segue alla lettera la teoria dell’ “elastic rebound” della sismologia classica. Bisogna sempre tener presente però che le faglie tra loro adiacenti interagiscono tra di loro e che il sottosuolo non segue regole “matematiche” regolari nella ricorrenza degli eventi sismici lungo la stessa struttura sismogenetica.
Altre scosse nei prossimi giorni ci delineeranno ancora meglio il piano di scorrimento di questo caso specifico e gli inneschi di sismicità possibili lungo faglie adiacenti, traverse e “blind” (cieche).
L’approccio multidisciplinare nei prossimi giorni, mesi, anni è assolutamente necessario da affiancare alle mappe probabilistiche di pericolosità ormai già ben sviluppate. Tale approccio è del resto quello portato avanti a INGV dalla Unità Funzionale “Geochimica dei Fluidi, Stoccaggio Geologico e geotermia” della Sezione Sismologia e Tettonofisica di INGV (resp. Fedora Quattrocchi)."
Va bene l'attenzione a non danneggiare il Pianeta, ma a volte l'egocentrismo umano è davvero troppo: l'uomo non è la causa di tutto...la Natura è più grande di noi e a volte le nostre azioni non c'entrano un bel niente.
| Enzo Boschi, ordinario di Sismologia all’università di Bologna |
L'ultimo esempio sono quelli che danno la colpa del terremoto agli stoccaggi di gas.
Riporto come testimonianza l'articolo di Enzo Boschi (università di Bologna) uscito su Quotidiano energia del 21 maggio:
"La sequenza sismica iniziata in queste ore-giorni è destinata a durare qualche tempo (giorni, ma forse anche mesi) ed è situata in piena pianura emiliana ad una profondità ipocentrale tra 6 e più chilometri.
Nel suo complesso tale pianura si configura come un bacino sedimentario originariamente marino, (sviluppato da diversi milioni di anni), esteso a larga parte delle aree appenninica ed alpina, tra i fronti di due opposti accavallamenti: le falde accavallate sud-vergenti delle Alpi Meridionali e quelle nord-vergenti esistenti nell’Appennino Settentrionale.
Il sottosuolo è quindi interessato da deformazioni sepolte riferibili principalmente, come evoluzione, al Pliocene Superiore e Quaternario (fino ai tempi recenti).Le dettagliate ed approfondite ricerche di Agip-Eni realizzate per la ricerca degli idrocarburi, sviluppate dal dopoguerra in poi, hanno rivoluzionato le conoscenze relative agli assetti strutturali dell’intera Pianura Padana e ai suoi rapporti con la Catena Appenninica.
Le “Pieghe Ferraresi” sono costituite dalle strutture plicative e fagliate (faglie inverse) piuttosto complesse: sono queste le strutture sismogenetiche interessate dalla attuale sequenza sismica. Esse possono essere caratterizzate da una attività sismica di bassa e media intensità, quindi con magnitudo tipicamente fino a 6.0 (sebbene non si è in grado di escludere categoricamente terremoti di magnitudo maggiore).
Amplia letteratura INGV è già disponibile su web oltre ai report tecnici preparati per i progetti operativi sui giacimenti e stoccaggi in zona da anni, portati avanti principalmente dalla Unità Funzionale “Geochimica dei Fluidi, Stoccaggio geologico e geotermia” (Fedora Quattrocchi) e studi di quel gruppo sono in corso in queste ore di emergenza sismica, per verificare che in una zona così densa di gas naturale nel sottosuolo, sia in giacimenti che in stoccaggi, non vi siano fughe di gas negli acquiferi superficiali e nei suoli: i primi riscontri stanno appurando che effettivamente pericoli non ve ne sono, come atteso.
In particolare si cercano evidenze superficiali, riferite a fenomeni di “neotettonica”, rilevabili con metodi strutturali e geochimici, quali faglie o zone di disgiunzione o frattura entro coperture sovrastanti le anticlinali sepolte di Mirandola e della Dorsale Ferrarese.
Tutto ciò fu ben dettagliato nel passato da me medesimo negli anni scorsi, anche in incontri pubblici a Mirandola, nell’ambito del possibile approfondimento di studi che poteva portare o meno ad ulteriore sito di stoccaggio gas naturale in Pianura Padana che è la zona migliore in Italia per questo tipo di infrastrutture strategiche: si tenga presente infatti che tutto il bacino padano è caratterizzato depositi di copertura impermeabile con spessori di 4-5 km nel margine settentrionale, per arrivare fino a 12 km, con annessa presenza sottostante di serbatoi di idrocarburi, spesso utilizzati adesso come stoccaggi di gas naturale per le riserve strategiche e la modularità stagionale per la rete gas di Snam.
Tali giacimenti si sono conservati bene in profondità, nonostante le centinaia di sequenze sismiche che, durante gli ultimi periodi geologici, hanno subito: sequenze sismiche del tipo della sequenza sismica odierna che ha interessato la struttura sismogenetica nel ferrarese.
Non si hanno ad oggi notizie di variazioni/incidenti ai siti di stoccaggio gas della Stogit nella regione in queste prime ore di sequenza sismica.
Si fa altresì presente che la struttura sismogenetica che si sta muovendo NON ospita uno stoccaggio di gas naturale al momento e quindi nessuno potrà dire che “sono i siti di stoccaggio gas a creare i terremoti di magnitudo moderata, come quelli di questi giorni. Sempre servono studi specifici sismologici, geochimici e geomeccanici caso per caso, stoccaggio per stoccaggio.
