venerdì 14 settembre 2012

Il sole non c'entra con il riscaldamento globale

La radiazione solare non e' la causa principale del recente riscaldamento globale. A mostrarlo specificatamente con prove non empiriche e' uno studio di Antonello Pasini e Alessandro Attanasio dell'Istituto sull'inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Iia-Cnr), realizzato in collaborazione con Umberto Triacca dell'Universita' di L'Aquila e pubblicato su Environmental Research Letters. "Il Sole e la sua radiazione sono sempre stati considerati come cause fondamentali dei cambiamenti climatici, sia per gli influssi esercitati in passato sui periodi glaciali e interglaciali, sia per le variazioni di natura secolare o decennale", ha spiegato Pasini.
  "Recentemente, tuttavia, alcune ricerche, utilizzando semplici correlazioni e metodi grafici, hanno fornito - ha aggiunto - un'evidenza empirica di trend opposti per temperature e quantita' di radiazione solare relativamente agli ultimi decenni. Da questi studi empirici non si potevano, pero', trarre conclusioni certe su eventuali cambiamenti nella relazione causa-effetto tra Sole e temperature globali".
  Utilizzando un modello causale precedentemente sviluppato da Clive Granger, premio Nobel per l'Economia nel 2003, i ricercatori sono arrivati a scoprire come sia cambiato nel tempo il ruolo della radiazione solare. "I nostri risultati mostrano come la causa solare dei cambiamenti del clima sia stata fondamentale fino agli anni '50 del secolo scorso - ha proseguito Pasini - perdendo poi progressivamente importanza dagli anni '60, fino a che la significativita' del legame causa-effetto tra Sole e temperature globali e' scomparsa quasi completamente a partire dagli anni '70". Ma lo studio esamina anche il ruolo della influenza antropica. "Abbiamo constatato che il rapporto causale tra gas serra e temperature e' sempre stato forte a partire dagli anni a 40 e si e' andato intensificando negli ultimi decenni", ha detto il ricercatore.
  "In sostanza nei decenni recenti, mentre e' andata indebolendosi la causa solare, che pure esiste ed e' forte, quella antropica risulta di gran lunga piu' determinante. Le emissioni di gas serra ed altre influenze antropiche sarebbero oggi cosi' forti da 'oscurare' la causa solare", ha concluso.
(AGI)

lunedì 3 settembre 2012

La polvere di carbone incide poco sul riscaldamento globale

Il particolato carbonioso potrebbe non avere il peso che finora i modelli climatici gli attribuivano nel riscaldamento globale. A dirlo, una ricerca condotta dalla University of California di Davis pubblicata su 'Science'. Gli scienziati hanno effettuato misure dirette delle particelle di carbone nero nell'atmosfera, confrontando i loro effetti, rispetto agli altri inquinanti, sul riscaldamento globale. Finora in questo contesto il particolato carbonioso era ritenuto molto dannoso, secondo solo all'anidride carbonica. Il particolato assorbe la radiazione solare e quindi riscalda direttamente l'atmosfera. In piu', puo' anche influenzare il clima attraverso un effetto intermedio su nuvole e ghiacci. Quando il particolato entra in atmosfera si combina con altre sostanze, formando particelle composite che assorbono e riflettono la radiazione in modi diversi rispetto ai singoli componenti. I modelli, di solito, analizzavano gli effetti sul riscaldamento del clima di queste particelle composite, prevedendo che potessero assorbire il doppio di calore rispetto a quanto facesse il particolato da solo. Ora gli scienziati hanno effettuato misure dirette dell'assorbimento della radiazione solare da parte di queste particelle composite in due regioni della California. I risultati indicano che l'assorbimento e' rinforzato solo di una piccola quantita', molto inferiore rispetto a quella prevista dai modelli. Dunque, questi potrebbero aver sovrastimato il riscaldamento indotto dalle emissioni del carbonio nero e potrebbe essere necessario ridefinire i vari parametri considerati, in modo da arrivare a una stima piu' precisa del contributo delle emissioni del carbonio nero al riscaldamento globale di origini umana. (AGI) .

venerdì 13 luglio 2012

Il variare del clima

Sin dalla formazione della Terra, circa 5 miliardi di anni fa, il clima del pianeta è dinamico e ancora adesso non è stabile.
Alcune conseguenze di questa variabilità sono le fluttuazioni periodiche nella temperatura e nelle modalità di precipitazione. Oltretutto, l’aumento della concentrazione dei gas serra sta causando un aumento della temperatura globale. Come si può immaginare le zone maggiormente colpite da questo fenomeno sono le aree urbane, sia a causa dei cambiamenti che si sono verificati nelle coperture dei terreni sia per il consumo di energia che avviene nelle aree densamente sviluppate. Le cause dell’aumento generale delle temperature non sono date solo da fenomeni naturali: questi cambiamenti sono causati soprattutto dalle attività umane.
L’innalzamento della temperatura ha però anche importanti effetti a livello meteorologico. Aumentandola temperatura aumenta, di conseguenza, anche l’evaporazione perciò l’inasprimento dell’effetto serra porterà ad una crescita delle precipitazioni e ad una maggiore frequenza delle tempeste di forte intensità. Inoltre, in varie regioni delle zone tropicali ci saranno siccità più frequenti date dal maggior calore che porta a una riduzione dell’umidità. Bisogna però anche soffermarsi sulle condizioni climatiche europee future. Si pensa che lo scioglimento dei ghiacci artici, provocato dal riscaldamento globale, provocherà un potenziamento delle correnti oceaniche provenienti dall’Artico. Queste causeranno la deviazione della Corrente del Golfo del Messico che si protrae fino alle coste dell’Europa Occidentale contribuendo a mitigare le temperature del nostro continente. La mancanza di questo riscaldamento potrebbe portare l’Europa nel nord verso un raffreddamento.
In ogni caso si è scoperto che, mentre la maggior parte della terra si sta riscaldando, le regioni che sono sottoposte alla ricaduta delle emissioni di biossido di zolfo si stanno in genere raffreddando. Le nuvole di solfati atmosferici prodotti dalle emissioni industriali raffreddano l’atmosfera  perché riflettono la luce solare verso lo spazio ed attenuano l’effetto dell’incremento della concentrazione dei gas serra; comunque i solfati hanno una permanenza atmosferica molto bassa e la loro presenza varia nelle diverse zone della Terra.

giovedì 5 luglio 2012

Per gli americani il clima non è piu' una priorità

I cambiamenti climatici non sono piu' al primo posto delle questioni ambientali da affrontare a livello globale per gli americani.
è quanto riporta il Corriere della Sera:
"Solo il 18% li considera il problema piu' grave, mentre il 29% ha scelto l'inquinamento dell'aria e dei corsi d'acqua. Un dato sorprendente se si considera che nel luglio 2008 le conseguenze del riscaldamento globale erano viste come la sfida piu' grande dal 25% del campione intervistato, dal 33% nel 2007. Il sondaggio e' stato condotto dal 13 al 21 giugno da Washington Post-Stanford University, qualche giorno prima del caldo record che ha dapprima dato vita a una tempesta di fulmini e poi causato un blackout che ha lasciato senza elettricita' milioni di persone. Secondo il Washington Post, la causa principale del ridimensionamento della priorita' data dagli americani alla questione climatica sarebbe il basso profilo tenuto da Barack Obama in vista delle elezioni presidenziali di novembre."