Paolo Scaroni, nel corso di una conference call sui conti del primo semestre, ha ribadito che sull'eventuale cessione di Snam Rete Gas l'Eni ''non ha fretta''.
Tuttavia, ha aggiunto, ''stiamo lavorando su questo progetto e ci aspettiamo di arrivare nei prossimi mesi con qualche idea''. Scaroni ha comunque ricordato che la normativa italiana consente ad Eni di mantenere la controllata che, oltretutto, ''performa bene''.
("Paolo Scaroni: nessuna fretta su Snam", dal blog di Fabio Barnetta)
venerdì 29 luglio 2011
giovedì 21 luglio 2011
Civetta delle nevi spia dei cambiamenti climatici nell’Artico
Cambiamenti climatici registrati dalla civetta delle nevi, rapace spia, più di qualunque altro, dei mutamenti che avvengono in Alaska, territorio in cui le variazioni si verificano ad una velocità superiore a quella di molte altre aree del mondo.
Denver Holt, a capo dell’Owl Research Institute, studia gli esemplari della specie da oltre diciannove anni. Ogni estate da vent’anni si reca infatti a Barrow, in Alaska, per analizzare la relazione tra i lemming della tundra e le civette che li predano.
Possedere ben venti anni di dati, raccolti con precisione ed oculatezza, sul trend demografico di una specie, è estremamente importante, in tal caso è determinante proprio perché si tratta della civetta delle nevi. Questo uccello, infatti, essendo diffuso in tutta la regione artica, potrebbe fornire delle spiegazioni piuttosto attendibili sui cambiamenti climatici in atto nella vasta area.
Se la popolazione di lemming, roditori di cui si ciba il rapace, gode di condizioni ottimali, anche gli ededroni (anatre marine), le gru, le volpi artiche e le donnole se la caveranno egregiamente. Al contrario, quando i mutamenti climatici vanno ad influire sulla conservazione degli habitat artici e dunque sui lemming, le civette delle nevi, che basano ben il 90% della loro dieta proprio su queste prede, ne saranno sicuramente testimoni.
Gli studi compiuti nel corso degli anni dall’Owl Research Institute hanno permesso di scoprire come la nidificazione della civetta fluttuasse seguendo i ritmi demografici dei lemming. Il rapace si muove ad alte latitudini, spaziando da Barrow alla Russia, dall’Alaska al Canada. Queste migrazioni così estese nel perimetro sottolineano la necessità di preservare l’habitat artico compiendo uno sforzo sul fronte internazionale per garantire la conservazione della specie.
Nel biennio 2005-2006 le civette delle nevi hanno sconfinato a latitudini più basse, nel Montana settentrionale, cibandosi prettamente di arvicole. L’inusuale deviazione dal solito percorso ha sottolineato l’esigenza, per questi volatili, di usufruire di spazi aperti oltre l’Artico atti a soddisfare le loro tendenze nomadi.
(da Ecologiae)
Denver Holt, a capo dell’Owl Research Institute, studia gli esemplari della specie da oltre diciannove anni. Ogni estate da vent’anni si reca infatti a Barrow, in Alaska, per analizzare la relazione tra i lemming della tundra e le civette che li predano.
Possedere ben venti anni di dati, raccolti con precisione ed oculatezza, sul trend demografico di una specie, è estremamente importante, in tal caso è determinante proprio perché si tratta della civetta delle nevi. Questo uccello, infatti, essendo diffuso in tutta la regione artica, potrebbe fornire delle spiegazioni piuttosto attendibili sui cambiamenti climatici in atto nella vasta area.
Se la popolazione di lemming, roditori di cui si ciba il rapace, gode di condizioni ottimali, anche gli ededroni (anatre marine), le gru, le volpi artiche e le donnole se la caveranno egregiamente. Al contrario, quando i mutamenti climatici vanno ad influire sulla conservazione degli habitat artici e dunque sui lemming, le civette delle nevi, che basano ben il 90% della loro dieta proprio su queste prede, ne saranno sicuramente testimoni.
Gli studi compiuti nel corso degli anni dall’Owl Research Institute hanno permesso di scoprire come la nidificazione della civetta fluttuasse seguendo i ritmi demografici dei lemming. Il rapace si muove ad alte latitudini, spaziando da Barrow alla Russia, dall’Alaska al Canada. Queste migrazioni così estese nel perimetro sottolineano la necessità di preservare l’habitat artico compiendo uno sforzo sul fronte internazionale per garantire la conservazione della specie.
Nel biennio 2005-2006 le civette delle nevi hanno sconfinato a latitudini più basse, nel Montana settentrionale, cibandosi prettamente di arvicole. L’inusuale deviazione dal solito percorso ha sottolineato l’esigenza, per questi volatili, di usufruire di spazi aperti oltre l’Artico atti a soddisfare le loro tendenze nomadi.
(da Ecologiae)
venerdì 10 giugno 2011
I vincitori dell'Eni Award 2011 a Torino
Si conclude oggi a Torino al Castello del Valentino (Politecnico – Viale Mattioli, 39) alle ore 11 il ciclo di incontri organizzati in occasione degli Eni Award, il premio istituito dalla società guidata da Paolo Scaroni per sviluppare idee innovative per un migliore utilizzo delle fonti energetiche, per promuovere la ricerca sull'ambiente e per valorizzare le nuove generazioni di ricercatori.