Paradossalmente questa sequenza sismica ci da l’opportunità di posizionare, con estremo dettaglio, la sorgente sismogenetica, già nota in letteratura INGV, per meglio capirne le interazioni o anche la mancanza di interazioni con i giacimenti di gas naturale/stoccaggi, ben più superficiali della profondità sismogenetica odierna (2 km invece dei 6-20 della posizione dei terremoti attuali).
Considerando che i tempi di ricorrenza di terremoti forti su queste sorgenti sismogenetiche sono circa ogni 300-400 anni si può dire che la sorgente sismogenetica che si sta muovendo in queste ore sarà quella che con minore probabilità si muoverà nei prossimi decenni: questo se si segue alla lettera la teoria dell’ “elastic rebound” della sismologia classica. Bisogna sempre tener presente però che le faglie tra loro adiacenti interagiscono tra di loro e che il sottosuolo non segue regole “matematiche” regolari nella ricorrenza degli eventi sismici lungo la stessa struttura sismogenetica.
Altre scosse nei prossimi giorni ci delineeranno ancora meglio il piano di scorrimento di questo caso specifico e gli inneschi di sismicità possibili lungo faglie adiacenti, traverse e “blind” (cieche).
L’approccio multidisciplinare nei prossimi giorni, mesi, anni è assolutamente necessario da affiancare alle mappe probabilistiche di pericolosità ormai già ben sviluppate. Tale approccio è del resto quello portato avanti a INGV dalla Unità Funzionale “Geochimica dei Fluidi, Stoccaggio Geologico e geotermia” della Sezione Sismologia e Tettonofisica di INGV (resp. Fedora Quattrocchi)."
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mercoledì 13 giugno 2012
Cambiamenti climatici e incendi
Il clima si fa sempre più rovente in Occidente, nelle acque e sulla terraferma. I cambiamenti climatici causano e continueranno a causare un incremento degli incendi, in special modo negli Stati Uniti occidentali ed in gran parte dell’Europa. Lo rivela un recente studio della University of California (Berkeley) pubblicato su Ecosphere.
Nei prossimi trent’anni i cambiamenti climatici muteranno completamente la frequenza e la concentrazione degli incendi boschivi. Alcune aree, come anticipato Stati Uniti occidentali ed Europa, subiranno un incremento degli incendi, mentre altre, come le regioni equatoriali, gioveranno delle precipitazioni più abbondanti e vedranno una diminuzione dei fenomeni.
I ricercatori hanno utilizzato 16 diversi modelli di previsione dei cambiamenti climatici combinati ai dati satellitari disponibili, ottenendo una proiezione dettagliata dell’impatto del riscaldamento globale sugli incendi boschivi. Se nelle foreste pluviali tropicali gli incendi diminuiranno grazie alle piogge più frequenti, in Europa il clima si farà sempre più rovente e potremo rendercene conto molto presto perché si tratta di sconvolgimenti sorprendentemente repentini.
L’aumento degli incendi avrà conseguenze devastanti sia per le attività umane che per la flora e la fauna, già provate dalla perdita di habitat negli ultimi anni. Si assisterà ad un’ulteriore perdita di biodiversità… e di ricchezza. Il fuoco devastando le aree boschive priverà dei mezzi di sussistenza diverse comunità rurali. Max Moritz, prima firma dell’analisi, spiega che bisognerebbe includere gli incendi nelle valutazioni dei rischi ambientali generati dai cambiamenti climatici ed iniziare a prepararsi per rispondere adeguatamente all’incremento dei fenomeni:
Queste proiezioni sono un’ulteriore spinta all’adozione di strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici. Pensate che solo nel Sud-Est asiatico, ci sono milioni di persone che dipendono dagli ecosistemi forestali per la loro sussistenza. Bisogna sforzarsi di preservare i beni ed i servizi che ci vengono offerti dagli ecosistemi integri prima di farci terra bruciata intorno.
(da ecoblog.it)
Nei prossimi trent’anni i cambiamenti climatici muteranno completamente la frequenza e la concentrazione degli incendi boschivi. Alcune aree, come anticipato Stati Uniti occidentali ed Europa, subiranno un incremento degli incendi, mentre altre, come le regioni equatoriali, gioveranno delle precipitazioni più abbondanti e vedranno una diminuzione dei fenomeni.
I ricercatori hanno utilizzato 16 diversi modelli di previsione dei cambiamenti climatici combinati ai dati satellitari disponibili, ottenendo una proiezione dettagliata dell’impatto del riscaldamento globale sugli incendi boschivi. Se nelle foreste pluviali tropicali gli incendi diminuiranno grazie alle piogge più frequenti, in Europa il clima si farà sempre più rovente e potremo rendercene conto molto presto perché si tratta di sconvolgimenti sorprendentemente repentini.
L’aumento degli incendi avrà conseguenze devastanti sia per le attività umane che per la flora e la fauna, già provate dalla perdita di habitat negli ultimi anni. Si assisterà ad un’ulteriore perdita di biodiversità… e di ricchezza. Il fuoco devastando le aree boschive priverà dei mezzi di sussistenza diverse comunità rurali. Max Moritz, prima firma dell’analisi, spiega che bisognerebbe includere gli incendi nelle valutazioni dei rischi ambientali generati dai cambiamenti climatici ed iniziare a prepararsi per rispondere adeguatamente all’incremento dei fenomeni:
Queste proiezioni sono un’ulteriore spinta all’adozione di strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici. Pensate che solo nel Sud-Est asiatico, ci sono milioni di persone che dipendono dagli ecosistemi forestali per la loro sussistenza. Bisogna sforzarsi di preservare i beni ed i servizi che ci vengono offerti dagli ecosistemi integri prima di farci terra bruciata intorno.
(da ecoblog.it)
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