Dopo le lectio magistralis tenute dai vincitori delle varie sezioni del premio a Roma, Catania e Urbino, Gabor A. Somorjai e Martin Landrø, premio ex aequo Nuove frontiere degli idrocarburi, insieme a Gregory Stephanopoulos, premio Energie rinnovabili e non convenzionali, Jean-Marie Tarascon, premio Protezione dell'ambiente, e i due vincitori del premi Debutto nella ricerca, Simone Gamba e Fabrizio Frontalini, partecipano a un talk show per raccontare le loro ricerche.
All'evento, moderato da Gabriele Beccaria, responsabile di Tuttoscienze, La Stampa, partecipano anche Ezio Pelizzetti, rettore dell'Università degli studi di Torino e Francesco Profumo, rettore del Politecnico di Torino. L'incontro è l'occasione per presentare alla platea, composta anche da studenti delle scuole primarie e del mondo universitario, le ricerche che hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento.
I premiati stimolati dalle domande, sono chiamati a raccontare le loro ricerche e la loro applicazione nella vita quotidiana, per contribuire significativamente a migliorare le modalità di consumo dell'energia.
Somorjai spiega la sua ricerca sulla messa a punto di nuovi catalizzatori utilizzati nei processi di cracking petrolifero, tecnologia chiave per garantire la resa e la qualità dei carburanti, mentre Landrø racconta in cosa consiste lo sviluppo e l'applicazione dell'analisi sismica 4D, che consente di determinare le modifiche cui sono soggetti nel tempo i giacimenti di petrolio e gas e di gestirne lo sviluppo produttivo in modo da incrementare significativamente il fattore di recupero degli idrocarburi.
Gregory Stephanopoulos parla della sua ricerca orientata alla produzione di biocarburanti di seconda generazione, non in competizione con il settore alimentare e Jean Marie Tarascon commenta le sue ricerche volte a sviluppare batterie ad alte prestazioni e di costo contenuto per la diffusione di veicoli elettrici nel settore della mobilità.
Gli "under 30" Simone Gamba e Fabrizio Frontalini, che parlano dei loro studi sull'interpretazione e modellazione del processo di hydrocracking degli idrocarburi e sulla ricerca della specie marina benthic foraminifera, come bio-indicatore di tracce contaminanti in ambiente marino.
Dopo le lectio magistralis tenute dai vincitori delle varie sezioni del premio a Roma, Catania e Urbino, Gabor A. Somorjai e Martin Landrø, premio ex aequo Nuove frontiere degli idrocarburi, insieme a Gregory Stephanopoulos, premio Energie rinnovabili e non convenzionali, Jean-Marie Tarascon, premio Protezione dell'ambiente, e i due vincitori del premi Debutto nella ricerca, Simone Gamba e Fabrizio Frontalini, partecipano a un talk show per raccontare le loro ricerche.
All'evento, moderato da Gabriele Beccaria, responsabile di Tuttoscienze, La Stampa, partecipano anche Ezio Pelizzetti, rettore dell'Università degli studi di Torino e Francesco Profumo, rettore del Politecnico di Torino. L'incontro è l'occasione per presentare alla platea, composta anche da studenti delle scuole primarie e del mondo universitario, le ricerche che hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento.
I premiati stimolati dalle domande, sono chiamati a raccontare le loro ricerche e la loro applicazione nella vita quotidiana, per contribuire significativamente a migliorare le modalità di consumo dell'energia.
Somorjai spiega la sua ricerca sulla messa a punto di nuovi catalizzatori utilizzati nei processi di cracking petrolifero, tecnologia chiave per garantire la resa e la qualità dei carburanti, mentre Landrø racconta in cosa consiste lo sviluppo e l'applicazione dell'analisi sismica 4D, che consente di determinare le modifiche cui sono soggetti nel tempo i giacimenti di petrolio e gas e di gestirne lo sviluppo produttivo in modo da incrementare significativamente il fattore di recupero degli idrocarburi.
Gregory Stephanopoulos parla della sua ricerca orientata alla produzione di biocarburanti di seconda generazione, non in competizione con il settore alimentare e Jean Marie Tarascon commenta le sue ricerche volte a sviluppare batterie ad alte prestazioni e di costo contenuto per la diffusione di veicoli elettrici nel settore della mobilità.
Gli "under 30" Simone Gamba e Fabrizio Frontalini, che parlano dei loro studi sull'interpretazione e modellazione del processo di hydrocracking degli idrocarburi e sulla ricerca della specie marina benthic foraminifera, come bio-indicatore di tracce contaminanti in ambiente marino.
L'evento può essere seguito anche in live streaming sulla pagina http://eni.iwebcasting.it/eniaward2011
mercoledì 8 giugno 2011
Giuseppe Recchi e Paolo Scaroni premiano la ricerca sull'ambiente
Giuseppe Recchi, il presidente di Eni, e l'Amministratore Delegato Paolo Scaroni hanno assegnato gli Eni Award 2011 alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Il premio eni award è stato ufficialmente istituito nel luglio 2007 per sviluppare idee innovative per un migliore utilizzo delle fonti energetiche, per promuovere la ricerca sull'ambiente e per valorizzare le nuove generazioni di ricercatori.
Qui il video della premiazione:
Il premio eni award è stato ufficialmente istituito nel luglio 2007 per sviluppare idee innovative per un migliore utilizzo delle fonti energetiche, per promuovere la ricerca sull'ambiente e per valorizzare le nuove generazioni di ricercatori.
Qui il video della premiazione:
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